Laurea? Il pezzo di carta entra nella blockchain!

Il digitale permea ormai le nostre vite in maniera orizzontale: è praticamente ovunque. Alcuni ambiti sono rimasti però neutri a questa piccola rivoluzione materializzatasi nel corso degli ultimi vent'anni. Tra i casi più notevoli ci sono sicuramente le elezioni - alla quale dedicheremo presto un articolo - ed il rilascio di certificazioni da parte di istituzioni come le università. Due contesti dove sarebbe stato lecito aspettarsi una transizione più rapida al digitale, che permette di tagliare molto i costi.

Il motivo è presto detto: sia il voto che i titoli accademici sono ritenuti di cruciale importanza nella società contemporanea, pertanto è fondamentale che non vengano manipolati per alcuna ragione. Si tratta, in altre parole, di documenti per i quali si vuole garantire la massima sicurezza possibile, assicurarsi che le possibilità di falsificazione o alterazione siano al minimo.

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Il campus del MIT

Quando si digitalizza un documento lo si trasforma in un file, e come sappiamo la sicurezza è tutt'altro che garantita. In linea generale, ci sono casi in cui la buona e vecchia carta si ritiene ancora preferibile. Il recente tentativo di voto digitale in Lombardia è un buon esempio di come i sistemi non siano ancora pronti. Basta infatti un singolo punto debole, diciamo un server, per compromettere un intero sistema.

Presto però molto potrebbe cambiare su entrambi i fronti. Il Massachusetts Institute of Technology (MIT), ateneo americano saldamente fra le prime tre posizioni in pressoché qualunque graduatoria di qualsiasi disciplina dello scibile umano, rilascia lauree dal lontano 1868. E lo ha fatto sempre allo stesso modo: distribuendo agli studenti il "pezzo di carta", come ormai è di uso comune chiamarlo.

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Smarrirlo o distruggerlo non è un problema, perché si può comunque farne emettere uno nuovo. Ma se l'istituzione emittente dovesse sparire? È proprio alla risoluzione di questo problema che si è pensato quando l'estate scorsa si è concesso a 85 laureati in Finanza e a 26 laureati in Arti dei Media di ricevere il proprio titolo non solo nel formato tradizionale, ma anche in copia sulla Blockchain.

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Alcuni di voi avranno letto gli altri articoli del sabato, e magari si staranno chiedendo "Ok, ma quale Blockchain?". Quella di Bitcoin. Ed il motivo ce lo chiarisce Chris Jagers, CEO di Learning Machine - l'azienda partecipata dal MIT stesso che ha contribuito alla realizzazione del progetto -, che parla così: "Crediamo che Bitcoin sia ancora la scelta migliore per registrare atti ufficiali che debbano durare per l'arco di una vita e funzionare ovunque nel mondo".

A questo punto è opportuno ricordare un dettaglio: la blockchain di Bitcoin (ma anche altre) non serve esclusivamente per trasferire monete virtuali. Si può usare anche per trasferire informazioni "parallele" sfruttandone i protocolli di sicurezza. In un certo senso, la blockchain "dà un passaggio" al dato aggiuntivo - qualcosa di concettualmente simili agli smart contract di cui abbiamo parlato a proposito di Ethereum.

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Ogni laureato MIT nel progetto poteva scaricare un'app che avrebbe immediatamente generato una coppia di chiavi, una privata ed una pubblica - un meccanismo di cui abbiamo già parlato. Quella pubblica sarebbe stata inviata al MIT stesso che avrebbe istantaneamente generato un hash a partire dalle informazioni sulla laurea e sull'intestatario di questa, e l'hash sarebbe stato aggiunto alla Blockchain. Su questa dunque non viene iscritto altro se non un hash, di per sé senza significato, a cui è associato un timestamp. Ciò garantisce la massima privacy nonostante si usi uno strumento di pubblico dominio come appunto la Blockchain del Bitcoin.

A questo punto la laurea è scritta nella blockchain, un'informazione inalterabile e certificata. Se il MIT dovesse scomparire da un giorno all'altro o ci fosse una qualche catastrofe, lo studente potrà comunque dimostrare di avere il titolo. Anche se sarebbe improprio parlare di "pezzo di carta", naturalmente.

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Ci sono anche altri vantaggi: al termine del processo lo studente riceve una copia digitale del proprio diploma di laurea in formato JSON (Javascript Object Notation) ed un URL dove trovarlo.

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Qualora lo studente voglia dimostrare al proprio potenziale datore di lavoro di aver davvero conseguito un Master può consegnargli il JSON o l'URL, verificabile tramite questo portale che restituisce in output immediatamente l'informazione sulla legittimità del titolo. Tutto questo senza scomodare l'ufficio amministrativo dell'università né alcun altro intermediario, istantaneamente, da qualunque parte del mondo, e senza costo alcuno. Con la certezza - perché parliamo di blockchain - che il certificato non può essere falsificato né alterato.

Benvenuti nel futuro, insomma. 

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