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Trasporto marittimo e cambiamenti climatici: metanolo al posto dei carburanti fossili?

La compagnia di navigazione danese Møller-Maersk ha annunciato di aver aderito alla Low Carbon Charter (LCC) di Hong Kong, dimostrando così ulteriore impegno a raggiungere gli obiettivi sui cambiamenti climatici. La firma del trattato impegna la compagnia a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’accordo di Parigi che sono in linea con il raggiungimento di livelli di riscaldamento non superiori a 1,5 C° rispetto ai livelli preindustriali.

Maersk attuerà politiche che raggiungeranno tali obiettivi e, inoltre, il vettore comunicherà i progressi compiuti verso questi obiettivi su base annuale. Daan Slotema, responsabile legale di Maersk Asia Pacific, che ha firmato e ricevuto il certificato per conto di Maersk, ha dichiarato: “La decarbonizzazione è un imperativo strategico per il nostro settore. Stiamo intensificando i nostri sforzi per raggiungere la nostra ambizione di diventare carbon neutral entro il 2050 e supportare i nostri clienti nella decarbonizzazione delle loro catene di approvvigionamento. Hong Kong è uno dei principali hub marittimi del mondo e sono lieto che possiamo prendere parte a questo importante compito, che richiede contributi collaborativi da parte del settore delle spedizioni e della logistica”.

Maersk ha quindi anche annunciato di aver ordinato una serie di una dozzina di navi dual-fuel alimentate sia a diesel che tramite il cosiddetto e-metanolo verde, o bio-metanolo. La produzione di e-metanolo è stata criticata da alcuni ambientalisti che affermano che quando il carbonio viene catturato è irresponsabile rilasciarlo nell’atmosfera. L’e-metanolo verde infatti si ottiene unendo la CO2 catturata da fonti rinnovabili (bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio e cattura diretta dell’aria) all’idrogeno verde, cioè l’idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile.