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Recesso ADSL e telefono: i costi di disattivazione

Tutto quello che dovete sapere sui costi di disattivazione dai contratti telefonici, TV ed Internet.

Recesso dai contratti di telefonia, TV ed Internet: costi di disattivazione o penali mascherate?

Grazie al celebre "decreto Bersani-bis", il consumatore che ha stipulato un contratto per adesione con operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazione elettronica può recedere dal contratto o trasferire la propria utenza presso altro operatore, senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell'operatore, il quale non può imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Il che, almeno in teoria, dovrebbe implicare, da un lato, la possibilità di recedere dal contratto in qualsiasi momento, senza pagare alcuna penale (come accadeva, invece, in precedenza) e, dall'altro, che le spese per il recesso devono essere "giustificate" dall'operatore.

Nella pratica è davvero così? E quali sono le spese "giustificate" e quelle, invece, "non giustificate" da costi dell'operatore?

Su quest'ultimo punto, il decreto sembra essere piuttosto vago. Di conseguenza, nonostante i buoni propositi del legislatore, per gli utenti risulta ancora oggi difficoltoso, sia in termini di tempo che di denaro, cambiare operatore telefonico, recedere dai suddetti contratti o, semplicemente, ottenere le dovute informazioni.

Il recesso prima e dopo il decreto Bersani e i destinatari delle nuove disposizioni in materia

Prima dell'entrata in vigore del Bersani-bis, l'utente poteva recedere dal contratto stipulato con operatori di telefonia, di reti televisive o di comunicazione elettronica senza incorrere in alcuna penale, purché il recesso intervenisse uno o due mesi prima della scadenza naturale del contratto. Se, invece, il recesso interveniva al di fuori di questa soglia, l'utente era tenuto a corrispondere all'operatore una penale pari ai mesi mancanti alla scadenza naturale del contratto.

A distanza di tempo dall'entrata in vigore del d. l. n. 7/2007, non sono venuti meno i problemi connessi ai "costi del recesso" dai suddetti contratti, né i disservizi da parte degli operatori. I problemi maggiori sorgono allorché un utente decida di recedere definitivamente da un contratto di fornitura di linea adsl o di telefonia fissa: non sono pochi, infatti, quegli utenti che, ai fini del recesso, si sono visti addebitare "costi di disattivazione" di oltre € 100,00. 

Preliminarmente, va precisato che i destinatari della nuova normativa sono gli operatori di telefonia, sia fissa che mobile (ad es. Tim, Vodafone, Wind, Telecom, Infostrada, Fastweb, Tiscali), gli operatori di reti televisive (es. Sky, Mediaset, etc.) e gli operatori che effettuano servizi di comunicazioni elettroniche.

In capo all'utente di tali servizi che intenda recedere anticipatamente dal relativo contratto, il d.l. n. 7/2007 prevede un obbligo di preavviso che non può essere, in ogni caso, superiore a 30 giorni.

In realtà, gli operatori hanno finito per approfittare proprio di questa previsione legislativa, che, in caso di recesso anticipato, consente loro di addebitare all'utente le spese giustificate dai costi di disattivazione. 

Vediamo in che modo ciò è avvenuto.

Recesso e costi di disattivazione: penali mascherate?

I costi di disattivazione per recesso anticipato dai contratti con i diversi operatori di telefonia, reti televisive e di comunicazioni elettroniche variano non solo in base al tipo di offerta attivata, ma anche a seconda che si opti per la cessazione del servizio o per il passaggio ad un altro gestore.

Tuttavia, è possibile fare una sintetica e generica disamina delle condizioni generali di contratto predisposte dai principali operatori.

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