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L’evoluzione degli SSD

Pagina 3: L’evoluzione degli SSD

L’evoluzione degli SSD 

Prima di parlare di prestazioni bisogna stabilire che cosa s’intende. Il termine generalmente è usato sia per misurare la velocità assoluta sia per indicare parametri come i consumi, l’efficienza o le prestazioni per watt. Parlando di archiviazione spesso si prendono in considerazione anche la “capacità per euro e per watt”, mentre nei sistemi di alto livello si tende a prendere in considerazione le prestazioni I/O per watt.

Buona parte dei consumatori, in ogni caso, guarda prima di tutto alla velocità di trasferimento, che va dai 180 a più di 300 MB/s per la lettura sequenziale, e dagli 80 ai 300 MB/s in scrittura. La maggior parte dei prodotti in circolazione in verità usa un’interfaccia SATA 3 Gb/s, e si ferma poco sotto i 300 MB/s. I pochi drive esistenti con interfaccia da 6 Gb/s tuttavia non sono automaticamente una scelta migliore, perché spesso le loro prestazioni I/O non scalano di pari passo con la banda disponibile all’interfaccia.

Usando una metafora automobilistica, possiamo dire che è inutile avere molti cavalli, se poi ci si trova costantemente bloccati a un incrocio.

La maggior parte degli SSD sono basati su un’architettura multi canale, che combina diverse “linee” di memoria per ottenere le prestazioni massime. Per questa ragione non è detto che sia necessario aumentare la banda disponibile all’interfaccia. L’unico elemento ancora da migliorare è la stessa memoria flash.