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NASA: scoperti sette esopianeti attorno alla stessa stella

La NASA ha annunciato la scoperta di sette esopianeti attorno alla stessa stella. Sono rocciosi e potrebbero avere acqua allo stato liquido in superficie.

NASA: scoperti sette esopianeti attorno alla stessa stella

Sette pianeti che orbitano attorno alla stessa stella, al di fuori del nostro Sistema Solare. È questo l'oggetto

dell'annuncio della NASA che è appena andato in onda in diretta internazionale. La scoperta è del telescopio spaziale Spitzer, e stando alle informazioni presentate dall'Agenzia Spaziale statunitense tre di questi pianeti sono in orbita nella "zona abitabile", l'area intorno alla stella madre compatibile la presenza di acqua allo stato liquido.

Secondo Brice-Olivier Demory, co-autore dello studio e professore presso il Center for Space and Habitability all'Università di Berna "questo sistema è probabilmente la nostra migliore scommessa a partire da oggi". 

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Una scoperta record per il numero di pianeti che orbitano nella zona abitabile attorno a una singola stella al di fuori del nostro Sistema Solare. L'altra informazione rilevante è che tutti i sette pianeti potrebbero avere acqua liquida in superficie e le condizioni atmosferiche giuste per supportare la vita, anche se queste probabilità sono più alte per i tre nella zona abitabile.

Il sistema di cui stiamo parlando è TRAPPIST-1, situato a 39 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell'Acquario, al di fuori del nostro Sistema Solare. La distanza non è eccessiva sul piano dei valori cosmici, ma questo non toglie che non è dietro l'angolo, e che con le tecnologie attuali non ci è possibile raggiungerlo. Dato che il sistema è relativamente vicino alla Terra, comunque, gli astronomi reputano di poter studiare le atmosfere di questi esopianeti in modo relativamente semplice.

L'esopianeta più vicino a noi fra quelli finora scoperti resta quindi Proxima b, situato a "soli" 4,2 anni luce da noi.

Il nome è dovuto al telescopio TRAPPIST (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescope-South), che a maggio 2016 è stato fondamentale per individuare con la tecnica del transito i primi tre pianeti di questo sistema lontano. Scoperta confermata e ampliata poi da diversi telescopi terrestri - tra cui il Very Large Telescope dell'ESO - e il telescopio spaziale Spitzer.

Leggi anche: Ecco il telescopio che ha scoperto i sette esopianeti

È proprio usando Spitzer che gli scienziati hanno misurato con precisione le dimensioni dei sette pianeti e calcolato le prime stime della massa di sei di loro (si va da circa 0,4 a 1,4 volte la massa della Terra), che ha permesso una valutazione preliminare della rispettiva densità. Utilizzando poi quest'ultima informazione è stato possibile stabilire che probabilmente  sono rocciosi.

Spitzer è un telescopio a raggi infrarossi che si è rivelato particolarmente adatto allo studio del sistema TRAPPIST-1 perché la stella è più visibile in luce infrarossa. Per raccogliere tutte le informazioni di cui gli scienziati avevano bisogno Spitzer ha osservato quasi ininterrottamente TRAPPIST-1 per 500 ore. Lo studio non è ancora terminato, e il direttore dello Spitzer Science Center, Sean carey, ha spiegato che "questo è il risultato più emozionante che io abbia visto in 14 anni di attività".


Al momento non abbiamo informazioni relative alla massa del più lontano dei sette pianeti dalla sua stella, ma vista la distanza potrebbe essere un mondo gelido. Da notare che le ipotesi sulla presenza di acqua liquida saranno da confermare con ulteriori osservazioni.

Quanto alla stella attorno a cui orbitano i pianeti oggetto di questo annuncio, si stima che al contrario del nostro Sole sia una nana rossa, una stella ultra fredda solo leggermente più grande del pianeta Giove e circa 2000 volte meno luminosa del nostro Sole. Potrebbe consentire la presenza di acqua liquida in superficie su pianeti che vi orbitano molto vicini, più di quanto sia possibile sui pianeti nel nostro Sistema Solare. Ecco perché tutti e sette i pianeti di TRAPPIST-1 hanno orbite più strette di quella di Mercurio attorno al nostro Sole.

Tuttavia questa vicinanza alla stella potrebbe avere delle controindicazioni per l'abitabilità. Come fa notare Nature, anche se tutti o una parte di questi pianeti dovesse avere acqua allo stato liquido, e TRAPPIST-1 è una stella ultra fredda, emette comunque una quantità di raggi X e di radiazione ultravioletta simile al nostro Sole. Così facendo potrebbe spazzare via l'eventuale atmosfera. 

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Inoltre, quattro di questi esopianeti orbitano attorno alla loro stella circa ogni 4, 6, 9 e 12 giorni. I due pianeti più interni invece avrebbero un periodo orbitale di 1,5 giorni e 2,4 giorni. Non abbiamo un dato per il settimo esopianeta, quello più distante dalla stella TRAPPIST-1.

Sappiamo infine che i pianeti sono anche molto vicini l'uno all'altro, tanto che stando sulla superficie di uno di essi si potrebbero non solo vedere gli altri, ma comprenderne anche le caratteristiche geologiche e vederne i sistemi nuvolosi, perché sarebbero ben più grandi di come vediamo la Luna dalla Terra.

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Un'altra importante informazione diffusa dalla NASA è che i sette pianti potrebbero orbitare volgendo sempre lo stesso emisfero verso la stella, il che vorrebbe dire che su un lato sarebbe sempre giorno e sull'altro ci sarebbe una notte perpetua. Una dato da non sottovalutare, perché in caso l'informazione fosse confermata si dovrebbero mettere in preventivo condizioni meteorologiche del tutto differenti da quelle terrestri, e la vita potrebbe avere difficoltà a prosperare.

Thomas Zurbuchen dello Science Mission Directorate ha spiegato che "questa scoperta potrebbe essere un pezzo significativo per completare il puzzle della ricerca dei luoghi favorevoli alla vita". A questo punto più di una persona si starà chiedendo se grazie a questa scoperta avremo la risposta alla domanda: "siamo soli"? Non c'è ancora,  ma Zurbuchen ha fiducia nel fatto che questa scoperta sia un notevole passo in avanti verso l'obiettivo di trovarla".

Secondo Amaury Triaud dell'Università di Cambridge, potremmo auspicabilmente imparare molto di più su questi pianeti nel giro di un decennio. 

 

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