E se vi pagassero parte dello stipendio in Bitcoin?

Dal prossimo febbraio la giapponese GMO Internet inizierà a pagare parte del salario dei suoi dipendenti in Bitcoin. Il motivo? Capire meglio come funziona la moneta virtuale. L'azienda si è posta un tetto: fino a 100.000 yen, al cambio odierno 750 euro circa.

GMO Internet opera nel campo dei servizi finanziari, l'advertising online e l'infrastruttura Internet. "Gli impiegati possono ricevere salari in Bitcoin se lo desiderano", ha affermato la portavoce dell'azienda Harumi Ishii, assicurando quindi che si tratta di una misura volontaria e non imposta. "Speriamo di migliorare la nostra conoscenza della moneta virtuale usandola realmente".

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L'offerta di ottenere parte dello stipendio in Bitcoin coinvolgerà i circa 4mila dipendenti della sede centrale. D'altronde GMO Internet non è nuova alle critpomonete, avendo avviato un business di scambio e contrattazione di Bitcoin lo scorso maggio.

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Il mese prossimo si unirà inoltre al cosiddetto business del "Bitcoin mining", ottenendo il diritto di ricevere nuovi Bitcoin come ricompensa per l'aiuto fornito nel mantenere la rete sicura tramite l'approvazione delle transazioni.

In meno di un anno il valore del Bitcoin è passato da meno di 1000 dollari a circa 17.500 dollari e recentemente al Chicago Board Options Exchange sono partiti gli scambi di futures sulla criptomoneta.

Difficile capire cosa succederà nei prossimi mesi ma Chamath Palihapitiya, fondatore di Social Capital co-proprietario dei Golden State Warriors, ritiene che in 3/4 anni un Bitcoin varrà 100.000 dollari e in 20 anni si arriverà a 1 milione di dollari.

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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato: "Le banche sono destinate a sparire? La risposta è sì. Succederà domani? E succederà a causa del bitcoin? Questo è un punto interrogativo" e ha aggiunto "non c'è niente di simile, non esiste che possa continuare a salire con questo ritmo".

Intanto un report di Deutsche Bank prova a tracciare l'identikit di chi sta spingendo il mercato dei Bitcoin: i giapponesi tra 30 e 50 anni, con una cultura finanziaria non molto elevata. Si tratterebbe di persone che amano investire usando la leva finanziaria. Deutsche Bank afferma infatti che il 40% di tutte le transazioni in Bitcoin sono denominate in yen.

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