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Mammut? Si può fare. Primi embrioni in 2 anni

Un gruppo di scienziati ha annunciato che nel giro di un paio d'anni saranno pronti i primi embrioni di mammut, ottenuti con la manipolazione del DNA di elefanti asiatici. Per la nascita dei cuccioli però la strada sarà lunga.

Mammut? Si può fare. Primi embrioni in 2 anni

Nel giro di due anni il lavoro per riportare in vita i mammut potrebbe fare passi da gigante. Almeno questo è quello che hanno sostenuto alcuni ricercatori in occasione della

conferenza annuale dell'American Association for the Advancement of Science (AAAS). Come molti sapranno l'idea non è nuova,  e si tratta di uno dei più ambiziosi progetti contemporanei di ingegneria genetica.

La novità è che il professore George Church ha spiegato che il gruppo di lavoro di Harvard non è così lontano da un obiettivo fondamentale: fra due anni potrebbe esserci la produzione di un "embrione ibrido elefante mammut", o meglio l'embrione di un "elefante con un certo numero di tratti del mammut".

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L'elefante è quello asiatico, che come già appurato in passato è il più simile al gigantesco animale preistorico ormai estinto rispetto all'elefante africano. Dall'unione dei due potrebbe nascere quello che a volte viene indicato come "mammophant", ossia un elefante con caratteristiche tipiche del mammut, come le orecchie piccole, il grasso sottocutaneo, il lungo pelo arruffato e la capacità di resistere al freddo.

Il modo per ottenerlo sarebbe quello di modificare i geni dell'elefante asiatico con il DNA recuperato da campioni congelati nel corso dei millenni dal ghiaccio siberiano, con una tecnica nota come CRISPR/ Cas9. È una tecnica che ha trasformato l'ingegneria genetica da quando è stata dimostrata la prima volta nel 2012 e che consiste nella manipolazione di filamenti del DNA con una precisione notevole.

Al momento il gruppo di ricerca è fermo allo stadio delle cellule, ma l'idea è quella di arrivare alla creazione di embrioni. Un passo fondamentale che però non chiuderebbe il cerchio, perché è bene precisare che da lì a qualsiasi tentativo serio di ottenere una creatura vivente potrebbero volerci anni (una decina secondo i ricercatori).

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Del resto il progetto è partito solo nel 2015, portando il numero delle modifiche al DNA di un elefante da 15 a 45. Adesso gli scienziati stanno "lavorando sui modi per valutare l'impatto di tutte queste modifiche" e cercando di stabilire l'embriogenesi in laboratorio".  Secondo Church queste modifiche potrebbero anche aiutare a preservare l'elefante asiatico - che è in via di estinzione - in forma modificata.

Nell'eventualità che si arrivasse ad avere un embrione come si dovrebbe poi procedere? Church ha spiegato che l'idea sarebbe quella di far sviluppare l'animale ibrido in un utero artificiale, piuttosto che impiantare l'embrione in un elefante femmina. Si userebbe quindi una "procedura ex-vivo (fuori da un corpo vivente), perché sarebbe irragionevole mettere a rischio una femmina di una specie in via di estinzione".

La tecnica è già stata sperimentata con gli embrioni di topo, cresciuti in un utero artificiale per 10 giorni (ossia pari a metà del periodo di gestazione).

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Ovviamente non mancano le preoccupazioni etiche sul progetto. Matthew Cobb, professore di zoologia presso l'Università di Manchester, spiega infatti che "la proposta di 'de-estinzione' dei mammut solleva un problema etico notevole: il mammut non era semplicemente un insieme di geni, era un animale sociale, al pari del moderno elefante asiatico. Cosa succederà quando nascerà l'ibrido elefante mammut? Come sarà accolto dagli altri elefanti?". Ci vorrà molto tempo per avere la risposta.

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