La ricerca della materia primordiale che caratterizzava l'universo nei suoi primi istanti ha compiuto un balzo in avanti grazie a esperimenti rivoluzionari condotti al Large Hadron Collider del CERN. Per la prima volta nella storia dell'acceleratore più potente al mondo, i ricercatori hanno abbandonato le tradizionali collisioni tra protoni per sperimentare un approccio completamente nuovo: far scontrare nuclei di ossigeno con ossigeno e neon con neon. Questi test, durati sei giorni intensi, hanno fornito dati preziosi che stanno riscrivendo la comprensione della fisica nucleare e della struttura della materia.
Il plasma di quark e gluoni: ricreare l'alba dell'universo
L'obiettivo di questi esperimenti è studiare il plasma di quark-gluoni (QGP), una condizione estrema della materia che esisteva nell'universo durante i primi microsecondi dopo il Big Bang, prima ancora che si formassero gli atomi. Tradizionalmente, all'LHC si utilizzavano collisioni tra ioni pesanti come piombo o xeno per massimizzare le dimensioni delle goccioline di plasma create durante l'impatto.
I nuclei più leggeri come ossigeno e neon offrono però una prospettiva inedita per comprendere meglio le caratteristiche e l'evoluzione del QGP. La loro dimensione ridotta permette di investigare quale sia la soglia minima necessaria per generare questo stato della materia, mentre la loro forma irregolare apre scenari di ricerca completamente nuovi.
La "forma a birillo" del neon: una scoperta rivoluzionaria
Uno degli aspetti più affascinanti emersi dagli esperimenti riguarda la geometria dei nuclei coinvolti nelle collisioni. Il nucleo di neon presenta una forma allungata simile a un birillo da bowling, una caratteristica teorizzata in passato ma mai confermata con tale precisione sperimentale. Questa scoperta ha implicazioni fondamentali per la comprensione della struttura nucleare.
Gli esperimenti ALICE, ATLAS, CMS e LHCb hanno concentrato le loro misurazioni sui pattern sottili negli angoli e nelle direzioni delle particelle che si espandono verso l'esterno quando la gocciolina di QGP si raffredda ed evolve. Queste distorsioni nell'area di collisione originale forniscono informazioni cruciali sulla geometria dei nuclei che si scontrano.
Dalla fisica quotidiana al cosmo primordiale
Sorprendentemente, i pattern di "flusso" osservati possono essere descritti utilizzando gli stessi calcoli fluidodinamici impiegati per modellare i fluidi della vita quotidiana. Questo collegamento inaspettato tra fenomeni apparentemente distanti permette ai ricercatori di sondare simultaneamente le proprietà del plasma primordiale e la geometria dei nuclei in collisione.
Le misurazioni hanno rivelato flussi ellittici e triangolari significativi nelle collisioni ossigeno-ossigeno e neon-neon, con variazioni che dipendono fortemente dall'essere collisioni radenti o frontali. Il livello di concordanza tra teoria e dati sperimentali si è dimostrato comparabile a quello ottenuto con ioni più pesanti, nonostante le dimensioni del sistema siano molto più ridotte.
Conferme incrociate e nuove prospettive
La collaborazione LHCb ha fornito risultati complementari che confermano la struttura a birillo del nucleo di neon, utilizzando collisioni piombo-argon e piombo-neon in configurazione a bersaglio fisso con l'apparato SMOG. Questi dati del 2024 rappresentano una conferma indipendente delle scoperte principali.
Come ha sottolineato Joachim Mnich, direttore per la ricerca e il calcolo del CERN: "Presi insieme, questi risultati offrono prospettive fresche sulla struttura nucleare e su come la materia è emersa dopo il Big Bang". La convergenza di evidenze da esperimenti diversi rafforza la solidità delle conclusioni e apre nuovi orizzonti per la ricerca futura sulla materia primordiale che ha dato origine all'universo che conosciamo.