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Prezzi hard disk, Hitachi pessimista: produzione in alto mare

Acquistare un hard disk oggi è veramente da pazzi, salvo specifiche necessità. Prezzi troppo alti rispetto a quelli precedenti all’ormai nota alluvione in Thailandia. Un fatto imprevedibile, increscioso, e che sebbene siano passati tanti mesi ha tuttora un impatto sugli stabilimenti produttivi di hard disk. Questo nonostante i primi segnali di ripresa in alcuni impianti.

Secondo Hitachi però servirà un anno all’industria per riprendersi completamente dalla catastrofe. La filiera produttiva tornerà su livelli di normale attività solo alla fine di quest’anno. Il problema è più complesso di quello che sembra, poiché Seagate, WD o Hitachi dipendono da altre aziende per l’approvvigionamento di alcuni pezzi dei loro prodotti. E queste società ancora non si sono riprese del tutto, o sono ancora in forte difficoltà, per i danni causati dall’alluvione.

Hitachi, confida il vicepresidente della divisione prodotti Brendan Collins, dovrebbe ripristinare la capacità produttiva dei propri impianti entro la fine di febbraio, ma per via della carenza di componenti le scorte globali arriveranno a zero entro la fine del primo trimestre.

I prezzi negli ultimi mesi sono saliti molto, con un rincaro di ben oltre il 50%, ma la progressiva ripresa della produzione dovrebbe portare a una costante riduzione. Purtroppo per ora le cose non sono sembrano smuoversi e secondo quanto dichiarato da Hitachi passerà ancora diverso tempo prima che i prezzi tornino a decrescere in modo deciso.

Molti lettori ci scrivono segnalando gli aumenti, con variazioni improvvise di alcune decine di euro anche da settimana a settimana. Questo è sintomo sicuramente di mancanza di prodotti – le aziende cercano di soddisfare prima gli OEM con cui hanno i contratti e poi il mercato consumer – e non vorremo (come può sembrare) anche in azione ci sia anche la speculazione, con qualcuno pronto a sfruttare il momento per ampliare i margini di guadagno il più possibile.

La situazione purtroppo è questa e non possiamo far altro che seguire la vicenda. Per evitare che si ripeta in futuro, produttori come la stessa Hitachi e Seagate hanno dichiarato che stanno valutando l’apertura di impianti a maggiore distanza da corsi d’acqua e in posizione più elevata. Speriamo non vadano in montagna, c’è il rischio valanghe.