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Richard Stallman sul blog di Grillo: difendete la privacy

Sul Blog di Beppe Grillo è comparsa un'intervista a Richard Stallman. Il paladino del software libero parla dei suoi temi favoriti, e ci ricorda l'importanza della privacy.

Sul blog di Beppe Grillo è comparsa un'intervista a Richard Stallman, nella quale il fondatore della Free Software Foundation dà qualche suggerimento al prossimo governo italiano sul software libero, sul cloud computing e sulla privacy.

La prima parte del lungo testo è sostanzialmente una presentazione dello stesso Stallman e del concetto di software libero; alcuni paragrafi interessanti, ma che i lettori di Tom's Hardware più attenti possono probabilmente saltare. Più interessante è invece la seconda, nella quale Stallman predica uno Stato che "dovrebbe aiutare la gente a diventare libera nell'utilizzo del computer […] Non dovrebbe mai fare l'opposto, spingere i cittadini ad usare programmi non liberi".

 

E per farlo il primo passo sono la scuola e l'istruzione, perché si dovrebbe insegnare a usare software libero. Questo moderno "barbudo" prende a esempio la "Scuola Italiana di Bolzano, che ha deciso di convertirsi al software libero. Tutti i sistemi scolastici italiani dovrebbero spostarsi sul software libero. […] Le scuole non dovrebbero mai insegnare un programma proprietario, perché questo significa insegnare dipendenza da una compagnia. E questo va contro la missione sociale di una scuola. Non si deve mai fare".

Una buona idea, che tuttavia sembra trascurare il fatto che il mondo del lavoro chiede persone che conoscano Microsoft Office, Java, Java Script, Visual Studio, .NET e altre cose non proprio libere. Le conoscenze proposte da Stallman possono portare ad occupazioni redditizie e gratificanti, certo, ma non ci sono solo quelle al mondo. Magari è una realtà che bisogna cambiare, ma non c'è ragione di far pagare alle nuove generazioni il prezzo di tale cambiamento.

Stallman poi alza il tiro e ricorda che "le scuole devono fare di più che insegnare fatti e abilità. Le scuole devono insegnare lo spirito di benevolenza: l'attitudine ad aiutare altre persone". L'ideatore di GNU punta il dito e indica un'idea: quella di condividere la conoscenza. Un valore assoluto che condividiamo, e che non dovrebbe limitarsi solo al software, ma Stallman non è un pedagogista né lo siamo noi, e magari gli esperti del settore hanno ottime idee su come "fare della buona educazione invece che una educazione cattiva, sbagliata".

Anche perché il solo stabilire cosa sia giusto e cosa sbagliato basterebbe ad alimentare un dibattito piuttosto infervorato, non solo in campo educativo.

Stallman poi ci mette in guardia sui pericoli del Software as a Service (SaaS), cioè lo spostamento dell'applicazione dal computer dell'utente a un server, o sull'uso di servizi per l'archiviazione online. Si tratta del cloud computing, un'idea che gli stati dovrebbero rifiutare – almeno nella forma del cloud pubblico. Lo Stato, in altre parole, deve possedere i propri server e offrirli come servizi alle proprie agenzie. Una scelta che rimanda a una questione di privacy e di dati personali, i temi forse più cari all'ex programmatore del MIT.

Bisogna fare attenzione, perché "la tecnologia digitale ha reso possibile una sorveglianza tale che Stalin poteva solo sognarsela [sic]. È incredibilmente pericolosa". Stallman cita anche la Stasi (polizia segreta dell'ex Germania Orientale), per far comprendere la quantità d'informazioni che si possono raccogliere oggi su una persona con servizi completamente legali.

"Parte della sorveglianza digitale viene fatta attraverso elementi di sorveglianza nei programmi che utilizziamo, principalmente nel software non libero. Se abbiamo il controllo del nostro software, abbiamo il potere di assicurarci che non contenga elementi di sorveglianza, ma ci sono altri modi in cui questa sorveglianza viene attuata. Tantissimi siti web sorvegliano la gente che li visita e anche quella che non li visita". Anche il blog di Beppe Grillo rientra pienamente nella descrizione, nel caso qualcuno se lo fosse chiesto – non che ci sia nulla di male. 

"Facebook è il principale esempio di sorveglianza su persone che non sono suoi utenti e non visitano il suo sito", continua Stallman, che trova nel social network uno degli esempi migliori per parlare d'invasione della privacy.

Gli utenti più attenti ed esperti possono proteggersi, "ma ciò che occorre veramente è che tali pratiche siano proibite per legge". E la speranza sta in Europa, dove c'è più sensibilità sull'argomento e una legislazione più solida – in fase di aggiornamento. Perché altri luoghi, come gli USA, sono "un posto dove manca del tutto una legge sulla protezione dei dati", dove c'è una legge che "qualora avvenga una comunicazione tra una persona degli Stati Uniti e una persona non degli Stati Uniti, questi hanno la facoltà di copiarla. E lo fanno".

Sostanzialmente, quindi, Stallman suggerisce all'Italia e al suo prossimo governo di fare muro insieme all'Europa per proteggere i dati personali dei cittadini. Che si faccia il possibile nel Vecchio Continente per evitare che i cittadini diventino una merce, almeno non più di quanto lo siano ora. Un problema che conosciamo bene da parecchio tempo e che, siamo d'accordo con Stallman, va affrontato quanto prima.

Si può naturalmente discutere a lungo sulle opinioni espresse da Stallman, ma difficilmente si può contestare l'importanza dei temi trattati. Ed è un peccato e anche un segnale d'allarme, che solo M5S e SEL, nel panorama politico italiano, abbiano dedicato anche solo un piccolo spazio a questo dibattito.