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La privacy a scuola tra smartphone e social network

La norma e i suggerimenti del garante per la gestione della privacy nelle scuole italiane.

La privacy a scuola tra smartphone e social network

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La privacy a scuola tra smartphone e social network

Banner Tom's LegalLo scorso 7 novembre l'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, ha pubblicato sul proprio sito una guida denominata "La scuola a prova di privacy" con lo scopo di fornire un importante aiuto, ai fini di un corretto un corretto trattamento dei dati personali, a tutti coloro che operano e vivono ogni giorno nel mondo della scuola. Abbiamo chiesto un parere al Dott. Luigi Dinella dello Studio Legale Fioriglio Croari.

Leggi anche La privacy sbarca a scuola col vademecum del Garante

È certamente noto come le scuole, oltre a infondere nei giovani le conoscenze fondamentali, debbano altresì indirizzare gli studenti al rispetto dei valori portanti della nostra società. 

In un'era come quella attuale, invasa sempre più da internet e dal mondo della tecnologia, uno dei valori di cui si deve tenere particolarmente conto è la riservatezza (o privacy), intesa come rispetto dell'identità e della dignità personali di ogni soggetto.

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È lo stesso Garante della Privacy che, al fine di favorire una maggiore consapevolezza sui rischi cui si può incorrere con l'uso delle nuove tecnologie, ha pubblicato una guida denominata "La scuola a prova di privacy" indirizzata non solo agli studenti, ma anche ad insegnati, famiglie e soggetti dell'amministrazione scolastica in generale.

La guida, come afferma il Garante, non sostituisce la normativa, ma costituisce un importante ausilio sia per le scuole, in quanto indica come trattare correttamente tutti i dati (sia online che offline) di ragazzi e famiglie, sia per gli studenti, ai quali cerca di spiegare l'importanza della riservatezza propria e degli altri.

In questo articolo andremo ad analizzarne i punti più significativi ponendo particolare attenzione alle nuove tecnologie ed alla cosiddetta "Scuola 2.0".

Trattamento dati di studenti e personale scolastico

Prima di procedere nell'analisi occorre specificare che per trattamento dei dati personali s'intende "qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, la consultazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati" (art. 4 Dlgs 196/2003): la legge ne dà, dunque, una definizione particolarmente ampia con il fine di ricomprendere una serie variegata di operazioni.

Fatte queste premesse, si può passare ad analizzare la parte introduttiva della guida del Garante.

Inizialmente viene svolta una distinzione tra scuole private e scuole pubbliche: ad entrambe è prescritto di trattare soltanto i dati strettamente necessari per i fini istituzionali (non sono, ad esempio, utilizzabili per attività di promozione e marketing), tuttavia, in linea di principio, le scuole pubbliche non devono richiedere il previo consenso al trattamento dei dati, come invece è richiesto per le scuole private.

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L'interessato (ovvero chi subisce il trattamento dei dati) deve in ogni caso ricevere un'adeguata informativa riguardante i dati che vengono raccolti e le finalità per le quali tali dati sono trattati.

Proseguendo nell'analisi della guida, seguono specifiche indicazioni riguardanti i dati sensibili (ovvero relativi ad origini razziali ed etniche, convinzioni religiose e politiche, stato di salute) e giudiziari: per fare un esempio, è consentito il trattamento dei dati sensibili riguardanti l'orientamento religioso nel servizio di mensa per rispondere a particolari richieste delle famiglie (ma, in ogni caso, i dati sensibili possono essere trattati solamente se previsto da un'esplicita normativa).

In caso di violazione degli obblighi d'informativa e consenso è possibile ricorrere al Garante della Privacy attraverso una segnalazione o un reclamo (art. 141 Dlgs 196/2003).

Privacy e tecnologia

Temi in classe, voti di esami e comunicazioni scolastiche

Altro importante punto della guida riguarda i temi in classe: viene sottolineato che assegnare temi riguardanti la sfera personale degli studenti non lede in alcun modo la privacy. Starà, poi, alla sensibilità dell'insegnate decidere se, al momento della lettura del tema in classe, determinate tematiche debbano essere portate o meno a conoscenza degli altri studenti.

È inoltre ribadito che la pubblicazione degli esiti scolastici non costituisce violazione della privacy, bensì risponde alle esigenze di trasparenza della pubblica amministrazione.

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Nel seguito della guida, poi, il Garante si sofferma in particolare sulle comunicazioni scolastiche: tali documenti devono evitare di essere pubblicati con strumenti accessibili a chiunque, qualora possano rivelare l'identità di studenti che si trovano in situazioni estremamente delicate (ad esempio, per casi di bullismo, le comunicazioni vanno rivolte esclusivamente alle famiglie interessate e non inserite in circolari pubbliche).

Utilizzo di smartphone o strumenti simili

Il Garante precisa anche che spetta alle scuole indicare con quali modalità sia consentito l'utilizzo di smartphone e strumenti simili che permettano la registrazione di suoni ed immagini. L'utilizzo in generale, infatti, è consentito ma è necessario rendere consapevoli gli studenti della necessità di rispettare l'immagine e la dignità dei soggetti ripresi: eventuali usi scorretti possono causare conseguenze anche gravi. Ad esempio, è possibile registrare una lezione per scopi personali, ma è necessario, in primo luogo, il consenso del soggetto ripreso, nonché un'adeguata informativa per poter pubblicare sui social immagini o video di altri soggetti. In caso di pubblicazioni contro il consenso dell'interessato si può incorrere in pesanti sanzioni, anche di carattere penale.writing 

Particolare attenzione viene rivolta anche ai fenomeni del cyberbullismo e del sexting.

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Il primo consiste in un attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico, attuato attraverso la rete, allo scopo di ingenerare timore, ansia, isolamento nella vittima e, attualmente, viene assimilato allo stalking. Peraltro, a causa del proliferare del fenomeno, lo scorso settembre è stato approvato dalla Camera dei Deputati un provvedimento che mira a identificare il cyberbullismo come comportamento illegale e regolarlo specificamente.

Il termine sexting, invece, viene utilizzato per indicare condotte consistenti nell'invio di messaggi ed immagini sessualmente espliciti, tramite smartphone o altri mezzi informatici. In Italia queste condotte non hanno ancora una precisa disciplina normativa e, per il momento, si applicano per analogia le norme su stalking, molestie e produzione-divulgazione di materiale pedopornografico.

Il Garante, rivolgendosi direttamente ai ragazzi, li invita a comprendere che particolari comportamenti posti in essere sul web possono ripercuotersi anche gravemente nella vita reale, sia dal punto di vista della vittima degli abusi (si è assistito a diversi casi di cambio di scuola o addirittura suicidi), che da parte di chi agisce (si può incorrere in sanzioni di vario tipo). Inoltre, viene suggerito a chi è vittima di tali comportamenti di non esitare ad avvisare sia compagni e professori, sia il gestore del social per la rimozione del contenuto e le autorità competenti.

Per quanto riguarda, invece, la possibilità di fare riprese o foto durante recite, gite e saggi scolastici, viene ribadito che non vi è alcuna violazione della privacy quando questi materiali vengono raccolti per fini personali (per mostrarle ad amici e parenti). Diversamente, se si procede alla loro pubblicazione su internet e social, diventa necessario ricevere il consenso informato degli interessati presenti nei video e nelle foto.  

Pubblicazioni On Line

Per quanto riguarda le pubblicazioni online, il Garante sottolinea come le scuole debbano far fronte a determinati obblighi di pubblicità e trasparenza.

Nel compiere queste operazioni gli amministratori devono, tuttavia, prestare particolare attenzione, non pubblicando online dati personali che eccedano le finalità istituzionali per cui vengono trattati, nonché facendolo solo per il tempo strettamente necessario (in caso contrario, si potrebbe pregiudicare la privacy dell'interessato ed incorrere in sanzioni).

Videosorveglianza

Particolare attenzione merita, infine, la problematica della videosorveglianza: nella guida viene precisato come, in generale, vi sia la possibilità di installare telecamere all'interno degli istituti scolastici, ma nel rispetto di precise misure normative.

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Gli strumenti di videosorveglianza, infatti, devono funzionare esclusivamente negli orari di chiusura degli istituti (se collocate all'esterno degli edifici, possono essere attive per tutto il giorno, ma l'angolo di visuale deve essere opportunamente delimitato) e la loro presenza deve essere segnalata con esplicita segnaletica. Le immagini registrare, inoltre, devono essere cancellate, in generale, dopo 24 ore.

Occorre precisare, infine, che, a breve, potrebbero esserci importanti novità nella disciplina di quest'istituto: un recente disegno di legge prevede la possibilità di installare telecamere a circuito chiuso in asili nido, scuole dell'infanzia e strutture socio-assistenziali per anziani e disabili (anche se le riprese dovranno comunque avvenire in maniera criptata).

Nota: una versione più completa di questo articolo, con numerosi e precisi riferimenti al codice vigente, si può consultare su Diritto dell'Informatica

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