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Class action contro Apple per colpa degli acquisti in-app

Lo scorso anno un gruppo di genitori statunitensi ha fatto causa ad Apple perchè i suoi terminali consentivano facilmente ai bambini di procedere con gli acquisti in app senza il permesso dei genitori. Il giudice che ha esaminato il caso ha dato luogo a procedere alla class action, nonostante Apple abbia comunicato l’implementazione di una modifica per alzare ulteriormente il livello di sicurezza.

L’app dei puffi porta Apple alla sbarra

Per chiarezza, l’accusa non si riferisce all’acquisto di applicazioni direttamente dallo store, per il quale la procedura prevede già  l’inserimento di una password. È relativa agli acquisti in app, ossia a quelli eseguiti all’interno delle applicazioni già  installate. In questo caso non viene chiesta alcuna password e ci sono genitori che hanno lamentato spese per centinaia o addirittura migliaia di dollari fatte dai pargoletti tecnologici a cui è stato dato l’iPhone come baby-sitter.

Un acquisto in app – clicca per ingrandire

A trascinare Apple nella bufera è stata in particolare l’app “The smurfs’ village”, il villaggio dei puffi rivolta a piccoli e piccolissimi, che una volta avviata chiede il pagamento in app per alcune funzioni come l’acquisto di funghetti, di mirtilli e simili. Sconvolgente il fatto che si proponga a un bambino di acquistare un camion di mirtilli per 80 dollari veri, per poter costruire un nuovo gioco in metà  del tempo che sarebbe altrimenti necessario.

A parte il discutibile messaggio educativo che ne deriva, il problema è che a seconda del gioco cliccando per procedere con l’acquisto si accede direttamente all’app store oppure viene bypassato (solo visivamente) questo passaggio e basta confermare senza uscire dal gioco per procedere.

Come disabilitare gli acquisti in app – Clicca per ingrandire

I genitori poco informati non sapevano che esiste da tempo in iOS una procedura per disabilitare gli acquisti in app, che consiste nel seguire il percorso impostazioni/generali/restrizioni, inserire il codice PIN, quindi abilitare le restrizioni e selezionare gli acquisti in app. La novità  che ha introdotto Apple a riguardo è una sola, ed è presente solo in iOS 5: oltre a bloccare gli acquisti in app, sempre dalla stessa schermata è possibile impostare il sistema affinché per ogni transazione sia richiesta la password di iTunes, o al massimo ogni quindici minuti.

Tanto basta per limitare i danni, sempre che la parola d’ordine resti assolutamente segreta. Resta da vedere se il giudice premierà  il lavoro di Apple o l’ignoranza dei genitori, ma una domanda resterà  aperta anche dopo la fine del procedimento legale: siamo sicuri che l’unico modo per tenere buoni i figli nel 2012 sia quello di farli giocare con lo smartphone?