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Il 2026 sarà l’anno del satellite sullo smartphone

La connettività satellitare direct-to-device è pronta al salto commerciale nel 2026, grazie ad alleanze tra operatori e nuove normative in mercati chiave.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/11/2025 alle 13:40

La notizia in un minuto

  • Il 2026 segna la transizione della connettività satellitare direct-to-device da fase sperimentale a offerta commerciale mainstream, con Starlink e Ast SpaceMobile che guidano l'integrazione tra reti terrestri e satellitari
  • Le prestazioni attuali rimangono limitate a velocità inferiori a 1 Mbps, ma le roadmap tecnologiche prevedono il raggiungimento di standard 4G LTE entro due anni, mentre il 5G resta ancora fuori portata
  • Il mercato cinese emerge come catalizzatore fondamentale con licenze concesse a China Mobile, China Unicom e China Telecom per servizi basati sui sistemi TianTong e BeiDou, mentre in Europa le prime offerte D2D potrebbero arrivare entro fine 2026

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il 2026 si profila come l'anno della svolta per la connettività satellitare direct-to-device, una tecnologia destinata a ridisegnare il panorama delle telecomunicazioni globali integrando reti terrestri e satellitari in un unico ecosistema ibrido. Secondo l'ultima analisi di Stl Partners attraverso il tracker Skywatch, il passaggio da progetti sperimentali a offerte commerciali mainstream è ormai imminente, spinto da alleanze strategiche tra operatori tradizionali e player Non-Terrestrial Network e dall'apertura regolatoria in mercati cruciali come quello cinese. Cinque annunci commerciali concentrati solo negli ultimi mesi del 2025 testimoniano un'accelerazione senza precedenti, con Starlink e Ast SpaceMobile in prima linea nel tracciare la rotta di questa rivoluzione infrastrutturale.

L'architettura D2D promette di colmare definitivamente il gap di copertura nelle aree remote e di offrire connettività d'emergenza anche dove le celle terrestri risultano inaccessibili. Tuttavia, le prestazioni attuali rimangono limitate: velocità inferiori a 1 Mbps che rappresentano ancora un collo di bottiglia significativo per applicazioni ad alta intensità di dati. Le roadmap tecnologiche indicano la possibilità di raggiungere standard 4G LTE entro due anni, ma l'obiettivo 5G resta per ora fuori portata. La copertura indoor costituisce una sfida critica, così come la gestione dello spettro radio in orbite affollate e la latenza intrinseca dei collegamenti satellitari.

Le strategie di mercato dei due protagonisti divergono radicalmente nell'approccio business. Starlink mantiene una posizione indipendente stringendo partnership selettive con operatori come T-Mobile negli USA e Rogers in Canada, preservando pieno controllo sulla propria infrastruttura orbitale che conta già oltre 400 satelliti dedicati al D2D. Al contrario, Ast SpaceMobile ha optato per un modello investor-backed che vede tra i finanziatori diretti Bell, Verizon e AT&T, consentendo alle telco di influenzare le scelte strategiche e creare un ecosistema più integrato verticalmente.

Ast SpaceMobile ha dimostrato chiamate video funzionanti con Vodafone utilizzando solo cinque satelliti in orbita, segnalando il potenziale di scalabilità della tecnologia

L'espansione geografica di Ast procede rapidamente: oltre alle partnership già attive in Europa con Vodafone e in Giappone con Rakuten Mobile, l'operatore sta consolidando la propria presenza commerciale in Nord America e Medio Oriente. Secondo Krsna Singh, analista di Stl Partners, questa proliferazione di accordi "rafforza la competizione con Starlink e apre scenari di collaborazione più strutturata tra operatori terrestri e satellitari", delineando un mercato sempre più segmentato tra modelli business-to-business e direct-to-consumer.

Il mercato cinese emerge come catalizzatore fondamentale per l'adozione mainstream. China Mobile, China Unicom e China Telecom hanno ottenuto licenze per servizi mobili satellitari, sbloccando lo sviluppo di offerte commerciali basate sui sistemi TianTong e BeiDou, già operativi per messaggistica e comunicazioni vocali. China Mobile ha annunciato l'integrazione "BeiDou + TianTong", mentre China Unicom ha lanciato soluzioni commerciali basate su satelliti geostazionari TianTong. In prospettiva, le mega-costellazioni Guowang (GW) e G60 Qianfan puntano a portare la connettività D2D verso vero broadband mobile, sebbene le tempistiche di deployment rimangano incerte e dipendenti dall'evoluzione normativa nazionale.

Dal punto di vista dell'ecosistema telco, l'analisi di Stl Partners rivela che su 130 annunci di collaborazione monitorati dal 2024 tra operatori e provider NTN, solo il 22% ha raggiunto fase beta o commerciale, mentre il 46% rimane fermo a memorandum d'intesa o partnership preliminari. Questo gap tra annunci e implementazioni concrete evidenzia le complessità tecniche dell'integrazione: standardizzazione dei protocolli, interoperabilità tra reti terrestri e satellitari, orchestrazione multi-orbita e gestione della qualità del servizio durante gli handover rappresentano sfide ingegneristiche significative che richiedono investimenti consistenti in R&D.

Per il mercato europeo, le implicazioni normative assumono particolare rilevanza. La gestione dello spettro radio, già complessa a livello terrestre, si complica ulteriormente con l'inserimento di costellazioni satellitari che devono coesistere con infrastrutture 5G esistenti. Le autorità regolatorie nazionali e l'Agenzia Spaziale Europea dovranno definire framework chiari per l'allocazione delle frequenze, i requisiti di qualità del servizio e le condizioni di roaming satellitare transfrontaliero. Sul fronte commerciale, i consumatori italiani potrebbero vedere le prime offerte D2D integrate nei piani tariffari premium entro fine 2026, con applicazioni iniziali focalizzate su sicurezza, emergenze e copertura in aree montane o marine.

Fonte dell'articolo: www.corrierecomunicazioni.it

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