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Due galassie unite da un ponte cosmico da record

Scoperto un ponte di idrogeno neutro lungo 185.000 anni luce che collega due galassie nane, NGC 4532 e DDO 137, situate a 53 milioni di anni luce d a noi.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 20/10/2025 alle 08:35

La notizia in un minuto

  • Scoperta un'autostrada cosmica lunga quasi due milioni di anni luce che collega due galassie con una coda di gas mai osservata prima di tali dimensioni
  • La pressione dinamica dell'ammasso della Vergine strappa il gas dalle galassie in caduta, un processo durato circa un miliardo di anni simile al rientro atmosferico di un satellite
  • L'idrogeno neutro mappato dal radiotelescopio ASKAP rivela come le forze mareali redistribuiscono il materiale essenziale per la formazione stellare tra galassie interagenti

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Un team di astronomi australiani ha individuato quella che potrebbe essere definita come un'autostrada cosmica di proporzioni straordinarie: una struttura gassosa che si estende per quasi due milioni di anni luce nello spazio profondo, collegando due galassie e trascinandosi dietro una coda che rappresenta la più grande formazione mai osservata nel suo genere. La scoperta, realizzata dai ricercatori dell'International Centre for Radio Astronomy Research presso l'Università dell'Australia Occidentale, offre uno sguardo privilegiato sui meccanismi attraverso cui le galassie interagiscono tra loro in ambienti estremamente densi.

Il fenomeno coinvolge due galassie, NGC 4532 e DDO 137, situate a circa 53 milioni di anni luce dalla Terra. Tra di esse si estende un ponte di gas neutro lungo circa 185.000 anni luce, ma è la coda che si protende oltre questa struttura a lasciare gli scienziati senza parole: si allunga per ulteriori 1,6 milioni di anni luce, creando una formazione che sfida le dimensioni abitualmente osservate in questi casi.

La chiave per comprendere questa struttura monumentale risiede nella pressione dinamica esercitata dall'ambiente circostante. Le due galassie non solo orbitano l'una attorno all'altra, ma stanno anche precipitando verso l'ammasso della Vergine, un massiccio raggruppamento di galassie avvolto da una nube di gas surriscaldato che raggiunge temperature circa 200 volte superiori a quelle della superficie solare. Questo ambiente estremo agisce come un vento cosmico che strappa letteralmente il gas dalle galassie mentre queste lo attraversano.

Un processo durato un miliardo di anni, simile al rientro atmosferico di un satellite

Il professor Lister Staveley-Smith, che ha guidato la ricerca pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, ha paragonato il fenomeno al rientro atmosferico di un satellite terrestre. Tuttavia, mentre un satellite brucia nell'atmosfera in pochi minuti, questo processo cosmico si è protratto per circa un miliardo di anni. La densità degli elettroni e la velocità con cui le galassie cadono nella nube di gas surriscaldato sono sufficienti a spiegare perché così tanto materiale sia stato strappato via e redistribuito nel ponte e nelle aree circostanti.

La scoperta è stata resa possibile grazie al progetto WALLABY, un'iniziativa su larga scala che mappa l'idrogeno neutro in tutto l'universo utilizzando il radiotelescopio ASKAP, gestito dal CSIRO, l'agenzia scientifica nazionale australiana. Questo tipo di osservazioni ad alta risoluzione permette di identificare l'idrogeno neutro, un elemento fondamentale per la formazione stellare, offrendo agli astronomi la possibilità di studiare come le galassie si evolvono e interagiscono.

Il professor Kenji Bekki, coautore dello studio, ha sottolineato l'importanza dell'idrogeno neutro come ingrediente chiave nella nascita delle stelle. Comprendere come questo gas venga redistribuito attraverso le forze mareali generate dall'interazione gravitazionale tra galassie e dalla loro immersione in ambienti densi come l'ammasso della Vergine fornisce informazioni cruciali sui processi evolutivi galattici e sulle condizioni che favoriscono o inibiscono la formazione stellare.

Secondo Staveley-Smith, il sistema presenta sorprendenti analogie con la nostra Via Lattea e il Sistema Magellanico, l'insieme formato dalla nostra galassia e dalle sue galassie satelliti. Questa somiglianza offre un'opportunità unica per studiare in dettaglio dinamiche che potrebbero verificarsi o essere già avvenute nel nostro vicinato cosmico, permettendo agli scienziati di comprendere meglio la redistribuzione del gas galattico e i cicli vitali delle strutture più massicce dell'universo.

L'osservazione di questi ponti gassosi contribuisce in modo significativo alla comprensione dell'evoluzione galattica nel tempo. Studiare come il materiale viene trasferito da una galassia all'altra, riscaldato e disperso nell'ambiente circostante aiuta gli astronomi a ricostruire la storia della formazione stellare e a decifrare le complessità che governano l'evoluzione delle galassie in ambienti estremi come gli ammassi galattici, dove centinaia o migliaia di galassie interagiscono simultaneamente in un balletto cosmico di proporzioni inimmaginabili.

Fonte dell'articolo: www.sciencedaily.com

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