Spazio

La Russia vuole lasciare la ISS per le sanzioni USA

Dmitry Rogozin, direttore generale di Roscosmos, ha affermato che la Russia lascerà la Stazione Spaziale Internazionale entro il 2025, a meno che gli Stati Uniti non revochino le sanzioni che attualmente ostacolano il settore spaziale del Paese. Come riporta Tass (potete leggere l’articolo originale a questo link), Rogozin ha fatto le osservazioni durante un’audizione alla Duma di stato russa, tenutasi lunedì 7 giugno, proprio per discutere le sanzioni occidentali e le possibili contromisure.

Stazione Spaziale Internazionale. Crediti: ESA
ISS

Se le sanzioni “non verranno revocate nel prossimo futuro”, ha affermato, la “questione del ritiro della Russia dall’ISS sarà responsabilità dei partner americani”, secondo una traduzione fornita dalla NBC. Rogozin ha affermato che la Russia lascerà l’avamposto orbitale già nel 2025, riporta Reuters. “O lavoriamo insieme, nel qual caso le sanzioni devono essere revocate immediatamente, o non lavoreremo insieme e dispiegheremo la nostra stazione”, ha affermato Rogozin.

Qualche anno fa, l’abbandono del progetto internazionale da parte della Russia sarebbe stato ancora più complicato, poiché la NASA ha acquistato costose corse su razzi russi per portare i suoi astronauti nello spazio. Ma ora, con la NASA che si affida ai veicoli come SpaceX per il viaggio, la situazione è cambiata.

Il capo di Roscosmos ha messo sul tavolo delle trattative le sanzioni contro due società russe in particolare, cioè JSC Rocket and Space Center – Progress e JSC Central Research Institute of Machine Building, noto anche come TsNIIMash. A dicembre, l’amministrazione Trump ha inserito queste società spaziali, insieme ad altre quarantatrè aziende russe, nella lista delle aziende con presunti legami con l’esercito russo. Gli esportatori americani ora devono ottenere una licenza speciale se desiderano lavorare con queste società sanzionate.

Crediti: NASA
Passeggiata spaziale sulla ISS

Sanzioni internazionali sono state imposte alla Russia in seguito all’annessione della Crimea dall’Ucraina nel 2014. Da allora, gli Stati Uniti hanno imposto ulteriori sanzioni a causa di presunte ingerenze elettorali, attacchi informatici e avvelenamento del critico di Putin, Alexei Navalny. Lo stesso Rogozin è soggetto a sanzioni personali imposte sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Europea.