Spazio

Il terreno marziano friabile mette in difficoltà Perseverance

La scorsa settimana, sulla sulla superficie di Marte, il rover NASA Perseverance ha fallito un tentativo di raccolta di campioni rocciosi, stando al comunicato ufficiale dell’Agenzia Spaziale divulgato mercoledì.

foto by NASA
Foro Perseverance

La procedura di raccolta materiale prevedeva un mini carotaggio, il cui materiale avrebbe potuto anche essere inviato verso la Terra in futuro. Le immagini inviate al centro di controllo da Perseverance venerdì scorso, mostravano chiaramente il foro praticato nel suolo marziano, profondo circa 8 centimetri. Il tubo di raccolta campioni però, è rimasto vuoto.

Stando agli esperti, il tubo di raccolta campioni è stato estratto vuoto, principalmente perché la consistenza del suolo, in quel determinato punto si è dimostrata troppo friabile. Il materiale roccioso, sollecitato dall’utensile di Perseverance, invece di essere estratto sotto forma di cilindro compatto, è finito per sbriciolarsi completamente, andandosi a depositare nuovamente sul fondo del buco o finendo disperso in mucchietti di detriti laterali.

Perseverance

Questo carotaggio rappresentava il primo di una serie di scavi, in tutto 35, destinati a procurare campioni del suolo marziano di vario tipo, destinati ad essere poi spediti indietro fino al nostro pianeta in capo a una decina di anni, caricati a bordo di una navicella che dovrebbe giungere su Marte nel corso di una futura missione esplorativa.

Il fallimento di questo primo tentativo di estrazione, non ha decisamente scoraggiato il personale del centro controllo missione, che aveva già ampiamente preventivato avvenimenti del genere, dovendo tenere in considerazione l’enorme varietà di forme e consistenze presenti che vanno a comporre il suolo del Pianeta Rosso. Anzi, Perseverance (di cui potete trovare un modello da costruire tramite questo link) è attualmente già in viaggio verso il sito del prossimo tentativo di carotaggio, destinazione che, salvo imprevisti, dovrebbe raggiungere già nei primi giorni di settembre, e che presenta una morfologia differente rispetto al primo e, si spera, più “collaborativa”.