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Google Play: app gratuite decimate per volere europeo

L'Europa è soddisfatta, per ora, di come Google ha risposto alle richieste di rendere più sicuri i rispettivi negozi digitali. La questione riguarda i possibili involontari, e a questo proposito è rilevante il fatto che su Google Play le applicazioni con acquisti in-app non saranno più indicate come gratuite.

Sembra una piccolezza ma è una specie di rivoluzione copernicana, perché sono moltissimi i consumatori che installano con relativa tranquillità convinti che si tratti di un'app gratuita, e poi salta fuori che bisogna comprarsi la valuta interna al gioco, i livelli o chissà che altro – altrimenti niente divertimento.

La situazione a oggi è in effetti piuttosto grave, perché salvo alcune eccezioni con le app e i giochi dedicati ai bambini l'acquisto in-app è praticamente obbligatorio. Si scarica il "giochino" che è gratuito, ma dopo pochi attimi la bambina si trova a dover spendere denaro vero; a questo punto o può farlo da sola o deve chiedere al genitore d'inserire la password.

Senza andare troppo lontani con gli esempi, chi scrive si è trovato più di una volta a dire "ma guarda questi #]!@*# come si approfittano di una bambina di sei anni". Nel caso specifico le app incriminate erano "My Little Pony" di Gameloft (e potevo anche aspettarmelo da loro) e "Esplorando il Corpo Umano" pubblicata da De Agostini, ma la lista potrebbe essere molto molto lunga.  

Ecco perché la Commissione Europea ha chiesto che i giochi indicati come "gratuiti" non siano ingannevoli sui costi secondari, che non invitino direttamente i bambini a comprare oggetti, né li spingano a persuadere i genitori a farlo. L'Europa chiede anche che eventuali acquisti siano possibili solo con l'esplicito consenso del consumatore, e infine che i venditori forniscano ai clienti un indirizzo email a cui rivolgersi in caso di problemi o lamentele.

La nota della Commissione Europea c'informa sul fatto che Google si è impegnata ad apportare cambiamenti entro settembre 2014. In funzione di questa iniziativa le applicazioni che puntano sugli acquisti in-app non saranno più nella categoria "gratuite"; gli sviluppatori avranno a disposizione nuove linee guida su come comunicare con i bambini. Cambiano anche le impostazioni predefinite di Android: a meno che l'utente non le cambi, bisognerà inserire la password ad ogni acquisto in-app.

"Purtroppo Apple non ha proposto alcuna soluzione immediata e concreta", si legge sulla nota della Commissione, in particolare riguardo ai pagamenti in-app. Per come stanno le cose ore, con un iPhone o un iPad è possibile disabilitare del tutto gli acquisti in-app (Impostazioni>Generali>Restrizioni), e nel caso li si lasci attivi viene sempre richiesta la password – ma dopo il primo acquisto se ne può fare un altro senza inserire la password, se lo si fa entro pochi minuti. L'azienda di Cupertino tuttavia ha rivelato a Engadget che iOS 8 porterà miglioramenti in questo ambito.

La Commissione si è rivolta anche ai produttori di videogiochi, ma a quanto pare da questo settore non sono arrivate risposte concrete. La questione è piuttosto accesa anche negli Stati Uniti, dove la FTF (l'ente regolatore Federal Trade Commission) ha già multato Apple per 32 milioni di dollari, e ha inchieste aperte tanto su Google quanto su Amazon.

L'azione della Commissione Europea risulta probabilmente un po' indigesta tanto alle grandi aziende citate quanto ai creatori di videogiochi, ma rappresenta un'enorme vittoria per i consumatori. Sì perché molte della applicazioni in questione non sono affatto gratuite, ma piuttosto usano un trucco per entrare nella categoria e infilarsi a tradimento nei dispositivi dei consumatori.

È una strategia inaccettabile, e fanno bene le autorità europee a volerci mettere un freno. Alcuni produttori di app onesti purtroppo ne faranno le spese, vale a dire quelli che fanno giochi free-to-play che per davvero possono farci divertire senza spendere un centesimo. Prendiamo ad esempio Hearthstone o Piante Contro Zombie 2; peccato, ma Blizzard ed Electronic Arts, ne siamo certi, potranno farsene una ragione.