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Ubuntu è diventato uno spyware: la scomunica di Stallman

Richard Stallman ha attaccato Canonical e la distribuzione Ubuntu Linux per la possibilità di fare ricerche su Amazon e visualizzare pubblicità sul desktop. C'è un pericolo per il trattamento dei dati degli utenti. Per questo chiama la comunità a una dura reazione, boicottando Ubuntu per non perdere la faccia contro il software proprietario.

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Avatar di Manolo De Agostini

a cura di Manolo De Agostini

Pubblicato il 08/12/2012 alle 09:00 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:43

Ubuntu Linux è uno spyware. A dirlo è stato Richard Stallman, presidente della Free Software Foundation, in un lungo post sul sito dell'organizzazione. Il guru è stato ancora più esplicito rispetto alle generiche affermazioni fatte in passato dalla FSF, con cui si faceva notare che Ubuntu 12.10 aveva un problema di "fuga di dati e violazione della privacy".

Il tema riguarda l'integrazione con Amazon, che dà la possibilità di fare ricerche sul grande negozio online direttamente dal sistema operativo. Nei risultati compaiono anche messaggi pubblicitari, e questi sono trasmessi senza crittografia ai server di Canonical, su cui sono archiviati secondo l'azienda in modo anonimo.

Richard Stallman

"Uno dei principali vantaggi del software libero è che la comunità protegge gli utenti dal software dannoso. Ora Ubuntu GNU/Linux è diventato l'esempio contrario. Che cosa dobbiamo fare?", scrive in apertura del suo intervento Richard Stallman.

Il guru spiega che la differenza tra il software proprietario e quello libero è che il primo modello è associato a un cattivo trattamento dei dati dell'utente, con codice per la sorveglianza, paletti digitali come i DRM, backdoor per il controllo remoto e altre restrizioni. "I programmi che fanno una qualsiasi di queste cose sono dei malware e dovrebbero essere trattati come tali", scrive Stallman.

Il software free invece "dà agli utenti la possibilità di proteggersi da soli dai comportamenti dannosi del software. Solitamente la comunità tutela chiunque e la maggior parte degli utenti non deve muovere un muscolo", scrive Stallman. 

È grazie a questo meccanismo che nascono i cosiddetti fork, cioè versioni migliorate, rivedute e corrette del software originale verso cui la comunità gradualmente si sposta, lasciando da parte la versione con il codice "cattivo".

Risultati Amazon nelle ricerche su Ubuntu

Un sistema di agire che ha sia carattere difensivo che preventivo, secondo Stallman, perché ha il merito di dissuadere alcuni individui da biechi scopi, pena la perdita del nome e della dignità all'interno della comunità. Questa "moral suasion" non funziona sempre, ed è qui che parte l'accusa verso Ubuntu.

"La diffusa e influente distribuzione GNU/Linux ha installato un codice per la sorveglianza. Quando l'utente fa ricerche tra i propri file locali, Ubuntu invia quella stringa a uno dei server di Canonical, l'azienda che sviluppa la distribuzione. È lo stesso sistema di sorveglianza di Windows", ha dichiarato Stallman.

"Le pubblicità (di Amazon) non sono il cuore del problema, ma lo è lo spionaggio. Canonical ha dichiarato che non rivela ad Amazon chi ha cercato una cosa, ma è un male che si collezionino i vostri dati personali".

"Qualcuno realizzerà sicuramente una versione modificata di Ubuntu senza questa sorveglianza. Di fatto, molte distribuzioni sono versioni trasformate di Ubuntu. Quando queste saranno aggiornate all'ultima versione, mi aspetto che rimuoveranno questa sorveglianza. Anche Canonical se lo aspetta".

Il problema è che nonostante i fork, Canonical non sembra intenzionata a tornare sui propri passi. "Forse Canonical pensa che il nome Ubuntu abbia così tanta influenza da evitare conseguenze e farla franca", sentenzia Stallman facendo notare che l'opzione è sì disabilitabile, ma che è attiva di default e per questo molti non se ne preoccupano.

Secondo il presidente della FSF la soluzione ideale sarebbe avere pulsanti separati per le ricerche sulla Rete e quelle locali, come le precedenti versioni di Ubuntu, in modo che l'utente sia consapevole di ciò che fa.

Rimane tuttavia il problema di fondo e per questo "se una parte di opinion leader nella nostra comunità vede questo problema in termini personali, disabilitando la sorveglianza e continuando a promuovere Ubuntu, Canonical potrebbe farla franca. Sarebbe una grande perdita per la comunità del software libero", scrive Stallman.

In gioco ci sarebbe la coerenza dell'intero movimento, che perderebbe di credibilità se fosse costretto, nella sua battaglia contro il software proprietario, a usare frasi come "il software libero non vi spia, a parte Ubuntu" anziché "il software libero non vi spia".

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"È nostro dovere fare di tutto per fermare tutto questo. Eventuali scuse da parte di Canonical non sono sufficienti; anche se decidessero di usare tutti i soldi che ricevono da Amazon per sviluppare software libero, questo difficilmente potrà superare quello che il software libero perderà se cesserà di offrire un metodo efficace per evitare abusi verso gli utenti. Rimuovete Ubuntu dalle distribuzioni che raccomandate o redistribuite. […] Dite alla gente che avete evitato Ubuntu per lo spionaggio", è il messaggio di Stallman.

Una scomunica in piena regola, una posizione senza misure che non accetta cambiamenti di nessun tipo e che apre un grande dibattito. Nel frattempo Canonical non ha risposto ufficialmente e direttamente a Stallman, ma ha fatto sapere che intende espandere la presenza dei risultati delle ricerche Internet nella Dash all'interno di Ubuntu 13.04, segno che non è prevista nessuna marcia indietro.

Jono Bacon di Canonical ha tuttavia pubblicato un commento sul proprio blog in cui accusa Stallman di diffondere FUD (Fear, Uncertainty, Doubt - Paura, Incertezza e Dubbio) e di essere miope. Voi da che parte state?

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