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Supercomputer exascale europeo, Italia in prima fila

I ministri di sette paesi europei hanno siglato un accordo per sviluppare nuovi supercomputer basati su tecnologie create all'interno degli stati membri dell'Unione. L'obiettivo è dare vita a due supercomputer con una potenza "pre-exascale" (petascale) entro il 2020 e due sistemi exascale non più tardi del 2023.

Con exascale s'intendono sistemi capaci di fare almeno un exaFLOPS di calcoli al secondo, ossia un miliardo di miliardi di operazioni al secondo, ben più dei diversi milioni di miliardi degli attuali supercomputer di classe petaFLOPs.

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A lavorare sul progetto saranno inizialmente sette paesi: Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo e Spagna, ma altri stati sono invitati a unirsi. I supercomputer saranno dislocati e accessibili a chiunque all'interno dell'Unione, a vantaggio della comunità scientifica, dell'industria e del settore pubblico.

L'Europa oggi produce all'incirca il 5% dei prodotti HPC e servizi mondiali, ma ne consuma un terzo. L'obiettivo è guadagnare una posizione di rilievo in un settore sempre più importante per lo sviluppo tecnologico, dove Cina e Giappone hanno deciso di concentrare ingenti risorse, al fine di usare meno componentistica di fattura statunitense.

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L'impegno nella creazione di supercomputer europei era stato proposto inizialmente con la European Cloud Initiative 2016. La strategia delineata aveva il compito di fare da trampolino alla produzione europea di componentistica HPC, in particolare processori a basso consumo. Con l'iniziativa EuroHPC, si inizia a formare un quadro più concreto.

L'obiettivo è usare questi processori per creare due supercomputer exascale europei che saranno installati nel 2022 e andranno in produzione nel 2023. Forse – non c'è nulla di stabilito – l'Europa si concentrerà sull'architettura ARM e potrebbe rivolgersi a Bull (Atos), l'unico OEM europeo di un certo rilievo nel settore, per usare l'interconnessione proprietaria BXI.

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