image/svg+xml
Logo Tom's Hardware
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Tom's Hardware Logo
  • Hardware
  • Videogiochi
  • Mobile
  • Elettronica
  • EV
  • Scienze
  • B2B
  • Quiz
  • Forum
  • Sconti & Coupon
Offerte & Coupon
Accedi a Xenforo
Immagine di La dieta nordica riduce la mortalità del 23% La dieta nordica riduce la mortalità del 23%...
Immagine di Perché alcuni bambini faticano in matematica Perché alcuni bambini faticano in matematica...

Cosa si cela davvero sotto le nubi di Giove

Un modello avanzato indica una concentrazione di ossigeno 1,5 volte quella solare, con forti implicazioni sulla formazione del pianeta.

Advertisement

Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 02/02/2025 alle 08:30 - Aggiornato il 02/02/2026 alle 08:25

La notizia in un minuto

  • Un nuovo modello computazionale rivela che Giove contiene circa una volta e mezza più ossigeno del Sole, dato che riscrive le teorie sulla formazione del pianeta e del sistema solare
  • Per la prima volta i ricercatori hanno integrato chimica atmosferica e idrodinamica in un unico modello, tracciando simultaneamente migliaia di reazioni chimiche e movimenti fisici di gas e nubi
  • La scoperta più sorprendente riguarda la circolazione atmosferica: la diffusione verticale dei gas è ridotta di 35-40 volte rispetto alle assunzioni precedenti, con una molecola che impiega settimane invece di ore per attraversare gli strati

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

Quando acquisti tramite i link sul nostro sito, potremmo guadagnare una commissione di affiliazione. Scopri di più

Le spesse nubi che avvolgono Giove nascondono da sempre segreti profondi sulla composizione interna del gigante gassoso. Nessuna sonda spaziale è mai riuscita a penetrare questi strati densi abbastanza a lungo da raccogliere dati diretti: la sonda Galileo della NASA perse i contatti con la Terra nel 2003 proprio mentre si immergeva nell'atmosfera gioviana. Oggi, grazie a un nuovo modello computazionale sviluppato dai ricercatori dell'Università di Chicago e del Jet Propulsion Laboratory, gli scienziati possono finalmente sbirciare virtualmente sotto quelle coperture nuvolose, ottenendo la ricostruzione più dettagliata mai realizzata dell'atmosfera di Giove e risolvendo un dibattito che si trascina da decenni sulla formazione del sistema solare.

Lo studio, pubblicato l'8 gennaio su The Planetary Science Journal e guidato dalla ricercatrice postdottorale Jeehyun Yang, ha prodotto una stima rivoluzionaria: Giove contiene circa una volta e mezza più ossigeno del Sole. Questo dato contrasta nettamente con ricerche recenti che avevano suggerito concentrazioni molto inferiori, circa un terzo di quelle solari. La questione non è puramente accademica: la quantità di ossigeno presente nel gigante gassoso fornisce indizi cruciali su come e dove il pianeta si sia formato miliardi di anni fa, e se abbia successivamente migrato dalla sua posizione originaria.

L'ossigeno di Giove è principalmente intrappolato nell'acqua, un composto che si comporta in modo radicalmente diverso a seconda della temperatura. Nelle regioni più fredde e distanti dal Sole primordiale, l'acqua ghiacciava in cristalli di ghiaccio facilmente catturabili da un pianeta in formazione. Nelle zone più calde, invece, rimaneva sotto forma di vapore, molto più difficile da accumulare. Determinare con precisione il contenuto di ossigeno significa dunque ricostruire le condizioni termiche in cui Giove è nato, con implicazioni che si estendono ben oltre il nostro sistema solare: questi dati aiutano a predire quali tipi di pianeti possano formarsi intorno ad altre stelle e quali potrebbero teoricamente ospitare forme di vita.

Il segreto di questa nuova precisione risiede nell'approccio metodologico innovativo adottato dal team. Per la prima volta a questo livello di dettaglio, i ricercatori hanno integrato in un unico modello la chimica atmosferica e l'idrodinamica, tracciando simultaneamente migliaia di reazioni chimiche e il movimento fisico di gas, nubi e goccioline. Come spiega Yang, "la chimica è importante ma non include il comportamento delle gocce d'acqua o delle nubi. L'idrodinamica da sola semplifica troppo la chimica. È fondamentale unirle".

L'atmosfera gioviana rappresenta infatti un labirinto chimico in continua trasformazione. Le molecole si spostano dalle temperature torride degli strati profondi verso regioni più fredde in quota, cambiando stato fisico e ricombinandosi attraverso reazioni complesse. Dall'orbita, la sonda Juno della NASA e precedenti missioni hanno identificato nella parte superiore dell'atmosfera ammoniaca, metano, idrosolfuro di ammonio, acqua e monossido di carbonio. Combinando queste misurazioni con le reazioni chimiche note, i ricercatori possono inferire cosa accade negli strati inaccessibili sotto le nubi.

Il modello suggerisce che l'atmosfera di Giove circola molto più lentamente di quanto si credesse: una singola molecola potrebbe impiegare diverse settimane per attraversare uno strato che si pensava attraversasse in poche ore

Questa scoperta sulla circolazione atmosferica costituisce forse l'aspetto più sorprendente dello studio. Secondo i calcoli del team, la diffusione verticale dei gas risulta ridotta di 35-40 volte rispetto alle assunzioni standard utilizzate finora nei modelli planetari. Un rallentamento così drastico rivoluziona la comprensione dei meccanismi di trasporto termico e chimico all'interno del pianeta, suggerendo dinamiche interne molto più complesse e stratificate di quanto ipotizzato.

La Grande Macchia Rossa, osservata per la prima volta oltre 360 anni fa dai primi astronomi telescopici, rimane l'elemento più iconico di questo sistema turbolento. Si tratta di una tempesta ciclopica delle dimensioni di circa due volte la Terra, che imperversa da centinaia di anni alimentata da venti violenti e moti convettivi ancora non completamente compresi. Ma è solo una componente di un sistema meteorologico planetario in quasi costante movimento, caratterizzato da nubi così dense da risultare impenetrabili anche agli strumenti più sofisticati.

La ricerca, finanziata dalla NASA e dal Caltech-Jet Propulsion Laboratory, dimostra come le nuove generazioni di modelli computazionali possano trasformare radicalmente la comprensione di mondi lontani senza bisogno di costose missioni esplorative dirette. "Mostra davvero quanto abbiamo ancora da imparare sui pianeti, anche nel nostro sistema solare", conclude Yang.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

Le notizie più lette

#1
Password manager: cos'è, come funziona, a cosa serve

Hardware

Password manager: cos'è, come funziona, a cosa serve

#2
GamesAndMovies.it a rischio chiusura, che fine fanno i preordini?

Videogioco

GamesAndMovies.it a rischio chiusura, che fine fanno i preordini?

#3
Aggiornamento di emergenza per Chrome: installatelo subito
6

Hardware

Aggiornamento di emergenza per Chrome: installatelo subito

#4
Brutte notizie per PS6 e Nintendo Switch 2
5

Videogioco

Brutte notizie per PS6 e Nintendo Switch 2

#5
Perché alcuni bambini faticano in matematica
2

Scienze

Perché alcuni bambini faticano in matematica

👋 Partecipa alla discussione!

0 Commenti

⚠️ Stai commentando come Ospite . Vuoi accedere?

Invia

Per commentare come utente ospite, clicca cerchi

Cliccati: 0 /

Reset

Questa funzionalità è attualmente in beta, se trovi qualche errore segnalacelo.

Segui questa discussione

Advertisement

Ti potrebbe interessare anche

Perché alcuni bambini faticano in matematica
2

Scienze

Perché alcuni bambini faticano in matematica

Di Antonello Buzzi
La dieta nordica riduce la mortalità del 23%
4

Scienze

La dieta nordica riduce la mortalità del 23%

Di Antonello Buzzi
Macchine ispirate al cervello sorprendono nella matematica

Scienze

Macchine ispirate al cervello sorprendono nella matematica

Di Antonello Buzzi
Smettere di mangiare 3 ore prima migliora il cuore

Scienze

Smettere di mangiare 3 ore prima migliora il cuore

Di Antonello Buzzi
Trovata impronta su barca da guerra dell’Età del Ferro

Scienze

Trovata impronta su barca da guerra dell’Età del Ferro

Di Antonello Buzzi

Advertisement

Advertisement

Footer
Tom's Hardware Logo

 
Contatti
  • Contattaci
  • Feed RSS
Legale
  • Chi siamo
  • Privacy
  • Cookie
  • Affiliazione Commerciale
Altri link
  • Forum
Il Network 3Labs Network Logo
  • Tom's Hardware
  • SpazioGames
  • CulturaPop
  • Data4Biz
  • TechRadar
  • SosHomeGarden
  • Aibay

Tom's Hardware - Testata giornalistica associata all'USPI Unione Stampa Periodica Italiana, registrata presso il Tribunale di Milano, nr. 285 del 9/9/2013 - Direttore: Andrea Ferrario

3LABS S.R.L. • Via Pietro Paleocapa 1 - Milano (MI) 20121
CF/P.IVA: 04146420965 - REA: MI - 1729249 - Capitale Sociale: 10.000 euro

© 2026 3Labs Srl. Tutti i diritti riservati.