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I colossi dei microchip vogliono più soldi perché hanno paura dei cinesi

La Semiconductor Industry Association (SIA), gruppo in cui ritroviamo le principali aziende del settore dei chip statunitense (tra cui contiamo Intel, AMD, Nvidia e Micron giusto per fare alcuni nomi), ha lanciato il grido d’allarme contro l’avanzata cinese nel settore.

La SIA chiede al governo statunitense di “sostenere e rafforzare la leadership globale americana nel settore dei semiconduttori” e “assicurarsi che gli Stati Uniti vincano la gara per sfruttare le tecnologie trasformative del futuro garantite dai semiconduttori, inclusa l’intelligenza artificiale, l’informatica quantistica e le reti wireless avanzate“.

In un documento intitolato “Winning the Future: A Blueprint for Sustained U.S. Leadership in Semiconductor Technology“, le aziende del settore esortano i leader del governo statunitense a “incrementare in modo significativo gli investimenti in ricerca sui semiconduttori, ad attrarre e sviluppare la forza lavoro tecnologica più qualificata al mondo, a garantire mercati aperti e una forte protezione della proprietà intellettuale“. Quest’ultimo è un tema di grandi frizioni con la Cina.

Sono due i punti per cui la SIA richiede politiche, ma soprattutto maggiori fondi, che consentano alle aziende del settore di continuare a primeggiare. Il primo è l’approssimarsi dei limiti fisici, oltre cui sarà difficile creare semiconduttori più avanzati. “I progressi della tecnologia dei semiconduttori ci stanno spingendo contro le barriere della fisica, e le innovazioni per andare oltre questi limiti richiedono maggiori investimenti nella ricerca”.

Il secondo è la Cina, sempre più arrembante nel settore grazie a investimenti rilevanti a tutto campo, dai semiconduttori all’intelligenza artificiale fino all’informatica quantistica. Nel documento sono indicate tre aree – ricerca, forza lavoro e protezione della proprietà intellettuale – dove sono necessarie “azioni urgenti del governo”.

Per quanto riguarda la ricerca, la SIA richiede di triplicare gli investimenti federali nei prossimi 5 anni portandoli da 1,5 a 5 miliardi di dollari all’anno. Inoltre si chiede di raddoppiare i fondi federali su ricerche correlate ai semiconduttori, passando da 20 a 40 miliardi di dollari l’anno i campi come la scienza dei materiali, l’informatica, l’ingegneria e la matematica applicata in tutte le agenzie scientifiche federali.

Sul fronte della forza lavoro le aziende richiedono la rimozione del tetto sulle green card per i laureati STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) affinché un maggior numero di persone di talento trovi lavoro negli Stati Uniti. “Per sviluppare la futura forza lavoro americana dei semiconduttori, sollecitiamo un aumento dei finanziamenti federali per l’istruzione STEM del 50% nei prossimi cinque anni, passando da oltre 1 miliardo a più di 1,5 miliardi all’anno e l’implementazione di un’iniziativa educativa nazionale STEM per raddoppiare il numero di diplomati americani STEM entro il 2029″.

Il documento sollecita infine l’approvazione degli accordi di libero scambio, compreso l’accordo Stati Uniti-Messico-Canada, che “rimuove le barriere di mercato, protegge le proprietà intellettuali e consente una concorrenza leale”. La SIA vorrebbe inoltre maggiori risorse per le forze dell’ordine e le agenzie di intelligence per prevenire e perseguire il furto di proprietà intellettuali nel campo dei semiconduttori.

“Molte delle grandi sfide della società possono essere risolte da piccoli semiconduttori, il cervello del nostro mondo digitale”, ha dichiarato John Neuffer, presidente e CEO di SIA. “La leadership di lunga data degli Stati Uniti nella tecnologia dei semiconduttori si basa su tre pilastri: la ricerca pioneristica delle aziende statunitensi, la forza lavoro senza pari e la capacità illimitata di vendere prodotti all’avanguardia ai clienti di tutto il mondo. Il Congresso e l’amministrazione dovrebbero attuare politiche che rafforzino questi pilastri e mantengano l’America all’avanguardia nella tecnologia dei semiconduttori”.