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Inversioni di flusso

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Inversioni di flusso

Durante lo sviluppo dell’archiviazione magnetica la distanza tra testina di lettura/scrittura e supporto si è ridotta drasticamente. Quindi la distanza tra i due vertici della testina è più piccola, e così la dimensione del supporto magnetico che viene magnetizzata. Quest’ultimo è chiamato dominio magnetico, e più è piccolo maggiore sarà la densità delle informazioni registrabili sul disco. E quindi la sua capacità finale.

Quando il campo magnetico attraversa il supporto, le particelle sotto alla testina si allineno al campo emanato dalla testina stessa. Quando i domini magnetici sono allineati non si cancellano più gli uni con gli altri, e in quella regione del supporto di memorizzazione è presente un campo magnetico osservabile. Questo campo locale è generato da molte particelle magnetiche che ora operano insieme per produrre un campo magnetico cumulativo rilevabile e dotato di una direzione univoca.

Il termine flusso descrive un campo magnetico che ha una specifica direzione o polarità. Quando la superficie del supporto passa sotto la testina, questa può generare quello che è chiamato un flusso magnetico di una determinata polarità sopra una specifica regione del supporto. Quando s’inverte la corrente elettrica che passa tra le bobine della testina, muta anche la polarità del campo magnetico – o flusso – nel gap della testina. Questa inversione del flusso nella testina causa l’inversione della polarità delle particelle magnetizzate sul supporto di memorizzazione.

L’inversione del flusso (o transizione) è un cambiamento nella polarità di particelle magnetiche allineate sulla superficie del supporto. Queste inversioni di flusso sono lo strumento usato per registrare le infomarzioni. Per ogni bit (o più) che il disco scrive, questa crea un modello d’inversioni di flusso da positivo a negativo e da negativo a positivo sul supporto – in aree specifiche conosciute come celle di bit o celle di transizione.

Una cella bit o di transizione è un’area specifica sul supporto – controllata attraverso il tempo e la velocità alla quale gira il piatto – nella quale la testina del disco crea inversioni di flusso. Il particolare modello delle inversioni di flusso all’interno delle celle di transizione usate per archiviare un bit (o più) è chiamato metodo di codifica. La logica del disco o il controller prende il dato da archiviare e lo codifica come una serie d’inversioni di flusso all’interno di un periodo di tempo, secondo il modello dettato dal metodo di codifica che usa.

Nota: i due principali metodi di codifica per i supporti magnetici sono il Modified Frequency Modulation (MFM) e il Run Length Limited (RLL). Tutti i floppy disk e alcuni vecchi hard disk usano lo schema MFM. Gli hard disk attuali usano invece una delle variazioni del metodo di codifica RLL.

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