L'amministrazione americana ha messo in campo due iniziative che stanno sollevando interrogativi nella comunità scientifica internazionale: un nuovo avvertimento sui farmaci antidolorifici in gravidanza e l'approvazione accelerata di un medicinale sperimentale per l'autismo. Entrambe le decisioni, annunciate lunedì scorso, si basano su prove scientifiche ancora fragili e potrebbero generare più confusione che benefici concreti. La strategia rientra nell'ambizioso piano dell'amministrazione Trump di identificare le cause dell'autismo entro settembre, un obiettivo che secondo molti esperti riflette una comprensione limitata della condizione neurologica.
La controversa relazione tra paracetamolo e autismo
La Food and Drug Administration (FDA) ha deciso di aggiornare le etichette del paracetamolo, noto negli Stati Uniti come acetaminofene, per includere un avvertimento sui possibili rischi di autismo e ADHD nei bambini quando utilizzato in gravidanza. Questa decisione arriva dopo che diversi studi hanno suggerito un collegamento tra l'uso di questo comune analgesico durante la gestazione e l'aumento del rischio di disturbi del neurosviluppo. Un'analisi recente di 46 ricerche ha evidenziato che 27 di esse hanno identificato un'associazione significativa tra paracetamolo in gravidanza e maggiori probabilità di sviluppare condizioni come l'autismo.
Tuttavia, la correlazione non implica necessariamente causalità, come sottolineano numerosi ricercatori. Uno studio del 2024 condotto su quasi 2,5 milioni di bambini ha inizialmente mostrato un rischio leggermente superiore di autismo nei soggetti esposti al farmaco durante la gestazione. Ma quando i ricercatori hanno confrontato i dati con quelli dei fratelli non esposti al paracetamolo, l'effetto è completamente scomparso. "È stata la storia familiare a fare la differenza, non l'uso del paracetamolo", ha dichiarato Dimitrios Siassakos dell'University College di Londra.
L'enigma genetico che domina la ricerca
La ricerca genetica rappresenta da decenni il filone principale per comprendere l'autismo, rendendo ancora più controversa la decisione di puntare il dito contro un farmaco largamente utilizzato. La genetica rimane il fattore primario nella determinazione della condizione, secondo le evidenze scientifiche accumulate negli anni. Le analisi più approfondite tendono a far svanire qualsiasi apparente aumento marginale del rischio legato al paracetamolo quando vengono considerati i fattori che contano davvero, come appunto la predisposizione genetica.
Durante la conferenza stampa, Trump ha consigliato alle donne incinte di evitare il paracetamolo a meno che non riescano proprio a "resistere" al dolore, suggerendo di consultare sempre il medico. Paradossalmente, la stessa FDA ha chiarito che non è stata stabilita una relazione causale tra il farmaco e l'autismo, ribadendo che il paracetamolo resta l'antidolorifico più sicuro disponibile senza prescrizione durante la gravidanza.
Leucovorina: una speranza ancora da confermare
Il secondo pilastro delle nuove politiche sanitarie riguarda l'approvazione della leucovorina per alcuni bambini con disturbi dello spettro autistico. Questo farmaco, una forma di vitamina B9, è già utilizzato per trattare le carenze vitaminiche e gli effetti collaterali di alcuni medicinali oncologici. La decisione si basa sulla scoperta che oltre il 40% delle persone autistiche potrebbe soffrire di deficit cerebrale di folato, una condizione che compromette l'assorbimento della vitamina B9 nel cervello.
Uno studio del 2016 ha mostrato risultati incoraggianti: tra 23 bambini autistici con disturbi del linguaggio trattati con leucovorina, il 65% ha mostrato miglioramenti clinicamente significativi nella comunicazione verbale dopo 12 settimane, contro il 24% del gruppo di controllo. Tuttavia, come ammette Monique Botha dell'Università di Durham, "qualsiasi evidenza disponibile è estremamente tentativa e non può essere considerata solida".
La realtà dietro l'"epidemia" di autismo
La narrazione di una "crisi dell'autismo" promossa dall'amministrazione americana non trova riscontro nella letteratura scientifica. I tassi di diagnosi hanno iniziato ad aumentare rapidamente negli anni '80, in coincidenza con l'espansione dei criteri diagnostici per la condizione. Negli ultimi decenni, una maggiore consapevolezza e riconoscimento dei sintomi ha contribuito ulteriormente all'incremento delle diagnosi, senza che questo rappresenti necessariamente un aumento reale della prevalenza della condizione.
Non esistono farmaci o trattamenti che curino o cancellino l'autismo, come sottolineano gli esperti. Anche il Dipartimento della Salute americano ha dovuto chiarire che la leucovorina "non è una cura per i disturbi dello spettro autistico e potrebbe portare a miglioramenti nei deficit legati al linguaggio solo per un sottogruppo di bambini". Il rischio più concreto di queste iniziative è quello di seminare confusione su come e quando trattare in sicurezza dolore e febbre durante la gravidanza, quando la febbre alta può rappresentare un pericolo reale per lo sviluppo cerebrale e spinale del feto.