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Recensione Parrot Bebop 2

Un drone leggero e preciso che grazie ai suoi automatismi è perfetto per i principianti. Si controlla via smartphone, ma i prezzi degli accessori sono un po' alti.

Recensione Parrot Bebop 2

 

Parrot Bebop 2 Drone

 

Un quadricottero leggero, semplice da usare e divertente. Ideale per iniziare senza troppo impegno, allo stesso prezzo si trovano concorrenti temibili, ma più impegnativi.

Parrot Bebop 2 Drone

Parrot è stata una delle prime aziende a dedicarsi ai droni per il grande pubblico e ha avuto il grande merito di sdoganare questi divertenti giocattoli hi-tech.

Di acqua sotto i ponti rispetto ai primi AR Drone ne è passata e i prodotti si sono evoluti fino ad arrivare a questo Bebop 2, un drone quadricottero che monta una bella foto/videocamera frontale da 14 megapixel in grado di girare video in full HD.

Disponibile in due colorazioni, quello che abbiamo provato era quasi juventino nel suo bianco e nero, ma esiste una versione filo-milanista in nero e rosso. Volendo si può comprare una batteria extra di colore diverso e creare un mix.

01 apertura

I materiali usati sono i soliti, ormai rodatissimi, che si trovano su tutti i droni: resina, abs e polistirolo. In questo modo, il peso resta molto contenuto e in soli 500 grammi abbiamo un velivolo dall’autonomia ragionevole, stimata in 25 minuti dalla casa e verificata in una ventina di minuti da noi, completo di videocamera stabilizzata e una linea piacevole.

Nella scatola si trovano, oltre al drone e alla batteria da 2700 mAh, otto eliche, un attrezzo speciale per bloccarle sui perni dei motori, il caricabatterie con gli adattatori per usarlo nei vari paesi del mondo e qualche foglietto di istruzioni.

02 interno scatola JPG
Il Bebop 2 viene riposto nella scatola con le eliche smontate, per evitare danni e rendere la confezione più compatta. Onestamente, avremmo gradito una soluzione che ci evitasse di dover riconnettere le eliche ogni volta.

Strutturalmente, molte delle soluzioni sono state ereditate direttamente dalla prima versione del Bebop. Adesso la batteria non è più assicurata allo chassis da uno strap in velcro, ma per il resto la carlinga è molto simile.

La videcamera è ancora piazzata sul “naso” del drone, posizione che è stata criticata in passato per il fatto di esporre l’ottica a urti potenziali danni, ma anche lodata perché permette riprese grandangolari molto spettacolari senza inquadrare alcuna parte del velivolo.

Fronte lente JPG
La lente frontale è molto esposta durante il volo, ma a riposo può contare sulla protezione di quel tappo in plastica.

Anche le eliche sono uguali a quelle del suo predecessore, con quelle nere piazzate dietro e quelle bianche o rosse davanti.

Preparazione, documentazione e primo approccio

Una volta estratto il drone dalla scatola, appare ancora evidente che non c’è modo di trasportarlo montato. Questa è una caratteristica comune a molti dei droni di medie e grandi dimensioni, ma dover smontare e rimontare le eliche ogni volta è un’operazione un po’ noiosa.

In compenso, le operazioni preliminari per il volo si compiono in pochi minuti. Basta fissare le eliche ai motori (tutti brushless, ovviamente), scaricare il software e verificare che la carica della batteria sia sufficiente al primo volo.

Un sistema di controllo poco comodo

Montate le eliche e controllato il livello di carica della batteria, siamo pronti a provare il drone. Per chi fosse alle prime armi con un Bebop, è buona norma seguire i tutorial che si trovano nell’app scaricabile per smartphone o tablet Android e iOS.

La prima cosa con la quale bisogna scendere a patti quando si usa il Bebop 2 è il sistema di controllo: all’interno della scatola, infatti, non c’è il classico radiocomando e bisogna “arrangiarsi” con una app scaricabile dagli store online di Google ed Apple (che poi è la stessa che contiene anche altri moduli come i tutorial di cui abbiamo già parlato).

È in realtà possibile acquistare a parte un accessorio che incorpora levette e pulsanti che rendono il controllo del drone molto più preciso e “tradizionale”, ma per entrarne in possesso dobbiamo investire almeno 400 euro  che possono diventare 300 se scegliamo di prenderlo il bundle con il drone.

SkyController
Lo SkyController offre due levette, lo spazio per alloggiare un tablet e un'antenna molto più potente che estende la portata d'uso del drone.

Capiamo che usare uno smartphone o un tablet permetta di sfruttare moltissime funzioni che sarebbero altrimenti molto costose da implementare sui radiocomandi tradizionali, però il controllo tramite levette è difficile da sostituire e sarebbe stato sensato trovare una soluzione meno onerosa.

Usare il tablet o lo smartphone per gestire il Bebop 2, comunque, è tutt’altro che impossibile anche perché esistono ben tre modalità di pilotaggio che permettono buoni risultati dopo una certa dose di allenamento.

La prima è quella che cerca di replicare il tipico radiocomando: due levette “virtuali”, insieme ad alcuni pulsanti, vengono visualizzate sullo schermo, sovraimpresse al video proveniente dalla telecamera del drone.

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L'interfaccia sullo schermo del tablet è chiara e pulita, ma offre una esperienza meno comoda e precisa di quella che si ottiene tramite radiocomando con le classiche levette.

Purtroppo, per qualche strano motivo non è possibile tarare la sensibilità dei controlli virtuali e questo implica una risposta molto nervosa del drone alla quale bisogna abituarsi prima di impegnarsi in manovre complesse.

Gli altri pulsanti, invece, sono immediati e semplici da gestire. In particolare, le funzioni di atterraggio e decollo automatici sono molto comodi per i principianti. Ci sarebbe piaciuto avere anche un pulsante in grado di dare un po’ di libertà in più ai piloti esperti che, magari, vogliono mettersi alla prova con atterraggi manuali in zone anguste.

Quando il drone è in modalità di volo, infatti, rifiuta di scendere al di sotto di una certa quota, rendendo impossibili i passaggi radenti.

La stabilità del drone è sempre molto buona e questo aiuta molto nella fase di addestramento iniziale, in cui bisogna prendere le misure alla reattività dei comandi. Anche in presenza di vento, il velivolo mantiene la posizione senza oscillare o sbandare.

La sua stabilità è di grande aiuto soprattutto mentre si cerca di imparare a usare le altre due modalità di volo, che sono un po’ più “creative”.

La modalità due, infatti, sostituisce una delle levette con i giroscopi dello smartphone, gestendo imbardate e accelerazioni con l’inclinazione dello smartphone.

Gal InAir dasotto JPG
L'ottima stabilizzazione del Bebop 2 appare evidente nei voli indoor in spazi ristretti. Qui abbiamo messo a repentaglio un soggiorno con televisore

Con il pollice si gestiscono quota e rotazione sull’asse verticale, mentre il resto è demandato a gesti che ci fanno sembrare Luke Skywalker alle prese con gli insegnamenti di Yoda.

Anche in questo caso, l’esperienza è indispensabile per ottenere un livello di controllo sufficiente a compiere manovre complesse. In particolar modo, bisogna fare molto allenamento nel gestire il drone quando la direzione di volo non è allineata con il verso in cui teniamo lo smartphone.

Una volta padroneggiata la tecnica di controllo tramite inclinazione dello smartphone, potremo passare alla terza modalità, dove il pollice si occupa di gestire la gimbal della telecamera, mentre tutto il resto è delegato agli accelerometri.

Alla fine della prova, il sistema di controllo preferito resta quello con le levette virtuali, ma anche la modalità due non è niente male. Quella avanzata, invece, resta un po’ troppo macchinosa da gestire e l’errore diventa un po’ troppo probabile per i nostri gusti.

Peccato, perché la possibilità di muovere la telecamera, per angoli di rotazione che ci saremmo aspettati minori e che invece sono di tutto rispetto, permette riprese ancora più spettacolari.

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