Mi piace l'odore del napalm al mattino...

Mi piace l'odore del napalm di mattina...

retrocult

Nota del curatore. Retrocult non sarebbe dovuta uscire oggi. Dopotutto tra due giorni è Natale e avevo previso una pausa per questa rubrica. Ma non potevamo lasciarci senza un regalo adeguato, a maggior ragione se si tratta di un regalo "a rate" di cui sono già state consegnate quattro parti su cinque.

E così eccoci a questa quinta punta degli Archivi Acronali, una serie di articoli che l'Archivista ha donato a Tom's Hardware. E che io, in un folle momento di ingiustificata generosità, ho voluto donare a voi lettori. Sarà vera quella storia che ci vuole tutti più buoni all'avvicinarsi di certe dati.

Buoni noi, sì, ma mica tanto. Dopotutto abbiamo lo stesso DNA di quei mostri che hanno lanciato il napalm negli ultimi 50 anni. Meno male che abbiamo la narrativa del Fantastico, meno male che abbiamo la Fantascienza, per leggere questa realtà tremenda e capirci qualcosa senza dare di stomaco.

Che si mettano in pace quei professori e professoresse (non tanti per fortuna) che si ostinano a vederci delle storielle da poco. Anche oggi l'archivista ci porta a passeggio tra Storie e Storia e sarà una gita emozionante. Certo, i ragni morti prima del banchetto me li sarei risparmiati.

Valerio Porcu

Archivi Acronali Puntata Zero: la materia di cui siam fatti

Archivi Acronali 01: Il tempo perso a viaggiare nel tempo

Archivi Acronali 02: Alieni, vampiri e sete di sangue. Il secolo dei genocidi

Archivi Acronali 03: Breve storia dell'Alieno, da La Cosa a La Cosa

Per il momento è l'ultimo episodio. Ma l'Archivista è personaggio ricco di sorprese, e sono certo che prima o poi ce ne saranno altri. Anche perché altrimenti il finale non si spiega, giusto?

Le accademie italiane e i luoghi comuni

"In teoria, la fantascienza avrebbe dovuto assolvere nella civiltà industriale l'equivalente del miracoloso favolistico e della narra­zione iperfantastica propri dei secoli passati...", l'affermazione - tratta dal volume Paraletteratura, della docente di Storia della lingua italiana Laura Ricci (2013) - rende conto di come l'impegno pluridecennale di tanti seri studiosi non sia ancora riuscito a smuovere i più retrivi luoghi comuni dell'accademismo nostrano.

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Che le etichette (vagamente dispregiative) di "mira­coloso favolistico" e di "iperfantastico" si possano appiccicare in fronte a scrittori come Edgar Rice Burroughs, Philip Josè Farmer, Emilio Salgari o Edward Elmer Smith è cosa indubi­tabile, ma come far rientrare in questa riserva indiana opere capi­tali quali La mostra delle atrocità di Ballard, Tutti a Zanzibar di John Brunner o persino il Noi di Evgenij Zamjatin? Di fatto, l'immaginazione fantascientifica "assolve" compiti un po' più complicati e dialoga con la realtà del suo tempo in termini non così facili da banalizzare.Nel breve racconto Ashes, scritto nel 1924 da Clifford Martin Eddy Jr. (pare con l'aiuto di H. P. Lovecraft in persona), il dottor Van Allister mette a punto un micidiale ritrovato liquido che è capace di ridurre in un mucchietto di cenere bianca qualsiasi sostanza con cui venga in contatto. Convinto di aver inventato una micidiale arma, decide - non si sa perché - di sperimentarla sul vicino di casa e, nell'inevitabile colluttazione, finisce incenerito lui stesso.

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