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Stampanti

USA, dalla stampa 3D di una pistola ai fucili d’assalto

Dalla Liberator Pistol, la prima arma da fuoco stampata in 3D, ai fucili d'assalto realizzati in casa. Negli Stati Uniti si è aperta una ulteriore falla nel sistema del controllo delle armi. Nel 2013 Cody Wilson aveva fatto accendere i riflettori internazionali sul suo progetto CAD della Liberator Pistol, la prima arma da fuoco stampata […]

Dalla Liberator Pistol, la prima arma da fuoco stampata in 3D, ai fucili d'assalto realizzati in casa. Negli Stati Uniti si è aperta una ulteriore falla nel sistema del controllo delle armi. Nel 2013 Cody Wilson aveva fatto accendere i riflettori internazionali sul suo progetto CAD della Liberator Pistol, la prima arma da fuoco stampata in 3D con materiali plastici. Ai tempi il Dipartimento di Stato statunitense intervenne immediatamente bloccandone la diffusione ufficiale online per violazione delle norme sulla esportazione di armi.

Da allora Wilson, con la sua azienda Defense Distributed, ha portato avanti una battaglia legale su più fronti, giocando la carta del Primo, del Secondo e del Quinto Emendamento, spuntandola poi questa primavera grazie anche al sostegno della lobby Second Amendment Foundation (SAF). Il Ministero di Giustizia è stato costretto a proporre un accordo per chiudere la questione.

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Progetti CAD

Il 10 luglio infatti si è giunti all'epilogo che non solo ha previsto un parziale rimborso dei costi legali sostenuto dall'azienda ma anche 10mila dollari per i danni subiti. Insomma, è stato riconosciuto il diritto di possedere armi ma anche di diffondere liberamente informazioni. Poiché il "codice" può essere inteso come tale.

"L'idea di mettere questa cosa su Internet esportabile in tutto il mondo è ridicola", ha commentato l'avvocato Robert Clifton Burns, specializzato nel settore esportazioni.

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Un altro dettaglio è che i documenti del Dipartimento di Giustizia, riguardanti la querelle, esplicitano il suo prossimo impegno a cambiare le norme riguardanti il controllo sulle esportazioni delle armi sotto il calibro .50 – ad eccezione delle totalmente automatiche – e incaricare della supervisione il Dipartimento del Commercio.

"Si tratta anche di un duro colpo alla lobby proibizionista", ha commentato il fondatore della associazione pro-armi SAF Alan M. Gottlieb. "Per anni gli anti-armi hanno sostenuto che i moderni fucili semiautomatici sportivi sono le cosiddette 'armi da guerra' e con questo accordo il governo ha riconosciuto che non sono nulla del genere".

liberator
Liberator

Lo scenario, secondo le associazioni che si battono contro la diffusione delle armi, è a dir poco preoccupante. Poiché di fatto è stata individuata una modalità per aggirare l'International Traffic in Arms Regulations, che regola il mercato delle armi. Con la transizione al Commerce Department, che normalmente si occupa di tutt'altro, sarebbe difficile mantenere ogni rigoroso controllo tecnico e inoltre non è previsto che possa applicare la "restrizione preventiva" sui discorsi pubblici.

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Come se non bastasse Defense Distributed sta sfruttando la permissività delle leggi sulla distinzione tra armi legali e illegali, diffondendo nuovi progetti gratuiti e open che fanno sembrare la Liberator un giocattolo. Su DEFCAD sono disponibili progetti CAD di fucili d'assalto e pistole semi-automatiche da realizzare in leghe metalliche o polimeri.

ghost
Ghost Gunner

Ovviamente esigono stampanti CNC (computer numerical control) per leghe metaliche – come appunto la Ghost Gunner da 250 dollari di Defense Distributed – ma sotto il profilo legale l'azienda sostiene che le leggi federali consentano la produzione di armi da fuoco per uso privato. Solo in alcuni Stati e municipalità sono previste restrizioni. Mentre rimane vietata la loro vendita senza una Federal Firearms License, che detengono tutti i produttori.

Inoltre si pone il problema dei cosiddetti castelli "80 percent", ovvero quegli elementi di un'arma (incompleti) che ospitano le parti operative. E che con la fabbricazione domestica e qualche ulteriore acquisto legale permettono di realizzare armi da fuoco funzionanti.

Da ricordare che in Italia non sarebbe permesso né produrle, né detenerle, né usarle poiché le regolamentazioni al riguardo sono stringenti.

La battaglia legale comunque prosegue e proprio il 12 giugno il procuratore generale del New Jersey Gurbir S. Grewal ha comunicato nuovamente all'azienda di "interrompere e pubblicizzare armi d'assalto non registrate e senza seriali ai residenti del New Jersey".

Inoltre si è fatta sentire la voce dell'organizzazione "The Brady Campaign to Prevent Gun Violence", che ha deciso di approfondire la questione sfruttando una richiesta FOIA per accedere a tutti i documenti legali.

Il fondatore di Defense Distributed, Cody Wilson, però sembra convinto che sia l'inizio di una nuova era. "Attualmente non ho alcun limite nazionale legale per continuare ed espandere DEFCAD", ha dichiarato l'imprenditore. […] le armi saranno scaricabili come la musica. "Ci saranno servizi streaming di semi-automatiche".