Regus, spazi di co-working per chi lavora in remoto

Il lavoro in remoto è sempre più diffuso, soprattutto per chi è specializzato nel settore informatico e digitale, ma il problema è che non sempre si dispone di spazi adeguati. Regus ha consolidato negli ultimi anni una rete unica di uffici, spazi di co-working e sale riunioni in ogni città del mondo (3200 business center in 110 paesi).

In Italia vanta 43 siti distribuiti tra Verona, Torino, Genova, Bologna, Bergamo, Brescia, Padova, Napoli e ovviamente Roma e Milano. La novità è che da qualche giorno è possibile prenotare una scrivania o uno spazio semplicemente tramite una app per smartphone Android e iOS.

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Lo spirito è quello della flessibilità, quindi si può scegliere di impiegare il servizio anche solo per un'ora, oppure volendo per mesi o anni. Fermo restando il fatto che si parla di spazi attrezzati con Wi-Fi, reception e altri servizi opzionali come l'assistenza per le procedure d'amministrazione. Il tutto con prezzi a partire da 150 euro al mese per le aree di co-working e 20 euro l'ora per le sale riunioni.

Non da meno il servizio Spaces, che mette a disposizione per ora solo a Milano, spazi di co-working da 5mila metri quadrati con uffici attrezzati e sale riunioni. Metrature insomma più grandi di Regus, dove si arriva a massimo 2mila metri quadrati.

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Spaces vanta quindi ambienti comuni più ampi, presenza di un bar, un più sviluppato ambito di co-working (tavoloni) e anche sale conferenze. Vi è un calendario ricco di eventi dedicati a business, wellnes, arte, etc.

Da ricordare che l'ultimo studio condotto da IWG, specialista degli spazi di lavoro con i brand Regus e Spaces, conferma che su un campione di 18.000 professionisti di 96 diversi Paesi del mondo il lavoro da remoto è ormai una consuetudine.

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"Due terzi degli intervistati italiani lavora da remoto almeno una volta alla settimana, 1 su 10 addirittura tre volte alla settimana. E, secondo il 92% del campione nazionale, sono i dipendenti a chiedere sempre più alle aziende un lavoro che sia davvero smart", precisa l'azienda in riferimento a 200 uomini d'affari, manager o titolari di aziende italiani.

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"Si tratta di un driver di sviluppo dello smart working più forte nel nostro Paese rispetto alla media globale, dove la medesima affermazione trova il consenso di quasi 8 rispondenti su 10 (78%)".

"Secondo l'88% dei rispondenti italiani, fa crescere il business e aiuta l'impresa a rimanere competitiva sul mercato; per l'83%, aiuta a massimizzare i profitti. Inoltre, permette al business di sbarcare su nuovi mercati (che ottiene il consenso dell'80% del campione) e di reclutare e trattenere i migliori talenti in termini di risorse umane (78%)".


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