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Apple: rimozione app di controllo parentale per tutelare la privacy

Nuove accuse nei confronti di Apple. Nei giorni scorsi, The New York Times ha riportato che il colosso di Cupertino ha eliminato dal suo App Store diverse applicazioni di terze parti che permettono il controllo parentale e il monitoraggio del tempo trascorso sul dispositivo analogamente alla funzione Screen Time di iOS 12. Il quotidiano americano aveva lasciato intendere che l’obiettivo era quello di eliminare la concorrenza. La risposta di Apple non si è fatta attendere: “non si tratta di concorrenza. È una questione di sicurezza”.

Apple spiega che le applicazioni in questione sfruttavano la tecnologia Mobile Device Management – utilizzata lecitamente nelle aziende per controllare i dispositivi iOS aziendali. Tale tecnologia permette l’accesso a tutte le attività svolte su iPhone e iPad, ma se utilizzata al di fuori dei contesti aziendali pone seri rischi per la sicurezza degli utenti in quanto fornisce informazioni come posizione dell’utente, uso delle app, email e cronologia di ricerca. L’azienda sottolinea che la rimozione non è avvenuta senza preavviso. Agli sviluppatori è stato chiesto di modificare le app entro 30 giorni al termine dei quali sono state eliminate quelle applicazioni a cui non sono state apportate le modifiche opportune.

Credit: DigitalTrends

In risposta alle accuse di concorrenza sleale lanciate dal New York Times e più precisamente dagli sviluppatori, nel comunicato stampa si afferma che “Apple ha sempre supportato app di terze parti su App Store che aiutano i genitori a gestire i dispositivi dei loro figli”, ma che questo non deve portare i genitori a scegliere tra il monitoraggio e la tutela della privacy. Inoltre, si specifica come siano tante le app di terze parti di ogni categoria che – pur offrendo gli stessi servizi e le stesse funzioni di Apple – godono di un enorme successo.

Indipendentemente dal motivo alla base delle sue scelte, ogni azione da parte di Apple comporta importanti conseguenze economiche per i suoi concorrenti che spesso la accusano di concorrenza sleale, come affermato di recente da Spotify e da Kaspersky, che ha presentato una denuncia contro l’azienda di Cupertino presso l’antitrust russa.

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