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L'inquinamento atmosferico aumenta il rischio di demenza vascolare

PM2.5, biossido di azoto e fuliggine danneggiano il cervello oltre ai polmoni secondo uno studio su 30 milioni di persone.

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Avatar di Patrizio Coccia

a cura di Patrizio Coccia

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 28/07/2025 alle 11:54

La notizia in un minuto

  • Una ricerca su 30 milioni di persone dimostra che particolato fine, biossido di azoto e fuliggine del traffico urbano aumentano significativamente il rischio di demenza, con incrementi fino al 17% per il PM2.5
  • L'inquinamento atmosferico causa infiammazione cerebrale e stress ossidativo, danneggiando il tessuto neuronale sia direttamente che attraverso i meccanismi che colpiscono polmoni e sistema cardiovascolare
  • La demenza vascolare risulta particolarmente vulnerabile agli effetti dell'inquinamento, evidenziando la necessità di politiche integrate tra sanità, urbanistica e trasporti per prevenire una patologia destinata a triplicare entro il 2050

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'aria che respiriamo nelle nostre città potrebbe essere uno dei fattori determinanti nell'accelerare l'insorgenza della demenza, secondo quanto emerge da una ricerca che ha analizzato dati provenienti da quasi 30 milioni di persone in tutto il mondo. Lo studio, pubblicato su The Lancet Planetary Health, rivela come particolato fine, biossido di azoto e fuliggine - tutti inquinanti tipici del traffico urbano - aumentino significativamente il rischio di sviluppare questa patologia neurodegenerativa. I risultati acquisiscono particolare rilevanza considerando che i casi di demenza nel mondo sono destinati a triplicare entro il 2050, passando dagli attuali 57,4 milioni a oltre 152 milioni.

I numeri che spaventano: quando lo smog diventa letale per il cervello

La ricerca condotta dal Medical Research Council dell'Università di Cambridge ha esaminato 51 studi scientifici, concentrandosi particolarmente su tre tipologie di inquinanti atmosferici. Il particolato PM2.5, composto da particelle così microscopiche da penetrare profondamente nei polmoni, aumenta del 17% il rischio relativo di demenza per ogni 10 microgrammi per metro cubo di concentrazione nell'aria. Per avere un'idea concreta: nel centro di Londra, nel 2023, la concentrazione media di PM2.5 lungo le strade principali era esattamente di 10 μg/m³.

Il biossido di azoto, prodotto principalmente dai gas di scarico dei veicoli diesel e dalle emissioni industriali, presenta un incremento del rischio del 3% per ogni 10 μg/m³. La fuliggine, invece, si rivela particolarmente pericolosa: ogni singolo microgrammo per metro cubo comporta un aumento del rischio del 13%.

Meccanismi biologici: come l'inquinamento "attacca" il cervello

Gli scienziati hanno identificato diversi meccanismi attraverso cui l'inquinamento atmosferico può scatenare processi neurodegenerativi. L'infiammazione cerebrale e lo stress ossidativo rappresentano i due principali "corridoi" attraverso cui le sostanze inquinanti raggiungono e danneggiano il tessuto neuronale. Questi processi possono verificarsi sia attraverso l'ingresso diretto degli inquinanti nel cervello, sia tramite gli stessi meccanismi che causano malattie polmonari e cardiovascolari.

L'aria inquinata non colpisce solo i polmoni, ma viaggia fino al cervello

La dottoressa Haneen Khreis, autrice senior dello studio, sottolinea come "le evidenze epidemiologiche svolgano un ruolo cruciale nel permetterci di determinare se l'inquinamento atmosferico aumenti o meno il rischio di demenza e in che misura". Il suo team ha potuto dimostrare che l'esposizione prolungata all'inquinamento atmosferico esterno rappresenta un fattore di rischio concreto per l'insorgenza di demenza in adulti precedentemente sani.

Demenza vascolare: il bersaglio più vulnerabile

L'analisi ha rivelato una distinzione importante tra diversi tipi di demenza. Mentre l'esposizione agli inquinanti aumenta il rischio di malattia di Alzheimer, l'effetto risulta ancora più marcato per la demenza vascolare, una forma di deterioramento cognitivo causata dalla riduzione del flusso sanguigno cerebrale. Nel Regno Unito, circa 180.000 persone sono colpite da questa specifica tipologia di demenza, che sembra essere particolarmente sensibile agli effetti dell'inquinamento atmosferico.

Il dottor Christiaan Bredell, primo autore congiunto dello studio, evidenzia come "questi risultati sottolineino la necessità di un approccio interdisciplinare alla prevenzione della demenza". La prevenzione, secondo il ricercatore, non può essere responsabilità esclusiva del sistema sanitario: urbanistica, politiche dei trasporti e regolamentazione ambientale devono giocare un ruolo significativo.

Lacune nella ricerca e prospettive future

Nonostante l'ampiezza del campione analizzato, i ricercatori riconoscono alcuni limiti significativi del loro studio. La maggioranza dei partecipanti alle ricerche esaminate era di etnia caucasica e proveniente da paesi ad alto reddito, mentre le comunità marginalizzate - che tendono ad avere una maggiore esposizione all'inquinamento atmosferico - risultano sottorappresentate. Clare Rogowski, prima autrice congiunta, sottolinea l'urgenza di "interventi politici regionali, nazionali e internazionali per combattere l'inquinamento atmosferico in modo equo".

La ricerca, finanziata dal Consiglio Europeo della Ricerca nell'ambito del programma Horizon 2020, apre scenari interessanti per le politiche di sanità pubblica. Ridurre l'esposizione agli inquinanti chiave potrebbe non solo diminuire il carico sociale della demenza, ma anche alleggerire la pressione sui sistemi sanitari già sovraccarichi, offrendo benefici a lungo termine sotto il profilo sanitario, sociale, climatico ed economico.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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