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Intervista a Federico Pistono, autore del libro "I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così".

I robot ci ruberanno il lavoro ma ci ridaranno la vita

Robot e meccanizzazione; dobbiamo avere paura?

Finiremo quindi tutti in stato d'indigenza, disoccupati cronici tenuti in vita con un sussidio dallo Stato? È uno scenario che non si può certo scartare, per come stanno evolvendo le cose oggi, ma quello che fa Pistono nel suo libro è lanciare un allarme e indicare una strada possibile, senza però la presunzione di avere la verità in tasca. D'altronde devo ancora conoscere qualcuno che ce l'abbia.

"Nell'attuale sistema economico la perdita del lavoro a causa di macchine, robotica, intelligenza artificiale e via dicendo è certamente una tragedia. Tu perdi un lavoro che non puoi più riavere, allo stesso tempo hai difficoltà nel trovarne un altro in un diverso settore, perché anche quel lavoro probabilmente è già stato automatizzato, o lo sarà a breve", ha affermato Pistono, prendendo ad esempio i progetti di automobili che si guidano da sole, come la Google Car.

 

Apple ci mostra come è fatto un nuovo Mac Pro. Un lavoro certosino, fatto in gran parte delle macchine.

"Se guidi un camion o un taxi per vivere sappi che nel giro di qualche anno gran parte dei veicoli sarà automatizzata.  E se pensi che non sia un problema, e che magari potrai andare a fare il giardiniere, sappi che probabilmente anche quel lavoro verrà automatizzato... e così via. Diventa un gioco impossibile dove rincorri un qualcosa che è sempre più veloce di te".

Basta puntare su lavori ad alta complessità e specializzazione per uscire da questa dinamica senza uscita? Affatto. Secondo Pistono in meno di 20 anni sarà impossibile competere con le macchine a ogni livello. "Quando ne parlavo quattro anni fa mi davano del pazzo, mi dicevano che non ero un economista, che non capivo niente. Adesso Nobel per l'Economia come Paul Krugman e grandi istituzioni come la Oxford Martin School of Economics mi danno ragione e confermano i miei dati. La cosa inizia a essere preoccupante".

Ed è qui che il discorso si è fatto interessante, tanto che gli ho chiesto: ben, allora cosa facciamo? "Quello che tento di fare con il mio libro è mettere in discussione il modello economico attuale", afferma Federico Pistono, che aggiunge "se non lo facciamo la disuguaglianza sociale continuerà ad esacerbare. [...] Bisogna affrontare il periodo di transizione come un passaggio a un altro sistema economico. In particolare penso che ci sia il bisogno di aggiornare le proprie competenze imparando cose nuove. Molti stanno tornando a scuola per imparare perché la loro precedente specializzazione è ormai obsoleta. Le scuole però sono vecchie, ci mettono troppo a cambiare, quando invece dovrebbero aggiornarsi ogni sei mesi".

Cose da cartoni animati? Mica tanto....

"Anche aggiornandosi con nuove conoscenze, un sistema economico dove robotica e intelligenza artificiale crescono in modo esponenziale non è sostenibile. Bisogna chiedersi in che direzione andare e usare le conoscenze apprese per spostarsi verso un differente sistema che io chiamo società open-source. È un sistema in cui tutta la conoscenza  umana - medica, tecnologica e altro - viene resa ad accesso pubblico, rilasciata tramite una licenza libera (es: Creative Commons). Questo ci serve per far sì che nel 2030 nessuno dovrà più lavorare per vivere una vita dignitosa".

Le tecnologie che oggi sono agli albori, come la stampa 3D, secondo Pistono potranno stampare a livello molecolare usando pochissima energia e materiali decomposti dai rifiuti. Le stampanti potranno inoltre ricevere energia dal Sole, grazie a nanotecnologie capaci di catturare energia a un'efficienza impensabile oggi. "Immaginate se tutto ciò che ci serve - dagli oggetti fisici ai servizi - diventa frutto d'intelligenza condivisa. I costi verrebbero abbattuti, portandoli quasi a zero. Tutto questo è impossibile fino a quando esiste un sistema di brevetti o il copyright come li intendiamo oggi".

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Comunismo 2.0? Neanche per sogno!

Qualcuno, a questo punto, starà già pensando che Pistono vuole un ritorno al comunismo. Un pensiero facile che però, a detta dell'autore, è sbagliato. "Dobbiamo abbandonare idee come i brevetti e il copyright per passare nell'arco di 20 anni a una società open source in cui l'accesso a ciò che ci serve per vivere è gratuito, libero e disponibile a tutti, non perché c'è un sistema centralizzato comunista, ma perché ognuno di noi, oppure ogni comunità, ha  accesso alle risorse che servono per una vita dignitosa. Il resto si scambierà tra paesi: ci sarà un mercato, ma sarà molto diverso, perché non si dipenderà dall'esterno per il 90% (N.d.R. come avviene oggi per l'Italia), ma magari per solo il 5%".

Insomma meccanizzazione e robotica sono opportunità per creare un ciclo produttivo efficiente, a patto che l'uomo cambi mentalità e anteponga alla propria natura istintiva e distruttrice il bene comune e lo sfruttamento al massimo delle risorse (limitate) presenti sul nostro Pianeta. Oggi la popolazione povera conta miliardi d'individui e troppe persone muoiono per carenza di cibo, soprattutto in tenera età. Una vergogna per una società dello spreco come quella odierna.

Il libro di Federico Pistono

Come fare però a indurre il cambiamento se i governi e i potenti del mondo altro non conoscono che numeri sul PIL (prodotto interno lordo) e non danno davvero il via a una transizione verso un nuovo modo di vivere? "Ritengo che si possa cambiare con la convergenza di due cose", ha affermato Pistono, "la prima è una tecnologia adeguata a permettere la transizione e la seconda è una presa di coscienza e un cambiamento di mentalità, che sono due cose che vanno a braccetto".

"[...] Pensate all'Internet delle cose, dove qualunque oggetto può spedire informazioni sulla rete su quanto vede, sente, su te stesso e chi ti sta intorno. Se non c'è un sistema di coscienza sociale adeguato si crea uno squilibrio enorme. Immaginatevi uno scandalo come quello fatto emergere da Edward Snowden nell'epoca dell'Internet delle cose. Oppure pensate ai chip sottocutanei, che ora sono usati in ambito medico, ma in futuro saranno diffusi come tecnologia in grado di migliorare le nostre capacità. Immaginatevi se quelle tecnologie fossero regolate da software proprietario, con migliaia di brevetti alla spalle e magari una backdoor sfruttabile da servizi segreti, terroristi, da qualche cracker (black hat) o malintenzionato, che sia un singolo, un governo o una multinazionale con accesso al tuo corpo o alla mente. Se non ripensiamo a usare la tecnologia in modo corretto, avremo problemi in futuro".

Sì, un pensiero che in parte o totalmente si può condividere, ma chi dice alle aziende che quanto hanno fatto sinora non va più bene? "È un grosso problema, ma se non vogliono diventare le prossime Kodak che un giorno sono leader di mercato e il giorno dopo sono in bancarotta, devono adattarsi".

I robot di oggi, ma non quelli di domani

"Una delle cose che bisogna fare a livello sociale è la riduzione dell'orario di lavoro, un passaggio che non penso avverrà facilmente a livello politico. Alcune aziende dovrebbero iniziare a imporre una riduzione dell'orario di lavoro internamente così da poter occupare più persone. E se riescono a usare bene la tecnologia possono rimanere competitive sul mercato, tenere stipendi alti e far lavorare di meno. Non è una scelta che molte aziende si sentono di fare perché immediatamente le rende meno competitive degli altri", afferma Pistono.

"Se la scelta dovesse essere fatta a livello legislativo, ci troveremmo davanti a un quadro in cui le aziende di una nazione si adeguano, ma poi subentra un problema di competitività con quelle estere. Quindi il problema è molto complesso, non so come si possa risolvere magicamente ma credo che bisogna ripensare al sistema di brevetti, aprendo le conoscenze e osservando che è possibile ricavarne maggiore beneficio. Prendiamo Google, che malgrado non sia aperta quando vorrei usa Android, che è un sistema aperto basato su Linux, il lavoro della comunità e di altre aziende, offrendo un software non solo valido ma che ora è anche il più diffuso al mondo. Il sistema aperto ha vinto su quello chiuso come quello di Apple, era inevitabile. Per il futuro dovremo spostarci verso la libertà".

Felicità e misure per la transizione

Nel libro Federico Pistono affronta anche il tema della felicità nella società moderna. Nel capitolo dedicato ci sono diversi raffronti tra reddito e felicità, dove si scopre che superare un certo tetto di reddito mensile non porta maggiore felicità, e allo stesso modo l'aumento del PIL non è sinonimo di felicità personale, forse un fattore che andrebbe maggiormente portato al centro della nostra vita. Pistono mi ha anche parlato della sua idea di "forbice sociale", cioè la differenza tra lo stipendio minimo e massimo, regolamentata per legge.

"Questo aiuterebbe tantissimo l'economia. Oggi abbiamo una forbice di 1000 o più in alcuni casi. Ci sono manager che guadagnano 3/4 milioni quando magari l'ultimo dipendente dell'azienda porta a casa 800 euro. Capisco che chi ha un ruolo di responsabilità o fa di più debba guadagnare maggiormente di chi fa un lavoro meno importante. Però non è possibile che un lavoro sia 1500 volte più importante di chi si spacca la schiena nella catena di montaggio".

La ricerca della felicità

"Facendo sì che tutta la ricerca finanziata con soldi pubblici - università, bandi europei, etc - sia messa in open source, cioè diffusa a tutti, e mettendo una forbice sociale che conti anche i bonus, magari impostata a 20 volte il salario minimo e applicando un tetto simile anche le pensioni, troveremo soldi sufficienti per pagare un sussidio di disoccupazione - o reddito di dignità - per affrontare la transizione".

Il libro dà anche  dei consigli su cosa possiamo fare come singoli individui. Se v'interessa l'argomento potete acquistarlo per prenderne visione, ma per consentirvi di farvi un'idea ho chiesto a Pistono quali sono le cose facili da fare per cercare d'invertire la rotta rispetto al modello socio-economico attuale.

"Una delle cose che si può fare è pensare a ciò che ci rende felici. Tra queste c'è sicuramente passare del tempo con la famiglia o persone care. Un buon modo per farlo e risparmiare soldi è aprire un piccolo orto in giardino, oppure uno spazio che può essere anche il tetto, o addirittura dentro in casa, grazie un orto verticale creato con bottiglie di plastica, oppure con il sistema idroponico, che richiede pochissima acqua e non contempla pesticidi. Così si riduce, almeno in parte, la dipendenza da supermercati, si produce qualcosa in casa e si sta insieme".

Coltura idroponica

"Un'altra cosa che si può fare è pensare se effettivamente servono tre auto in famiglia, e se non è possibile prendere la bici ogni tanto per magari finire con l'accorgersi che l'auto non serve quanto pensiamo. Così la si può vendere e magari quando se ne ha l'esigenza la si affitta per i giorni necessari. Insomma pensare come spendere meglio i soldi e il tempo per essere più felici, anziché rincorre le spese assurde che dobbiamo sostenere. La persona ricca è chi ha un euro in più di quello che gli serve. Se tu guadagni 2000 euro al mese ma ne spendi 2500, sei povero; se ne guadagni 1500 ma te ne servono 1000, sei ricco. Insomma la domanda che dobbiamo porci è: le cose che ho e le cose che faccio mi servono e mi rendono felice? Se la risposta è no, allora si possono tagliare. Inoltre si può sostenere che chi sta già lavorando alla transizione, come chi lavora in progetti open source. Più sosterremo questi progetti, più facile sarà la transizione".

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