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Apple pensa di produrre in USA e svincolarsi dai cinesi

Apple si sta preparando ad annunciare prodotti “incredibili”, e anche se non si sa se si tratta di un iPhone più piccolo o di una TV dalle funzioni futuristiche, le parole di Tim Cook hanno coalizzato l’attenzione nel corso della sua intervista al D10 di ieri sera. Quel che è certo è che se finora l’azienda di Cupertino non si è mai lasciata scappare indiscrezioni sui suoi progetti, in futuro le cose non miglioreranno: la segretezza sui prodotti sarà raddoppiata.

Tim Cook

Insomma tutto resterà come ai tempi di Jobs, anche se le differenze fra i due dirigenti di Cupertino ci sono e non si nascondono. Le ammette anche Cook, che ha preannunciato che l’azienda d’ora in poi sarà più trasparente sulle questioni relative al cambiamento sociale, compresi i diritti del lavoro in Cina, ma allo stesso tempo contribuirà maggiormente all’economia nazionale ampliando la produzione negli Stati Uniti.

Oggi il vetro dell’iPhone è realizzato in Kentucky e le CPU per iPhone e iPad sono fatte ad Austin. Cook “spera” di poter traslocare vicino a casa anche la fase finale di assemblaggio. I grattacapi venuti a galla dalle inchieste del New York Times e le successive ispezioni alla Foxconn hanno certamente indispettito il numero uno di Apple, e liberarsi dei cinesi sarebbe forse un sollievo, ma un cambiamento di questo tipo comporterebbe un incremento notevole delle spese: pagherebbero gli utenti o Apple?

Cook conferma anche in qualche modo l’idea che molti si sono fatti sulla sua attitudine all’organizzazione e all’economia aziendale, al contrario dell’istrionico Jobs che passava la maggior parte del suo tempo a immaginare i prodotti e curarne tutti gli aspetti con designer, ingegneri e via dicendo. Cook ha infatti affermato che intende spendere meno tempo nella progettazione e nella commercializzazione rispetto a Jobs

Viene da chiedersi se i prossimi prodotti saranno all’altezza di iPhone e iPad o se trasparirà una cura meno maniacale del particolare.

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Cook ha poi evitato di rispondere direttamente alla domanda sull’intenzione di Apple di produrre un televisore o creare un nuovo tipo di servizio per i contenuti televisivi. Ha ammesso che si tratta di “un’area di grande interesse”, ma facendo fede al voto di segretezza non ha aggiunto altro. Ha invece promosso la Apple TV così com’è adesso, perché la maggior parte della gente non è soddisfatta del suo televisore.

Lo stesso vale per le indiscrezioni che circolano riguardo all’eventualità che l’azienda produca diverse versioni di iPhone e iPad con differenti dimensioni: con aplomb inglese Cook ha commentato che “non c’è un comandamento che impone di produrre un solo modello”.

Le uniche dichiarazioni che lasciano intendere qualcosa di concreto riguardano la parte finanziaria e strategica, ossia la possibile partnership con Facebook, di cui Cook aveva già tessuto le lodi in altre occasioni. Il numero uno di Apple ha consigliato di “restare sintonizzati”, confermando che qualcosa bolle in pentola. In effetti agli iPhone manca un’integrazione significativa di Facebook con il sistema operativo e le app ufficiali. L’integrazione con Twitter è già ottimizzata, quindi è possibile un accordo simile anche con l’azienda di Zuckerberg.

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Cook non si è tirato indietro nemmeno su Siri e alla presunta inadeguatezza agli standard di sicurezza aziendali, emersa con il caso di IBM. Resta un prodotto in beta, e i clienti lo amano, ma c’è ancora da fare e al momento ci sono “un sacco di persone che ci lavorano”. Nei prossimi mesi dobbiamo aspettarci cambiamenti che renderanno gli utenti “molto soddisfatti” perché “ci sono alcune idee interessanti su quello che si può fare con Siri”.

In chiusura Cook non ha sdegnato il discorso della guerra dei brevetti contro Samsung, difendendo l’azione di Apple e condannando le denunce dell’avversario/fornitore per la violazione di brevetti che sono considerati essenziali e quindi da cedere in licenza a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie. Il numero uno di Apple però ha interpretato il pensiero comune quando ha affermato che la situazione “è esasperante”. Siamo d’accordo, ma noi non possiamo farci nulla, mentre lui potrebbe chiudere la faccenda se  lo volesse.