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E se Apple smettesse di fare l’iPhone in Cina?

Sarebbe possibile per Apple produrre l'iPhone e gli altri suoi prodotti interamente in territorio statunitense? È un tema sollevato da due candidati alla poltrona di Presidente, che un giornalista ha provato ad approfondire. Il risultato è che un iPhone 100% americano non può e non potrà mai esistere.

Cosa succederebbe se Apple cominciasse a produrre l'iPhone negli Stati Uniti invece che in Cina? E se si affidasse solo a produttori statunitensi? Se lo sono chiesto i redattori di Mit Technology Review, la rivista dell'autorevole Massachusetts Institute of Technology, stimolati dal fatto che Donald Trump e Bernie Sanders hanno sollevato l'argomento durante la campagna per le primarie dei rispettivi partiti.

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Il giornalista Konstantin Kakaes immagina tre possibili scenari. Nel primo Apple ha ancora fornitori in tutto il mondo ma assembla l'iPhone in casa propria. Un lavoro che costa 4 dollari secondo IHS e 10 dollari secondo il professor Jason Dedrick della University of Syracuse. Secondo quest'ultimo negli USA lo stesso lavoro costerebbe da 30 a 40 dollari; un sovrapprezzo dovuto in parte alla manodopera più costosa, ma anche ai costi logistici – trasportare i componenti negli USA invece del prodotto finito costerebbe di più.

Nel caso di un iPhone 6s, in questo scenario il prezzo finale sarebbe maggiore del 5%. In cambio i posti di lavoro creati in patria non sarebbero molti (parliamo del solo assemblaggio), e questo non sarebbe soddisfacente per la propaganda politica di Donald Trump.

Scenario 2

Nel secondo scenario Apple produce negli Stati Uniti anche i singoli componenti. Al momento l'azienda ha 766 fornitori (per tutti i prodotti), dei quali solo 69 sono statunitensi. Ma la catena è più lunga: Corning, che produce il Gorilla Glass, ha fabbriche in Kentucky ma anche in Asia. Capire da dove venga ogni componente, in particolare i vari microchip, non è semplice; ma secondo Duane Boning del MIT c'è "poca differenza nel costo" da un paese all'altro.

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Distribuzione dei fornitori di Apple

"Il costo del lavoro rappresenta una frazione minore in confronto alle strutture e ai macchinari di una fabbrica che costa miliardi", spiega Boning. Gli fa eco Alex King (direttore del Critical Materials Institute headquartered, Ames Laboratory, Department of Energy) secondo cui queste fabbriche diventano obsolete molto velocemente e quindi "con ogni nuova generazione di semiconduttori c'è l'occasione di creare una fabbrica ovunque nel mondo, compresi gli Stati Uniti". I macchinari usati in queste fabbriche in gran parte sono già prodotti negli USA.

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La maggior parte dei fornitori è in Cina

Considerati questi aspetti, secondo Dedrick questo secondo scenario, produrre i componenti base di un iPhone negli USA alzerebbe il costo finale 30-40 dollari. Almeno all'inizio "le fabbriche statunitensi non sarebbero competitive per la maggior parte di questi beni e avrebbero bassi regimi produttivi, finendo per aumentare il divario con l'Asia", sostiene il professore. È ragionevole pensare che il telefono sarebbe più caro di un centinaio di dollari, nell'ipotesi che le materie prime siano acquistate sul mercato globale.

Questo calcolo, come quello precedente, non tiene conto dell'annullamento dei dazi doganali che sarà attivo dal 2019 – da quel momento l'eventuale sovrapprezzo per una produzione locale potrebbe essere ancora maggiore. 

Scenario 3

Nel terzo scenario Kakaes immagina che Apple tenga negli Stati Uniti anche l'approvvigionamento di materie prime, dal silicio alle terre rare. In un iPhone ci sono, ancora secondo Alex King, 75 diversi elementi chimici. Anche limitandosi al solo esterno – vetro e alluminio – ci sono elementi non presenti in territorio statunitense come la bauxite (base per l'alluminio). Quanto alle cosiddette terre rare, sono più comuni di quanto il nome farebbe pensare ma molto difficili da estrarre; la fornitura mondiale odierna è quasi tutta di origine cinese (85%).

apple could be about to open its first factory in india

Questo terzo scenario è quindi impossibile, anzi "nessun prodotto tecnologico potrà mai essere realizzato totalmente in solo paese, dalla miniera all'assemblaggio", come ricorda David Abraham del libro The Elements of Power (in inglese).

"L'iPhone è un simbolo dell'ingegno americano", conclude l'autore dell'articolo, "ma anche un testamento dell'inevitabile realtà della globalità economica". 

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