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Ripple e le banche. Nasce un amore o si va allo scontro?

Tra le molte criptovalute in circolazione, Ripple è una di quelle di cui si è parlato di più nel corso degli ultimi mesi. Per i motivi sbagliati però: XRP (la sigla di Ripple) ha infatti attirato molti investitori lo scorso dicembre, quando il suo prezzo si alzò moltissimo, e poi di nuovo ha fatto parlare […]

Tra le molte criptovalute in circolazione, Ripple è una di quelle di cui si è parlato di più nel corso degli ultimi mesi. Per i motivi sbagliati però: XRP (la sigla di Ripple) ha infatti attirato molti investitori lo scorso dicembre, quando il suo prezzo si alzò moltissimo, e poi di nuovo ha fatto parlare di sé quando il prezzo è sceso tornando più o meno ai livelli di novembre 2017. Qualcuno magari ci ha fatto un bel profitto ma molti speculatori dell'ultima ora sono rimasti con un palmo di naso.

Tutto questo però non ha nulla a che vedere con la natura di XRP, una delle poche criptovalute in circolazione ad avere un progetto concreto e in evoluzione – tra l'altro ha anche un concorrente piuttosto serio, Stellar Lumens (che conta tra i partner nomi come IBM, Deloitte e altri).

A differenza di tante altre criptovalute, Ripple non è proposto come una valuta a sé stante. Anzi, e ben guardare si smarca dalla famosa promessa della "moneta senza banche". In effetti, proprio le banche sono il punto focale di questo progetto.

XRP infatti si propone come metodo per gestire pagamenti internazionali, in effetti per rivoluzionare l'infrastruttura dei pagamenti mondiali.

In un mondo dove tre miliardi di persone sono connesse online, le auto si guidano da sole e i dispositivi possono comunicare, i pagamenti globali sono fermi all'epoca della Disco. Perché? Perché l'infrastruttura dei pagamenti risale a prima di Internet e ha avuto pochi aggiornamenti.

Dal sito ufficiale di Ripple

Mandare denaro da una parte all'altra del mondo è piuttosto lento, complesso e costoso. Le banche non possono rispondere a tutti i bisogni, e questo ha portato alla nascita di intermediari come Western Union, Money Transfer, MoneyGram e altri. Ripple si inserisce in questo scenario con una grande promessa, come alternativa al sistema SWIFT – di certo avete visto questa sigla sui documenti bancari.

Tramite la relativa blockchain, infatti, XRP permette trasferimenti di denaro sicuri, veloci ed economici. Sembra una cosa da nulla ma in verità per le banche non è affatto semplice: se Tizio vuole mandare 500 euro a Caio, dall'Italia alla Nuova Zelanda, assicurarsi che il denaro arrivi a destinazione, che non ci sia double spending, e che non ci vogliano settimane, non è una cosa ovvia. Tant'è che il cosiddetto "bonifico lampo" in Italia è disponibile solo da qualche mese.

ripple

L'idea di Ripple sta ottenendo un buon successo e infatti la lista dei partner è già piuttosto corposa. Una lista che include nomi di rilievo come Santander, Axis Bank, la citata MoneyGram, Credit Agricole e molti altri. Ripple, pare, piace alle banche del mondo.

Oppure no. Secondo quanto riportato in un recente articolo di Forbes, infatti, Ripple non sarebbe tanto un "servizio per le banche" quanto un potenziale concorrente. Come abbiamo avuto modo di dire in passato, parte del mondo finanziario è ostile alle crypto, e "se le banche dovessero riuscire a eliminarne una, quella sarebbe Ripple", ha affermato Shidan Gouran, Presidente e COO of Global Blockchain.

"La ragione principale è che Ripple è un concorrente diretto per le banche. Siccome funziona più come una rete per le transazioni che come una valuta, è più plausibile che le banche lo prendano di mira. Bitcoin opera più come una valuta e non rappresenta la stessa minaccia".

Dato un quadro normativo che lo permetta, sicuramente si sono viste banche e assicurazioni "interessate" a Bitcoin – come nel recente caso dei futures. E accettano regolarmente trasferimenti da e verso gli Exchange (siti specializzati in scambio di criptovalute). In teoria dovrebbero amare Ripple, che permette di rendere certe operazioni più veloci, più sicure e meno costose. Il mondo bancario tuttavia potrebbe preferire sviluppare una propria soluzione basata su blockchain, che sarebbe sicuramente più utile a preservare gli equilibri interni rispetto a un fornitore esterno come XRP. Insomma, XRP promette molto ma rappresenta anche la minaccia di un minore controllo.

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Abbiamo quindi una situazione doppia: da una parte sembra che stia nascendo una certa amicizia, o almeno affinità, tra banche e Ripple. Dall'altra qualcuno è convinto dell'esatto contrario. Al momento è sicuramente difficile prevedere come andrà a finire, e bisogna sempre tenere in considerazione che le dichiarazioni pubbliche possono anche essere un tentativo di alterare certi mercati –  e in tal senso sono un'estensione del fenomeno speculativo. Che ne pensate?