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TunnelBear pubblica uno studio sulla censura in Internet

Censura in Internet? A qualcuno risulta familiare? Secondo quello che ha scoperto TunnelBear, azienda canadese fornitrice di servizi VPN, parrebbe proprio di sì: quasi un utente su due avrebbe avuto, a un certo punto nella sua vita online, problemi di censura.

I risultati sono stati dello studio in questione (realizzato dalla britannica 3Gem Global Research) sono stati pubblicati in un apposito report disponibile online sul sito del committente TunnelBear e, anche se chi bazzica in Rete difficilmente potrà rimanere sorpreso dalle informazioni in esso contenute, si tratta comunque di evidenze sconfortanti:

  • il 44% della popolazione mondiale dichiara di essere stato vittima di qualche forma di censura in Internet,
  • il 45% diffida della integrità dell’integrità dei media (mainstream) della propria nazione,
  • Secondo un 39% addirittura la censura avrebbe motivazioni politiche e sarebbe mirata a evitare la possibilità di ribellioni,

A guardare i dati nazione per nazione, però, le sorprese aumentano. Se infatti è plausibile che i più pessimisti siano i cittadini statunitensi (il 54% di loro si dichiara vittima della censura), stupisce che subito dietro di loro si piazzino Svezia e Norvegia a pari merito (entrambe con un preoccupante 53% di censurati). E la Svezia si conferma al secondo posto, sempre dietro agli USA, anche per quanto riguarda la sfiducia nei media ufficiali. Nel caso della censura politica, poi, gli svedesi sono addirittura più pessimisti degli americani.

Evidentemente, per parafrasare il grande Shakespeare, se le cose stanno così ci dev’essere davvero qualcosa di marcio a Stoccolma

E l’Italia? Purtroppo in questo caso non è pervenuta… Lo studio commissionato da TunnelBear, infatti, copriva soltanto le seguenti nazioni: USA, Cnada, UK, Australia, Russia, Norvegia e Svezia, il che è chiaramente un gran peccato. Sarebbe stato infatti molto interessante avere la possibilità di misurare l’indice di fiducia degli abitanti del Belpaese nei loro media, nelle loro istituzioni e nella loro libertà personale in Rete.

Chissà, forse, una volta tanto, non sarebbe stato male trovarsi in fondo alla classifica. Ma siamo proprio sicuri che avremmo fatto meglio di USA e Svezia? Voi che dite?

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