La materia di cui siam fatti

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Nota del curatore Nella vita ci sono fortune e disdette, e se tanto mi dà tanto un eventuale viaggio nel tempo finirebbe per aumentare le seconde. Perché se c'è qualcosa che la fantascienza mi ha insegnato, è che giocare con il Tempo provoca sempre grossi problemi - oltre che tremendi mal di testa generati dalla fatica del coniugare i verbi.

Tra le mie fortune però posso includere l'aver incontrato l'Archivista, l'autore dell'articolo che state per leggere. Ha faticato, con una dedizione di cui gli sono grato, per dare vita a questa miniserie che inizia oggi e che ci accompagnerà per le prossime settimane.

Pagine intense, quelle dell'Archivista, che sono anche il modo più sicuro che conosca per viaggiare indietro nel tempo - in avanti, si sa, viaggiamo ogni giorno semplicemente vivendo. Posso solo invitarvi a intraprendere questo viaggio, ma devo avvisarvi: l'Archivista, forse per deformazione professionale, ha infilato un sacco di porte lungo la strada. Potete soffermarvi, aprirne una e guardare cosa c'è dietro. Ma se poi vi perdete, come vi auguro che succeda, non venite a prendervela con me.

Valerio Porcu

 

copertina archivi acronali

 

Buongiorno a tutti

Mi chiamo Illus Ton Mayar e sono Primo Archivista dell'Impero Cronotico di Sua Maestà Philipium I Ixian. Mio compito è conservare eventi, oggetti e persone che sprofondano nel non-essere del tempo potenziale, annullati e rimossi dal flusso storico reale per via dei rovesci delle cronoguerre. Le temibili navi dell'Egemonia - mortale nemico che giunge dal futuro - cancellano ogni giorno parti essenziali della nostra civiltà con la potenza del loro Distorcitore Temporale, ma la gloriosa Cronoflotta del magnanimo Impera­tore è ormai pronta a sferrare una micidiale con­trof­fensiva.

Ringrazio dunque gli amici di RetroCult per l'ospitalità e mi impegno a raccontarvi...

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...Scusate l'innocente scherzo.

Ho rubato l'idea di un archivio extra-temporale dal romanzo di Barrington J. Bayley La caduta di Cronopolis (1974) e l'ho rubata perché è un'idea dannata­mente buona. Un'allegoria perfetta, proprio quella che serviva per dare il via a questa impresa.

Di quale impresa sto parlando?

Partiamo da Bayley. Di lui - nell'introduzione del volume, giunto in Italia nel '76 - Riccardo Valla scriveva:

non sappiamo neppure se sia inglese o americano (...) Sappiamo soltanto che ha cominciato a scrivere fantascienza una decina di anni fa su riviste di fantascienza (sic) di secondo piano... 

Viceversa noi, oggi, con pochi clic del mouse possiamo scoprire che nacque a Birmingham il 9 aprile 1937, che fu collaboratore di una testata imprescindibile come New Worlds (di secondo piano?), che fu intimo amico di un'icona vivente del Fantasy come Michael Moorcock, scrisse sedici romanzi e diversi racconti brevi e morì purtroppo per un cancro all'intestino nel 2008. Qual è il punto? Semplice: il tempo cambia le cose - su questo credo si possa essere tutti d'accordo.

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È anche vero, però, che non sempre le cambia in termini così positivi, accrescendo la conoscenza; anzi, l'esperienza quoti­dia­na testimonia l'esatto contrario. La nostra memoria collettiva tende irresistibilmente a disgregarsi, affievolirsi, appiattirsi sull'inquietante piano bidi­men­sionale di Flatlandia, imprigionata in un Eterno Presente.

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Tutto, anche nel mondo della narrazione (o dell'entertainment, se preferite), è ormai trascinato nel vorticoso meccanismo del consumo: dopo pochi giorni, il cine-kolossal del momento è già roba vecchia, i romanzi scompaiono, inghiottiti da un quotidiano tsunami di novità e da una Macchina Editoriale sem­pre più frenetica e frettolosa, mentre le serie televisive - vere protagoniste del Ventunesimo secolo - ci sospingono avanti di episodio in episodio e di stagione in stagione, vittime di un continuo rilancio pokeristico che promette piatti sempre più ricchi.

Inevitabile, certo. Persino divertente, certo. Ma a lungo andare, questo affannoso correre in avanti si trasforma in una strategia della Terra Bruciata che alle nostre spalle non lascia altro che cenere. In un certo senso noi tutti combattiamo contro l'Egemo­nia... e stiamo perdendo.

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Immagine: Pinterest

Nella fantasia di Bayley, gli Archivi Acronali giacciono nel sottosuolo della città imperiale di Cronopolis e sono protetti da speciali Respingitori Temporali. Registrano selettivamente le correnti dello Strat - "la materia di cui è fatto il tempo", nella quale ogni evento possibile coesiste in simultaneità con miliardi di altri eventi possibili alternativi. Gli Archivi salvano ciò che è stato cancellato, sono un "registro di fantasmi. Milioni di uomini, donne e bambini, intere città, nazioni e culture" che ora non sono "mai esistiti", si trovano immagazzinati nei loro computer.

È lì che andremo insieme a cercare vecchi film, romanzi, curiosità biografiche, idee pazzoidi, fumetti, fantasie televisive, allucinazioni personali e collettive, terrori e meraviglie di un "genere" (qualunque cosa sia) che (ci piaccia o meno) vive dentro le viscere e gli occhi di tutti noi, così come nelle pieghe e piaghe della storia. Lungo la strada incontreremo anche reperti esotici e semi-sconosciuti, ma per lo più ci occuperemo di "pezzi facili". Oggetti oggi sull'orlo dell'oblio, ma che hanno avuto, a loro tempo, l'attenzione di vaste platee.

La Fantascienza è un multiverso straordinario, però è anche un sottobosco sub-culturale infestato (sia detto senza offesa) da un piccolo e­sercito di "geek" impegnati in ammorbanti gare d'erudizione e osses­sionati da pedanterie super-specia­listiche, e que­sta - non temete - è certamente un'attitudine da cui ci terre­mo vo­len­tieri alla larga.

A questo proposito, bando alle ciance. Di cosa ci occuperemo la prossima volta? Di viaggi nel tempo, naturalmente.

L'Archivista

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Retrocult è la rubrica di Tom's Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C'è un'opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

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