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Scatto alla risposta: Asstel non ci sta

Nella giornata di ieri vi mettevamo al corrente del nuovo appello nato dalle associazioni dei consumatori al Governo in materia di telefonia mobile: abolire lo scatto alla risposta, un "balzello" ritenuto ingiusto al pari dei costi dei costi di ricarica, finalmente cancellati.

Asstel, l'associazione che rappresenta le imprese esercenti servizi di telecomunicazioni, esprime preoccupazione per questa nuova "pretesa" dei consumatori. Secondo quando dichiarato l'eventuale abolizione dello scatto alla risposta potrebbe ripercuotersi "sullo sviluppo del settore con ripercussioni sugli investimenti e l'occupazione".

Dal comunicato apprendiamo meglio la posizione dell'associazione: "Oggi in Italia l'industria della telefonia mobile rappresenta uno dei settori più competitivi grazie al rapido processo di liberalizzazione che ha permesso di realizzare infrastrutture all'avanguardia, creare nuova e qualificata occupazione, raggiungere elevati standard qualitativi dei servizi e dell'offerta al consumatore, prezzi in costante discesa, come ufficialmente riconosciuto dalle Autorità di settore''.

"L'applicazione di questo provvedimento, continua la nota, comporterebbe per gli operatori minori risorse per poter competere tra di loro, la necessità di una massiccia riduzione dei costi, con conseguenti impatti occupazionali, nonchè una consistente revisione dei piani di investimento, incluso il rischio che alcuni operatori potrebbero essere costretti ad abbandonare il mercato".

Asstel mette in evidenza come lo scatto alla risposta "esiste in quasi tutti i Paesi europei, è sottoposta al gioco della concorrenza ed è trasparente per i consumatori, del tutto ''liberi di scegliere'' offerte tariffarie con o senza ''scatto''. Oggi le due tipologie di offerte sono gia' ampiamente disponibili sul mercato a cura di tutti gli Operatori. A seguito della recente abolizione del costo di ricarica il costo minutario medio in Italia è pari a 13 centesimi al minuto rispetto ai 20 centesimi della Germania, ai 17 centesimi della Spagna, del Regno Unito e dell'Olanda. I prezzi di Portogallo, Grecia ed Irlanda sono a livelli ancora più elevati. Non si giustificano quindi interventi normativi in materia di prezzi al dettaglio, nè su basi giuridiche, nè su basi di confronto internazionale''.