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Apple non passa dati riservati all’FBI, spuntano le prove

Il database che Anonymous avrebbe sottratto all'FBI proviene da un'azienda che sviluppa applicazioni per iOS. Apple è quindi ufficialmente scagionata e resta ancora da dimostrare che i dati fossero davvero nelle mani degli agenti federali.

Apple non ha ceduto i dati dei propri clienti all'FBI. In molti si erano domandati se l'azienda di Cupertino avesse in qualche modo rivelato informazioni riservate all'agenzia governativa. Quest'ultima a sua volta non dovrebbe possederle, ma Anonymous afferma invece che il Federal Bureau of Investigation ha tra le proprie mani gli UDID (Unique Device Identifier) di 12 milioni di dispositivi iOS.

L'FBI ha respinto le accuse al mittente, e negato di possedere tali informazioni. Una reazione prevedibile, che tuttavia non aveva chiarito i dubbi sull'origine dei dati. Da più parti riecheggiava una domanda: è stata la stessa Apple a dare le informazioni al governo di Washington?

L'FBI ha altro da fare, altro che spiare gli iPhone

Apple aveva fatto seguito alle dichiarazioni degli agenti, e spiegato di non aver mai divulgato i dati in questione. E a quanto pare è vero, perché l'AD di BlueToad, una piccola azienda statunitense, ha rivelato che il file distribuito da Anonymous corrisponde al 98% con i dati in loro possesso.

BlueToad è un'azienda che si occupa di sviluppare applicazioni per i propri clienti (più di 6000 editori), oltre che gestire le firme digitali dei contenuti. È normale per un'azienda simile avere accesso agli UDID, ha spiegato un rappresentante di Apple; non dovrebbe possedere invece altre informazioni dell'account, quelle della carta di credito o la password.

Secondo Anonymous però anche queste informazioni sono presenti nel database; il gruppo tuttavia le avrebbe rimosse dal file che ha pubblicato tramite Pastebin, perché l'obiettivo era dimostrare la posizione dell'FBI e non danneggiare Apple o i suoi clienti.

Meglio prenderla con un sorriso

La matassa è quindi ancora piuttosto intricata, e a poco è servito l'intervento dell'Ammistratore Delegato Paul DeHart: ha preso il coraggio di parlare con la stampa, ma solo per dire che in effetti il database in questione appartiene a loro.

"Non possiamo che scusarci con le persone che contavano su di noi per la sicurezza delle informazioni", ha detto DeHart. Resta da capire però come il database sia passato dai loro sistemi a quelli dell'FBI: forse qualcuno li aveva rubati per rivenderli e gli agenti ci sono incappati, forse sono stati hacker governativi a prelevarli direttamente dai computer della BlueToad, o forse c'è stato un semplice accordo tra l'azienda e l'FBI.

Probabilmente non lo sapremo mai, visto che l'esistenza di quei file sugli hard disk degli agenti non sarà mai ufficiale. Anzi, a questo punto è anche lecito dubitare che Anonymous abbia preso i dati dal portatile di un agente e non dai server di BlueToad.

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Insomma questa scoperta sembra scagionare definitivamente Apple. Non mancherà naturalmente chi griderà al complotto, sicuro che DeHart non sia che una pedina in un gioco più grande; d'altra parte non si può escludere nessuna ipotesi, e ci si può solo affidare al buon senso. Ammesso e non concesso che ne resti un po' in circolazione, quando si discute dell'azienda che domani presenterà il nuovo iPhone.