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Honor View 20, come sfruttare al meglio la fotocamera da 48 Megapixel

Honor View 20, nuovo smartphone top di gamma dell'azienda cinese, ha a disposizione una fotocamera principale da 48 Megapixel affiancata da un sensore TOF 3D.

Honor View 20 è uno degli smartphone top di gamma caratterizzato dal miglior rapporto qualità/prezzo. Ve ne abbiamo parlato nella nostra recensione, all’interno della quale il comparto fotografico è stato indicato come uno dei punti di forza. Sul retro infatti l’azienda cinese ha posizionato una fotocamera con sensore da 48 Megapixel, abbinato a un sensore TOF (Time-of-Flight). Occorre spiegare tecnicamente la presenza di quest’ultimo al fine di poter comprendere come sfruttare fino in fondo le potenzialità fotografiche del dispositivo.

Il sensore TOF permette la modellazione 3D o la misurazione della distanza. Concretamente, aiuta quello principale da 48 Megapixel nel collocare nello spazio il soggetto che si vuole fotografare. In questo modo, uno scatto con modalità ritratto o magari una macro ravvicinata riusciranno a essere maggiormente naturali, aggiungendo un effetto bokeh (sfondo sfocato) che darà meno la sensazione di essere riprodotto via software, come invece avviene negli altri smartphone. Un vantaggio non da poco che, come vedremo, si percepisce tutto nel risultato finale.

Per quanto riguarda invece la fotocamera da 48 Megapixel, Honor ha scelto il sensore Sony IMX586. Questo utilizza una disposizione dei pixel denominata Quad Bayer Array, nella quale, al posto di un pixel, ne vengono posizionati quattro al fine di creare un vero e proprio quadrato 2×2. Una scelta tecnica simile a quella vista su P20 e P20 Pro di Huawei, che ha il vantaggio di far passare solo le lunghezze d’onda della luce verdi, rosse o blu, simulando dunque il funzionamento dell’occhio umano. Un approccio da tenere bene a mente quando si scatta con il View 20.

Le fotografie in diurna

Partiamo innanzitutto da quella che, normalmente, è la condizione più semplice in cui scattare una fotografia, ovvero in diurna. In tal senso, occorre ricordare come la fotocamera da 48 Megapixel possa contare su un obiettivo f/1.8, in grado dunque di catturare una buona quantità di luce. Avendo testato per lungo tempo il View 20 (che tra l’altro ci ha accompagnati anche durante il Mobile World Congress 2019), il consiglio in questi casi è quello di disattivare l’opzione “intelligenza artificiale”, presente in alto all’interno dell’interfaccia fotografica, così come evidenziato nello screen sottostante.

Con l’opzione “intelligenza artificiale” infatti, interviene in post produzione una serie di algoritmi mirati a esaltare i colori dell’immagine. Una funzionalità che, come vedremo, fa davvero la differenza in notturna e in generale con la luce artificiale. In diurna invece il View 20 riesce a rendere al meglio senza questa opzione, grazie alla capacità della fotocamera da 48 Megapixel di cogliere i dettagli anche nei panorami, riuscendo comunque a preservare la gamma cromatica della scena. Potete osservare un esempio nei due scatti che abbiamo posizionato subito sotto.

Discorso differente per quanto riguarda le macro, dove inevitabilmente il secondo sensore TOF fa la differenza. Nel caso in cui si voglia, ad esempio, effettuare una fotografia ravvicinata su un fiore, il consiglio è quello di selezionare manualmente il punto di messa a fuoco. Concretamente, una volta inquadrato il soggetto, basta premere sul display del View 20 in corrispondenza dello stesso. In questo il sensore secondario riuscirà a determinare al meglio la distanza tra la fotocamera da 48 Megapixel, lo sfondo e il soggetto stesso, al fine di poterlo collocare al meglio nella spazio e ottenere l’effetto che vedete ritratto nell’immagine sottostante, con un bokeh convincente.

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In questi casi l’alta risoluzione della fotocamera frontale inevitabilmente riesce a tirare fuori un alto livello di dettaglio. Peraltro, l’algoritmo di elaborazione dell’immagine messo a punto da Honor risulta essere particolarmente efficace. Nelle settimane di utilizzo del View 20, raramente ci siamo trovati a dover scattare nuovamente una macro, magari non essendo soddisfatti del risultato. In tal senso, il salto in avanti rispetto ai predecessori (da Honor 10 al View 1o) è stato netto, con l’azienda cinese che continua a migliorarsi di anno in anno.

Le fotografie in notturna

Scattare fotografie in notturna è un qualcosa che, mediamente, mette in difficoltà qualsiasi smartphone. Il perché va ricercato nelle dimensioni dei sensori che, inevitabilmente, sono di piccole dimensioni e quindi, rispetto a reflex e mirrorless, riescono a catturare una minore quantità di luce. Ecco perché la funzionalità “intelligenza artificiale” riesce a fare la differenza in quest’ambito, così come la modalità “notte”. La logica di Honor è stata quella di intervenire lato software su quello che è un limite hardware dei dispositivi mobili. Una scelta che ha dato i suoi frutti.

Innanzitutto dunque il consiglio è di abilitare la funzionalità “intelligenza artificiale”. Nelle due immagini soprastanti potete ammirare due scatti della medesima scena, uno effettuato avendo abilitato l’opzione in questione, l’altro no. Appare evidente come il View 20, grazie all’AI, riesca a esaltare la gamma cromatica delle immagini in notturna, compensando dunque la difficoltà nel riprodurre i colori in queste condizioni di luce, che metterebbero in difficoltà qualsiasi smartphone, anche di fascia alta.

In ogni caso, al fine di ottenere scatti di buon livello in notturna servendosi di Honor View 20, occorre comprendere quando sia il caso o meno di affidarsi alla modalità “notte”. Questa consente di realizzare una fotografia con ben 5 secondi di esposizione, durante i quali l’obiettivo della fotocamera rimane aperto per catturare la luce. Normalmente un’esposizione così lunga richiederebbe l’ausilio di un treppiedi, così da poter mantenere fermo il tutto ed evitare che anche gli impercettibili movimenti della mano possano inficiare il risultato finale.

Il View 20 però ha a disposizione gli algoritmi di intelligenza artificiale, che riescono a compensare i movimenti, dando la possibilità di scattare in modalità “notte” a mano libera, senza bisogno di un supporto. Un vantaggio non da poco, anche perché questa modalità fa davvero la differenza quando praticamente non c’è luce. E infatti il consiglio è quello di attivarla in piena notte, quando magari c’è pochissima luce artificiale (come nell’immagine che vedete qui sotto) o si è completamente al buio. In questi contesti al limite, riuscirete a tirar fuori una buona fotografia, quando magari altri smartphone restituirebbero un’immagine quasi nera.

Gli scatti in manuale

Partiamo da un presupposto fondamentale. Lo scatto di una fotografia con uno smartphone deve mantenere di base un concetto imprescindibile, che è quello dell’immediatezza. Del resto, ciò che ha consentito a questi dispositivi di mandare quasi in pensione le vecchie macchine digitali compatte è stata soprattutto la velocità con cui è possibile realizzare un’immagine, abbinata alla portabilità degli stessi.

Appare evidente dunque come abbia poco senso, in ambito smartphone, barcamenarsi in decine e decine di tecnicismi in manuale. Per questo tipo di utilizzo è bene rivolgersi ad altre categorie di prodotti, magari pensati appositamente per la fotografia (reflex, mirrorless ecc…). Ciò non toglie però come sia possibile tenere a mente alcuni accorgimenti rapidi in grado di poter fare la differenza.

In tal senso, entrando in modalità manuale come vi abbiamo mostrato, il suggerimento è quello di tenere sotto controllo tre parametri. Il primo di questi è il tempo di esposizione, ovvero il periodo in cui l’otturatore della fotocamera rimane aperto consentendo alla luce di raggiungere il sensore. Viene identificato dalla lettera “S” nei software degli smartphone, così come potete vedere negli screen sottostanti.

I tempi di esposizione vengono calcolati secondo una scala in frazioni di secondo. Ovviamente, più lungo sarà il tempo di esposizione, maggiore sarà la luce catturata dal sensore, con tutto ciò che questo comporta. Una possibilità che può rivelarsi estremamente utile in notturna, come appare evidente nei tre scatti sottostanti nei quali abbiamo agito manualmente proprio su questo parametro.

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Come sempre però, è necessario saperlo gestire e fare delle prove sul campo. Un’impostazione errata dei tempi di esposizione può portare a risultati davvero disastrosi nelle fotografie, così come potete osservare nei due scatti sottostanti, nei quali il settaggio in manuale del parametro in questione ha fatto catturare al sensore una quantità spropositata di luce.

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Tempo di esposizione manuale
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Tempo di esposizione manuale

Il secondo parametro da poter tenere sotto controllo è quello degli ISO, un valore che indica la sensibilità del sensore alla luce. Semplificando, tanto più il valore è alto, tanto più la fotografia sarà luminosa ma con molto rumore. In ambito smartphone, non è particolarmente consigliato salire con gli ISO, vista la particolare compressione dei pixel del sensore.

In generale, in ambito smartphone, si può considerare il valore di ISO 100 come ideale per le giornate all’aperto con molto sole. In interno senza luce artificiale, all’alba e al tramonto e con il tempo nuvoloso, si può impostare ISO 200 nella logica di compensare la minor presenza di luce. Infine, in notturna, ci si può posizionare su ISO 400.

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ISO 100
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ISO 200 
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ISO 400

Potete osservare alcuni scatti con differenti valori di ISO. Ovviamente, le nostre sono regole generali, ma il tutto andrà valutato caso per caso, tenendo tra l’altro presente l’hardware a disposizione. Come già detto, la resa dei sensori fotografici degli smartphone di fascia alta è ben diversa da quella dei dispositivi di segmenti inferiori.

Infine, la messa a fuoco. Anche questo parametro può essere controllato manualmente, con la comparsa di uno slider che, a seconda della posizione del soggetto, va fatto scorrere da destra (messa a fuoco vicina, circa 30-40 cm in ambito smartphone) verso sinistra (messa a fuoco all’infinito). Una possibilità che può rivelarsi molto utile soprattutto in notturna, dove spesso gli smartphone faticano nella messa a fuoco.

C’è poi, a margine, la questione del bilanciamento del bianco. Per esperienza ci sentiamo di consigliare di lasciare questo parametro in automatico, in quanto viene ormai gestito in maniera adeguata dai software degli smartphone, anche in caso di dispositivi che non siano necessariamente di fascia alta.

In tutto questo va ovviamente tenuto presente lo specifico hardware integrato nello smartphone in nostro possesso. Al giorno d’oggi è possibile trovare dispositivi con fotocamere singole e con dual-camera, e in questo secondo caso le implementazioni possono essere differenti (sensore RGB + sensore monocromatico, sensore RGB + sensore RGB grandangolare, doppio sensore RGB). Senza dimenticare casi con addirittura tre o quattro fotocamere posteriori.

Honor View 20 è disponibile in Italia a 699,90 euro. Può essere acquistato attraverso lo store online ufficiale dell’azienda nella colorazione Phantom Blue, la medesima che vedete ritratta nelle immagini. Lo trovate a questo link.