Separazione della rete? Per Telecom non è più un tabù

"Accettiamo il golden power e ci confronteremo sulle cose che ci vengono richieste, avendo cura che gli interventi da fare non danneggino l'attività operativa dell'azienda". E con queste parole, oggi sulle pagine de La Repubblica, il presidente esecutivo di TIM Arnaud de Puyfontaine, sembra sancire una svolta nei rapporti tra l'ex monopolista e il Governo.

L'atteso incontro di pochi giorni fa tra l'AD Amos Genish e il ministro del MISE Carlo Calenda aveva lasciato presagire una distensione, ma a parole nell'aria c'è di più. "La sintonia tra me, che sono anche CEO di Vivendi, e Genish è totale. Insieme vogliamo far crescere TIM, che è una grande compagnia italiana, e per questo trattiamo con il governo e i regolatori, nel rispetto del ruolo di ciascuno. Il nostro interesse è fare il bene del gruppo e di conseguenza dell'Italia", ammette de Puyfontaine.

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La distensione

"Condivido la posizione del governo italiano sulle problematiche legate alla sicurezza nazionale".

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Insomma, TIM non farà ostruzione sulle novità che riguarderanno Sparkle e Telcy. E per quanto riguarda eventuali sanzioni per la mancata comunicazione del "controllo" di Vivendi su Telecom, ogni valutazione sarà fatta a tempo debito.

"Per noi la rete è strategica, e in Europa siamo una best practice e un modello sul fronte della neutralità nei confronti di tutti gli attori delle tlc. Parlare di separazione della rete ha un senso se ci si pone l'obiettivo di migliorare ancora la neutralità e di arrivare prima alla digitalizzazione del Paese. Genish ed io lavoriamo su questo fronte con pragmatismo. Capiamo l'interesse nazionale, studieremo il dossier assieme al governo: l'importante è fare l'interesse di tutti gli stakeholder. E questo quindi significa i consumatori, i nostri dipendenti, le autorità regolatorie e gli azionisti. E soprattutto il Paese", puntualizza il presidente.

Arnaud de Puyfontaine
Arnaud de Puyfontaine

Per quanto riguarda il possibile ingresso di nuovi soci il dibattitto appare "prematuro", ma sull'eventualità di una doppia rete nazionale de Puyfontaine ha le idee chiare. "Per il mercato è sempre meglio avere più attori che investono, con una visione di lungo corso".

Ecco, sulla prospettiva futura pare che Vivendi-Telecom manterranno ogni impegno perché oggi più che ieri gli interessi convergono. Senza fibra non si possono veicolare contenuti video di qualità. Senza la domanda generata dallo streaming video la vendita dei servizi ultra-broadband al grande pubblico si fa complicata.

La mediazione con Mediaset quindi prosegue, ma la partita di rilancio è già iniziata con il progetto Canal Plus Italia. La nascita della newco co-partecipata al 60% da TIM e al 40% dalla società francese sarà anche un baluardo per la difesa della cultura europea.

"Oggi l'85 per cento dei contenuti media sono di origine americana, all'Europa resta poco. E non parlo solo di Netflix, ma anche di Amazon Video e di altri attori che arrivano sul mercato. È un'invasione che relega l'Europa indietro e alla quale bisogna reagire. Tanto più se si pensa che Netflix naviga sulle nostre reti europee gratis e diffonde prodotti senza che a noi venga alcun beneficio. Italia e Francia hanno la capacità di fronteggiare la concorrenza perché sono Paesi culturalmente forti, capaci di produrre contenuti e con un legame solido. È questo uno degli obiettivi di Vivendi e di TIM".

Ma siamo all'altezza di una sfida così ardua?  Gomorra, Romanzo Criminale, i Medici e altri produzioni lasciano pensare di sì. Ci voleva proprio l'orgoglio culturale francese per ricordardarci che l'Italia ha gli strumenti per rispondere all'invasione statunitense.


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