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Recensione The Land of Pain, la paura Made in Italy

The Land of Pain è l'italianissimo horror sviluppato con passione dal solo Alessandro Guzzo.

Recensione The Land of Pain, la paura Made in Italy

The Land of Pain

 

The Land of Pain è un videogioco tutto italiano sviluppato da una sola persona, ma molto ambizioso.

The Land of Pain

Il panorama videoludico italiano è in costante crescita e ai titoli prodotti nel nostro Paese si aggiunge The Land of Pain, un inquietante horror in prima persona sviluppato unicamente da Alessandro Guzzo - che abbiamo intervistato nei giorni scorsi.

Una piacevole scampagnata si trasforma in un incubo quando una misteriosa ed enorme sfera luminosa appare in mezzo a una radura, catapultandoci così verso l'inizio della nostra cupa avventura.

Fin dai primi secondi di gioco non si può che rimanere sorpresi dalla qualità grafica, nonostante The Land of Pain sia stato sviluppato da una sola persona.

La scelta di usare il CryEngine come motore di gioco ha permesso di ottenere un grande realismo delle ambientazioni, i cui elementi sono stati in parte generati con la tecnica della fotogrammetria, che permette di ottenere i modelli tridimensionali di oggetti e strutture reali grazie a più foto scattate da diverse angolazioni.

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Naturalmente non tutti gli elementi del gioco sono stati sviluppati con questo metodo. Arbusti, cespugli, alberi e molti oggetti che si trovano all'interno delle strutture sono stati infatti modellati tradizionalmente.

Ciò fa sì che si noti una differenza nella qualità dei dettagli, che salta facilmente all'occhio. Tuttavia, l'autore è riuscito a mischiare bene i vari elementi e ottenere così un risultato quasi sempre omogeneo.

La vegetazione è fitta, alcune piante si piegano al nostro passaggio, i raggi di luce filtrano fra gli alberi, ogni tanto compare qualche costruzione generata con la fotogrammetria ed è sempre presente un po' di foschia. Il risultato finale è realistico e denota una grande cura dei dettagli - tanto che a volte capita perfino di perdere il senso dell'orientamento.

Peccato solo quando si entra, ad esempio, dentro una casa, dove la minore densità poligonale del mobilio salta subito all'occhio. Comunque questo non può essere realmente considerato un difetto.

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Per quanto riguarda l'ottimizzazione, nessuna paura. Con la nostra configurazione di prova, dotata di scheda video AMD R9 290, abbiamo potuto giocare in FullHD con tutte le impostazioni al massimo mantenendoci al di sopra dei 60 fotogrammi al secondo.

Proseguendo con la storia, ben presto l'ambientazione si trasforma in un incubo e l'aspetto vivo e rigoglioso lascia spazio ad atmosfere più cupe. L'oscurità è infatti uno degli elementi principali di The Land of Pain, tanto da rendere difficile vedere cosa c'è in lontananza a meno di non usare la lanterna, diventando però più visibile ai nemici.

All'inizio questo porta la tensione alle stelle, soprattutto grazie a effetti sonori e musiche che mantengono il giocatore sul chi vive ma, man mano che il tempo di gioco avanza, la paura diminuisce.

Inoltre, le creature che infestano il mondo di The Land of Pain sono circoscritte solo ad alcune aree. Non sarebbero nemmeno un vero e proprio pericolo se non fosse che sono quasi indistinguibili a causa del buio e quindi spesso capita di trovarcele vicino perché non le abbiamo proprio viste.

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Per fortuna, la saggia scelta di inserire tanti checkpoint rende la morte poco frustrante perché non si perdono i progressi fatti. La longevità non è quindi aumentata artificiosamente costringendoci a ripetere intere porzioni dell'avventura. L'altro lato della medaglia è che questa è davvero ridotta all'osso. Sono infatti sufficienti meno di 4 ore per terminare The Land of Pain.

Nel complesso, il gioco si può definire più un walking simulator che un classico horror in prima persona, però questa impostazione funziona bene.

L'avventura prosegue infatti in modo molto lineare ma gli indizi sono volutamente risicati al minimo, costringendo il giocatore a cercare ciò che gli serve per avanzare. Non aspettatevi però enigmi o rompicapo complessi, dato che l'enfasi è posta proprio sull'esplorazione approfondita di ogni anfratto della mappa di gioco.

Il prezzo di 11,99 euro richiesto, potrebbe quindi apparire fuori scala rispetto a quanto il gioco offre. Tuttavia è assolutamente in linea con molti altri titoli dello stesso genere.

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Chi non ha mai visto una di queste fontanelle per strada?

The Land of Pain ha inoltre dalla sua una trama davvero interessante, con continui rimandi alle opere di H. P. Lovecraft. Per comprendere al meglio cosa sta accadendo è infatti bene leggere tutti i testi sparsi in giro. E, nel caso ve lo stiate chiedendo, il gioco è completamente in italiano.

Più scopriamo del luogo in cui ci troviamo e più il giocatore è invogliato ad avanzare per ottenere maggiori informazioni. Vogliamo evitarvi qualsivoglia forma di spoiler, perciò lasciamo a voi il divertimento di svelare tutti i segreti di The Land of Pain, peccato però per il finale.

La partita è infatti andata avanti sempre in crescendo, tuttavia termina in maniera tale da lasciare un enorme punto di domanda. Avremmo preferito qualche dettaglio in più o perlomeno un finale più conclusivo.

Conclusioni

The Land of Pain è un gioco ambizioso e per di più realizzato da una sola persona, che riesce però a mantenere le proprie promesse. La qualità grafica è indubbia e la trama incuriosisce quanto basta per convincere il giocatore a portare a termine questo ibrido fra horror e walking simulator.

Tuttavia la breve durata, il finale troppo "aperto" e il fatto che comunque non faccia veramente paura, ne limitano in parte il voto. In ogni caso rimane più che consigliato per chi cerca una breve ma intensa avventura interattiva, con una trama ben sviluppata.


Tom's Consiglia

Se vi piacciono i giochi horror in prima persona, allora date un'occhiata a Resident Evil 7, se ne avete il coraggio...

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