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Recensione Huawei P10 e P10 Plus, tanti pregi e un difetto

I nuovi Huawei P10 e P10 Plus sono due smartphone davvero validi, con prestazioni al top, grandissima autonomia e una fotocamera in grado di rivaleggiare con le prime della classe, soprattutto per quanto riguarda il P10 Plus. Ma non sono perfetti.

Recensione Huawei P10 e P10 Plus, tanti pregi e un difetto

Recensione Huawei P10 e P10 Plus

 

I nuovi Huawei P10 e P10 Plus hanno tutto, o quasi,  quello che si potrebbe chiedere a uno smartphone Android di ultima generazione.

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Il 2016 è stato un anno di crescita per Huawei. Per quanto riguarda il software è infatti riuscita a risolvere i problemi della sua interfaccia proprietaria EMUI, prima di presentare l'ultima versione, EMUI 5.0, decisamente superiore. Lo smartphone P9 inoltre ha venduto bene in tutto il mondo, superando quota 10 milioni di unità alla fine dell'anno.

Il 2017 costituisce una sfida per l'azienda cinese, che dovrà costruire su queste basi senza perdere il momento favorevole. La prima mossa è stata l'introduzione dei nuovi P10 e P10 Plus.

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Come i modelli che li hanno preceduti, anche i nuovi smartphone offrono una configurazione hardware assai simile declinata in due versioni dalla diagonale differente, all'interno di una scocca in metallo di ottima qualità.  La piattaforma è valida e la nuova EMUI è anni luce avanti rispetto al passato, cosa potrebbe andare male dunque?

Hardware

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Huawei P10 ha un design molto simile a quello dell'iPhone, ereditandone sia i pro che i contro. È ben costruito ed ergonomico ma un po' scivoloso, soprattutto nella versione Plus da 5.5 pollici. Lo smartphone è disponibile sia in alcune colorazioni classiche che in altre più vivaci, queste ultime presentano una particolare lavorazione della cover posteriore che riflette la luce in una maniera molto gradevole e non somiglia a niente che sia già presente sul mercato.

La texture inoltre dovrebbe essere molto più resistente ai graffi rispetto al solito alluminio con finitura satinata, tuttavia lo sfregamento contro superfici di metallo o cemento provoca la comparsa di antiestetiche zone argentate, a causa dell'asportazione dello strato superficiale della finitura.

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Il design è anche debitore di diverse soluzioni della precedente serie P, come ad esempio il vetro di protezione della fotocamera posteriore, a filo della superficie metallica o l'accento rosso attorno al tasto di accensione. In generale però le forme sono molto più morbide e arrotondate rispetto agli spigolosi P9 e Mate 9 dello scorso anno.

Come questi gli ultimi nati di casa Huawei offrono un buon comparto audio, formato dall'altoparlante principale sistemato nella parte inferiore dello smartphone e da un tweeter sistemato dietro l'auricolare. Il Mate 9 sembra essere capace di riprodurre una maggior quantità di bassi, ma in ogni caso i P10 offrono ottime prestazioni, con un volume superiore ad esempio a quello dei Google Pixel e con una distorsione inferiore a quella dell'LG G6.

Il frontale dei P10 è minimalista come tutti gli Huawei più recenti. L'azienda ha inoltre sostituito il suo brand col sensore d'impronte digitali e questo per due motivi: per diminuire il peso del pregiudizio sulla reale qualità del dispositivo da parte degli utenti che non conoscono il brand e perché posizionare il sensore sul retro ora che c'è la particolare finitura "hyper diamond cut" sarebbe stato problematico. Il sensore stesso questa volta è ricoperto di vetro ed è come sempre veloce, reattivo e comodo da utilizzare.

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Ottimo anche lo schermo. Il P10 standard utilizza un LCD da 5.1 pollici con risoluzione Full HD, mentre il Plus è dotato di un pannello da 5.5 pollici QHD. Entrambi offrono un ottimo angolo di visualizzazione, luminosità elevata anche all'aperto e colori vibranti, anche se i pannelli virano leggermente verso il blu (in ogni caso il bilanciamento del bianco è regolabile).

Purtroppo, a differenza di P9 e Mate 9 ma anche di molti smartphone economici, nessuno dei due P10 utilizza un trattamento oleofobico per lo schermo, che diventa così rapidamente sporco e pieno di ditate.

Niente compromessi invece fortunatamente per quanto riguarda la piattaforma hardware. Entrambi i P10 fanno uso del Soc Kirin 960, già visto a bordo del Mate 9, abbinati a 4 GB di RAM e 64 GB di spazio per lo storage per il P10, o 6 GB/128 GB per il P10 Plus.

Huawei ha poi lavorato sulle latenze del touch e su altre ottimizzazioni che, unite alla potenza della piattaforma, assicurano un'esperienza d'uso sempre soddisfacente in qualsiasi condizione. Queste prestazioni elevate inoltre riguardano anche il gaming, grazie alla nuova GPU ARM Mali-G71.

Software

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Anche quest'ultima versione dell'interfaccia proprietaria EMUI è ancora una versione pesantemente personalizzata di Android, benché sia molto più pulita e meno disordinata delle versioni precedenti. Il centro notifiche di Android è pressoché identico a quello standard, salvo per la presenza delle impostazioni rapide di Huawei e per l'implementazione di un sistema di permessi separato per le notifiche da lock screen, che potrebbe confondere un po' gli utenti.

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Nonostante la maggior parte delle attenzioni si sia concentrata "sotto al cofano" ci sono anche alcune aggiunte per l'utente finale. Huawei ad esempio ha stipulato un accordo con GoPro per includere l'app del produttore sul P10, dando così l'opportunità agli utenti di aggiungere in modo semplice e veloce effetti e transizioni ai propri scatti. Non si tratta di una novità assoluta ma è comunque un dettaglio che farà indubbiamente piacere.

Ci sono poi alcune opzioni per cambiare le funzioni dei tasti software di Android. Come nel caso del Mate 9 Pro, anche col P10 è possibile utilizzare alcune gesture sul sensore d'impronte digitali per sostituire i pulsanti a schermo standard.

Fotocamere

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È passato un anno dall'inizio della collaborazione strategica tra Huawei e Leica, che ha già portato a un incremento sostanzioso delle prestazioni delle fotocamere presenti sui propri dispositivi e col P10 sono stati introdotti altri cambiamenti sostanziali, sia per quanto riguarda l'hardware che il software.

Anzitutto c'è una nuova modalità ritratto, simile per nome e funzione a quella dell'iPhone 7 Plus. L'app e l'ISP Kirin collaborano per rendere i volti più luminosi, alleggerire i difetti e sfocare artisticamente lo sfondo. La modalità ritratto inoltre offre anche colori leggermente più saturi.

Molte delle stesse funzioni sono disponibili anche sulla fotocamera anteriore da 8 Mpixel -- anch'essa ora certificata Leica e e dotata di un luminoso obiettivo f/1.9. Il software per i selfie è ora capace di rilevare il numero di persone presenti nello scatto, sfocando lo sfondo di conseguenza, in modo da preservare i dettagli sul volto di tutti.

Sulla carta l'obiettivo della fotocamera Leica di seconda generazione del P10 non è cambiato rispetto a quello del Mate 9 ed è sempre dotato di un modello f/2.2 con lenti Leica Summarit, abbinato a un sensore a colori da 12-megapixel con pixel da 1,25 micron e stabilizzatore ottico d'immagine. Il secondo sensore invece è un monocromo da 20-megapixel privo di stabilizzatore, ma comunque dotato di autofocus laser.

Di conseguenza i risultati ottenibili col P10 sono molto vicini a quelli offerti dal Mate 9. Si otterrà dunque un ottimo range dinamico grazie al doppio sensore, con prestazioni generalmente solide sebbene con qualche perdita dei dettagli più fini nelle situazioni di illuminazione più complesse e difficili.

Le novità hardware più importanti sono state riservate al P10 Plus, che introduce un doppio obiettivo f/1.8 con lenti Leica Summilux, molto più luminose delle altre. Nonostante oggi il Google Pixel e LG G6 restino ancora migliori, il P10 Plus è davvero molto vicino, al punto che molte persone non vedrebbero differenze tra gli scatti di questi smartphone.

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Ci sono solo un paio di situazioni in cui abbiamo potuto notare prestazioni meno entusiasmanti da parte del P10 Plus. Anzitutto nelle scene ad alto contrasto, con molte zone in ombra e altre più luminose. In questo caso la fotocamera fa fatica a mantenere i dettagli del colore, con alcune aree praticamente in bianco e nero nonostante la modalità a colori.

Huawei inoltre non ha ancora raggiunto i migliori quando si parla di video. Nonostante l'integrazione di uno stabilizzatore ottico e di una modalità di stabilizzazione software, resta ancora una certa quantità di ghosting nei filmati con molto movimento, mentre i dettagli più fini si perdono nel caso di un'illuminazione ambientale insufficiente, più di quanto avvenga in altri smartphone di fascia alta. Se la fotografia è una priorità scegliete quindi il P10 Plus.

Autonomia

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Generalmente gli smartphone Huawei hanno sempre goduto di un'ottima autonomia, grazie a un mix tra ottimizzazione software, processore proprietario e utilizzo di batterie di grande capacità e in questo senso i nuovi P10 non fanno eccezione.

Il P10 standard ha una batteria da 3200 mAh, un po' sopra alla media per uno smartphone con questa diagonale. I consumi poi sono ulteriormente limitati grazie all'adozione di un display 1080p. P10 Plus invece utilizza una batteria da 3750 mAh, più che sufficiente per gestire un pannello QHD da 5.5 pollici.

Nell'uso quotidiano entrambi i modelli non hanno mai avuto problemi a coprire un'intera giornata, ma nessuno dei due è in grado di eguagliare la capacità del Mate 9 di coprire più giorni. Sia il P10 che il P10 Plus si avvantaggiano della tecnologia Super Charge, che richiede un cavo e un caricabatteria dedicati ma che consente di raggiungere l'80% di ricarica in appena 30 minuti. Erogando 5A a soli 4.5V inoltre consente di contenere molto la produzione di calore da parte della batteria, per una maggior sicurezza.

Conclusioni

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Huawei P10 e P10 Plus sono due ottimi smartphone, con una dotazione hardware di tutto rispetto, un'interfaccia funzionale e reattiva e una grande fotocamera, ed entrambi potrebbero essere considerati tra i migliori smartphone Android in circolazione. Peccato per la mancanza del trattamento oleofobico, che fa sporcare il vetro molto facilmente.

Se non vi fanno paura le ditate, questi due smartphone offrono un'esperienza solida, elevate prestazioni e qualità in pressoché tutte le specialità. Se siete disposti a spendere quello che costano, non ci sono motivi per non consigliarli.

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