La ricerca scientifica spesso rivela potenzialità inaspettate in farmaci già esistenti, aprendo nuove frontiere terapeutiche che vanno ben oltre le loro indicazioni originali. È questo il caso dell'ivermectina, un antiparassitario che dopo essere finito al centro di controversie durante la pandemia di Covid-19, sta oggi attirando l'attenzione degli oncologi per le sue possibili applicazioni nella lotta contro il cancro. Mentre gli studi hanno definitivamente smentito la sua efficacia contro il virus SARS-CoV-2, la comunità scientifica continua a esplorare le proprietà di questo farmaco che ha già salvato milioni di vite umane.
Dalle infezioni parassitarie alla ricerca oncologica
Sviluppato nel 1975 dalla casa farmaceutica americana Merck, l'ivermectina rappresenta uno dei più importanti interventi sanitari globali degli ultimi decenni. Oltre 300 milioni di persone nel mondo assumono questo farmaco ogni anno per combattere infezioni parassitarie che, seppur rare nei paesi ad alto reddito, costituiscono una minaccia significativa per le popolazioni più vulnerabili. I suoi scopritori hanno ricevuto il Premio Nobel nel 2015 per aver contribuito alla lotta contro la cecità fluviale e altre patologie devastanti.
La FDA ha approvato l'ivermectina per il trattamento di due condizioni specifiche nell'uomo: l'oncocercosi e la strongiloidosi intestinale. Esistono anche formulazioni topiche per pidocchi e rosacea, oltre agli utilizzi veterinari per prevenire infezioni da parassiti come la filaria cardiaca. Tuttavia, le autorità sanitarie sottolineano che i prodotti veterinari differiscono sostanzialmente da quelli destinati all'uso umano.
Il caso Covid-19: quando la scienza smentisce le aspettative
La pandemia ha trasformato questo farmaco relativamente sconosciuto in un fenomeno mediatico globale. Personaggi pubblici come Joe Rogan hanno dichiarato di averlo utilizzato durante la loro malattia, mentre Robert F. Kennedy Jr., ora figura di spicco della sanità pubblica americana, ha fatto pressioni sulla FDA per approvarne l'uso contro il Covid-19. Nonostante alcuni studi iniziali di piccole dimensioni suggerissero benefici potenziali, ricerche più ampie e rigorose hanno definitivamente smentito qualsiasi efficacia dell'ivermectina contro il coronavirus.
Uno studio del 2022 condotto su oltre 3.500 pazienti affetti da Covid-19 non ha rilevato differenze significative nei tassi di ospedalizzazione tra chi aveva ricevuto ivermectina e chi aveva assunto un placebo. Risultati simili sono emersi da una ricerca del 2023 che ha coinvolto più di 1.400 adulti, dimostrando che il farmaco non accelerava la guarigione rispetto al placebo.
Una nuova frontiera: il potenziale oncologico
Circa un decennio fa, Peter P. Lee del centro di ricerca City of Hope di Los Angeles ha fatto una scoperta sorprendente mentre analizzava un database del National Cancer Institute americano. L'ivermectina sembrava indurre la morte cellulare immunogenica in numerosi tipi di cellule tumorali, un processo che stimola il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule cancerose. "All'epoca non avevo mai sentito parlare di ivermectina", racconta Lee. "Ho dovuto cercare informazioni e ho scoperto che era un farmaco antiparassitario. Ho pensato che fosse incredibile".
Gli esperimenti condotti nel 2021 su un modello murino di carcinoma mammario triplo-negativo metastatico hanno fornito risultati incoraggianti. Il 40% dei topi trattati con una combinazione di ivermectina e immunoterapia oncologica è sopravvissuto oltre 80 giorni, mentre nessuno degli animali trattati con sola immunoterapia è sopravvissuto più di 50 giorni. I topi che avevano ricevuto solo ivermectina non mostravano risultati migliori rispetto a quelli non trattati.
Cautela e prospettive future
Attualmente è in corso una sperimentazione clinica che studia l'ivermectina in combinazione con immunoterapie per il carcinoma mammario triplo-negativo metastatico, con risultati attesi per il prossimo anno. Ricerche parallele sul cancro pancreatico suggeriscono benefici simili, mentre Lee sta investigando applicazioni per il tumore del colon. Tuttavia, il ricercatore sottolinea che molti trattamenti promettenti negli animali non si rivelano efficaci nell'uomo.
Dal punto di vista della sicurezza, l'ivermectina è generalmente ben tollerata, ma può risultare tossica ad alte dosi. Gli effetti collaterali possibili includono nausea, vomito, diarrea, ipotensione e vertigini. In casi estremi, può causare convulsioni, coma e morte, oltre a interagire con altri farmaci come gli anticoagulanti. "Le persone non dovrebbero utilizzarla autonomamente o sotto la supervisione di medici che non la conoscono approfonditamente", avverte Lee. "Sono molto fiducioso che potremo utilizzare l'ivermectina per beneficiare molti pazienti, ma è più complicato che assumere semplicemente una manciata di pillole".