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Apple Watch: quasi una cavigliera per carcerati secondo FSF

La Free Software Foundation (FSF) si è pronunciata riguardo ai nuovi iPhone, all'Apple Watch e ad Apple Pay, tramite un commento affidato al direttore John Sullivan, che in un certo senso raccoglie l'eredità di Richard Stallman che nel 2010 disse: "Apple è l'impero del Male, iPad la sua arma".

Quattro anni dopo Sullivan allarga il tiro e include anche la stampa, che si è trasformata nel "braccio promozionale di Apple. Ciò che vediamo oggi (9 settembre) è una complicità mondiale nel nascondere l'aspetto più rilevante dell'annuncio (dei nuovi prodotti Apple, NdR). Vale a dire la costante guerra di Apple contro la libertà individuale di usa un computer, e per estensione contro la libertà di espressione, il libero commercio, la libera associazione, la privacy e l'innovazione tecnologica".

John Sullivan (foto: Wikipedia)

"Ogni recensione", continua la nota di Sullivan, "che non menzioni l'insistere di Apple sull'uso del Digital Restrictions Management (DRM) per bloccare i dispositivi e le applicazioni che vendono sta facendo un grave disservizio ai lettore. […] "Ogni considerazione che discuta le specifiche tecniche, senza prima chiarire la cornice antietica che ha reso possibile questi prodotti, spinge le persone su una strada che porta alla loro completa impotenza tecnologica".

"Tenete traccia di quanti articoli ricordino che Apple minaccia legalmente chiunque tenti di installare un altro sistema operativo sul proprio telefono od orologio Apple, ai sensi del Digital Millennium Copyright Act (DMCA)", prosegue Sullivan, che poi cita anche l'installazione di app non autorizzate, l'uso aggressivo dei brevetti e il modo in cui Apple ricorra spesso agli avvocati "per attaccare quelli che sviluppano un ambiente digitale più libero".

"Se continuiamo a permettere ad Apple questo tipo di controllo la censura e le zone di libera espressione digitali diventeranno la norma", è l'allarme lanciato da Sullivan. "Se non altro", conclude la nota, "l'orologio ha una chiusura che permette di toglierselo – eravamo preoccupati", aggiunge poi, confrontando il nuovo dispositivo alle cavigliere digitali usate per tracciare i criminali.

La lettera ha senz'altro toni molto accesi, ai limiti del paranoico forse. Il testo dipinge uno scenario futuro che non deve necessariamente realizzarsi, ma gli argomenti sollevati da John Sullivan e dalla FSF sono validi e vale la pena di rifletterci sopra.

Ogni avanzamento tecnologico, in un modo o nell'altro, ci rende davvero un po' meno liberi. I beni digitali non sono davvero nostri, dalle app ai film, persino le automobili sono soggette a DRM, e molti vedono nello smartphone e nel PC strumenti di spionaggio e controllo. Un panorama per nulla entusiasmante, peggiorato dallo scandalo dello spionaggio globale svelato da Edward Snowden.

Qualcuno liquiderà questo allarme come la solita boutade, e chi invece lo prenderà sul serio. Alcuni poi penseranno che bastano Android e una distribuzione Linux per essere "a posto", ma non è così: la FSF consiglia di usare Replicant – un fork di Android – insieme al repository F-Droid, dove si trovano solo applicazioni libere. Una scelta difficile, ma le grandi idee non si difendono da una posizione comoda. Che farete?