Recensione Need for Speed Payback

Need for Speed, di nuovo!

Need for Speed, di nuovo!

Need for Speed Payback

 

Need for Speed Payback è il ventitreesimo titolo della fortunata saga di motori dedicata al mondo delle corse clandestine.

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Need for Speed, il cui primo capitolo risale all'ormai lontano 1994, ha visto avvicendarsi moltissime software house alle prese con edizioni più o meno di successo. Gli ultimi tre capitoli prodotti e, a partire dal penultimo anche sviluppati, da Ghost Games hanno impressionato positivamente gli utenti assicurando un'esperienza solida e divertente, anche se non rivoluzionaria.

La banda di Tyler

Il gioco segue le orme automobilistiche di Tyler e della sua banda, composta da Mac e Jess (più il burbero meccanico). Il trio si dedica ai "colpi" e alla vita delle corse di strada, fino a quando non decide di derubare uno dei più ricchi uomini di Fortune Valley.

Assistito da Lina Navarro (interpretata nel gioco dall'inconfondibile Dominique Tipper, la Naomi della serie televisiva "The Expanse") il gruppo riesce nel furto, se non fosse per un piccolo dettaglio: Lina tradisce tutti e gli allegri malfattori sono costretti a ritirarsi dalle scene.

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A Tyler non resta che vendicarsi della "Loggia" (la gang pseudo mafiosa di cui fa parte Lina, che ormai controlla le strade della città) e per farlo decide di riunire la banda e chiedere una mano proprio all'uomo precedentemente rapinato.  

L'intera trama del videogioco ruota attorno al concetto del mascalzone dal cuore d'oro, uno stereotipo tutto americano secondo il quale correre clandestinamente, rubare e compiere pericolosissime manovre automobilistiche non arreca poi così tanti danni.

Chiaramente il messaggio piace al videogiocatore: Fortune Valley è una specie di enorme autodromo, dove tutto è in funzione dei motori e dove effettivamente il confine di giusto e cattivo è traslato verso le quattro ruote. La trama impegna per una ventina abbondante di ore, a seconda che si riesca a superare con più o meno facilità le oggettivamente poco difficili missioni.

Quantità più che Qualità

Dal punto di vista del gameplay, Payback punta tantissimo sulla quantità, a discapito della qualità. Naturalmente, fermo restando la solida struttura arcade, non abbiamo di fronte un gioco raffazzonato o sgradevole, ma viene a mancare sempre qualcosa, sia dal punto di vista della giocabilità che delle attività.

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Dopo le prime missioni-tutorial, Fortune Valley si schiude completamente, lasciando libero il giocatore di esplorare le diverse zone dell'alter ego di Las Vegas, offrendo terreni e piste molto eterogenee. Montagna, deserto, città: le esigenze di tracciato saranno pienamente soddisfatte.

Principalmente il gioco richiederà pazienza: per andare avanti nella trama è necessario battere le diverse gang di corridori sparse per la metropoli e nel farlo bisogna completare gare di ogni tipo. Corse classiche, sterrato (qui interviene Mac), fuga dalla polizia (che non è presente casualmente ma solo in queste determinate sfide), accelerazione e derapata. In più il prodotto mette a disposizione tantissime altre quest casuali, nonché la possibilità di cercare i "catorci", telai di super-car che andranno risistemati pezzo dopo pezzo.

Dal punto di vista della giocabilità vera e propria Payback non spicca il volo, a causa di un approccio arcade che non strizza né l'occhio alla totale noncuranza delle leggi fisiche ma neanche a un pizzico di realismo in più.

Pertanto le gare saranno quasi sempre contraddistinte da fastidiosi sali scendi di posizione, durante i quali la vittoria sarà sancita o dalla micidiale potenza della nostra auto o dalla oggettiva facilità di gioco (sposata a un sapiente uso della nitro).

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L'IA insomma, come spesso accade soprattutto nei prodotti di corse arcade, diventa aggressiva solo quando raggiungeremo le prime posizioni, rimanendo invece quasi passiva nel momento del recupero. Un aspetto molto fastidioso, alla luce anche del fatto che questo tira e molla continuo si traduce in primo luogo in prestazioni improbabili (gli avversari, recuperando a volte gap di interi secondi, dovrebbero viaggiare a 400 km/h) e in secondo luogo in una notevole frustrazione quando ci si rende conto che la vittoria è quasi sempre assicurata dalla macchina e non dal pilota.

Le caratteristiche di guida tra vetture esistono, ma sono limitate al minimo sindacale, rivelando un certo pressapochismo prestazionale. Il sistema di aggiornamento del rendimento invece è affidato al sistema di "card": schede da installare sulle quattro ruote, vincolate alla macchina proprietaria e dotate di differenti caratteristiche, tra cui quella di fare sinergia con altre carte simili.

In generale quindi, vista la possibilità di vendere e riassemblare carte, al giocatore viene richiesta una certa dose di abilità nel gestire e apportare la migliore configurazione, pur non rilevando nessun tipo di ulteriore conoscenza o capacità tecnica. 

Tuning, Comparto grafico e tecnico

Immancabile Tuning

Impressionante invece la sezione dedicata al tuning, da sempre (ma non sempre) fiore all'occhiello dell'intera saga. Per quest'ultimo Ghost Games ha deciso di affidarsi a un sistema a due fasi: prima il giocatore deve cercare di sbloccare le zone della macchina che possono essere oggetto di modifica estetica, poi dovrà iniziare a risparmiare una quantità notevole di denaro per potersi effettivamente permettere la minigonna o il tettuccio in fibra di carbonio di turno.

Le possibilità di combinazioni, colori, adesivi e aggiunte sono davvero moltissime, aiutate anche dalla community online, attraverso la quale chiunque ha accesso all'impostazione messa a disposizione da altri utenti. Unico neo in questo paradiso di cerchioni e alettoni è l'interfaccia, che appare sinceramente macchinosa e poco fruibile.

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Il comparto online multiplayer, sulla falsariga di altri numerosi open world di questa risma, offre numerose sfide, modalità competitive e in generale le stesse identiche esperienze di gioco, scevre però da qualsivoglia ingerenza social alla campagna principale. Il gameplay insomma è nettamente diviso in due dimensioni separate e distinte, pur se gemelle nell'ottica del sistema di guida e di gara.

Comparto Grafico e Tecnico

Dal punto di vista tecnico il nuovo NFS non brilla di luce propria, mostrando il fianco a qualche critica di troppo se si considera l'importanza del prodotto e le possibilità e potenzialità mostrate in alcuni precedenti capitoli.

Le super-car in gioco si riveleranno sempre perfettamente disegnate e renderizzate, nonché "vissute" grazie alla presenza dei danni (puramente estetici, ma realistici quanto basta). Ai modelli oggettivamente ben fatti delle macchine si oppongono quelli altrettanto oggettivamente mal fatti delle autovetture da "traffico".

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Bisogna segnalare anche i continui episodi di popping dei fondali e di lentezza nel caricamento delle carrozzerie. Alcune patch hanno risolto parte del problema, ma la carenza tecnica sotto questo punto di vista rimane.

Una defezione che gli sviluppatori non hanno cercato di coprire neanche con qualche accortezza più furba: gli intermezzi video, pur se molto cinematografici, insistono con dei primissimi piani dedicati a dettagli o elementi di contorno (quali terreno, erba, ecc) che non possiedono la necessaria accuratezza grafica per poter essere usati in tal modo.

Il risultato è che l'open world di NFS, pur con la mole di attività e macchine a disposizione, pur con la bella caratterizzazione dei paesaggi, ne esce fuori un poco malandato. Il giocatore avrà sempre la sensazione di essere inserito in un sistema non solo finto (e questo non è certo un difetto) ma anche e soprattutto privo di personalità e davvero poco probabile.

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Il comparto audio, certo già in partenza meno importante in un titolo sbarazzino e poco impegnativo come questo, si comporta bene, senza infamia e senza lode. La compilation scelta per la radio di gioco è di buon gusto anche se forse dotata di poche canzoni, mentre i rumori di scena e gli effetti audio tengono tranquillamente botta. 

Verdetto finale

Need for Speed Payback svolge sicuramente il suo lavoro, che consiste nell'offrire tonnellate di divertimento in salsa quattro ruote, senza impegnare troppo né il cervello né il pad/volante, vista la sostanziale facilità delle sfide proposte.

Il titolo, pur non essendo mediocre, non eccelle: anche tenendo conto della natura squisitamente arcade sono presenti alcuni evidenti problemi sia di giocabilità che di realizzazione tecnica. I passi avanti rispetto ai precedenti capitoli (e alla terribile riproposizione di Most Wanted) sono comunque cristallini.

L'acquisto è quindi consigliato per tutti gli appassionati di tuning, di corse spericolate e del generale mood scanzonato che contraddistingue questo genere videoludico. Chiunque cerchi invece, anche nella categoria arcade, qualcosa di più soddisfacente dal punto di vista tecnico dovrebbe forse rifletterci qualche minuto.

I presupposti rimangono buoni e Ghost Games, se alzerà il tiro per la prossima produzione, potrebbe riuscire a piazzare il vero colpaccio.


Tom's Consiglia

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