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HP opportunista: le indagini sull’iPad ci alzeranno i prezzi

Apple e Foxconn hanno voluto esercitare il diritto di replica sul video della ABC, ma solo per correggere due piccole imprecisioni. Intanto il massimo dirigente di HP lancia l'allarme: con tutta questa attenzione per i lavoratori cinesi andrà a finire che i PC costeranno di più.

Apple e Foxconn hanno risposto al video pubblicato dalla ABC, che mostra la realtà delle fabbriche cinesi dove si producono iPhone, iPad e MacBook. Il servizio sugli stabilimenti secondo l’azienda di Cupertino contiene alcune imprecisioni da correggere.

Non si tratta di variazioni sostanziali. Un’operaia per esempio ha affermato di rifinire 6000 chassis per iPad al giorno, e Apple ha precisato che possono essere al massimo 3000. Tanti se ne fanno in un turno di dodici ore, ed è impensabile che una lavoratrice ne faccia due di seguito. Probabilmente la ragazza ha capito male la domanda, secondo i portavoce di Cupertino.

6000 al giorni, ma 3000 a persone. Bisogna essere precisi.

I rappresentanti di Foxconn invece hanno voluto chiarire l’aspetto della paga oraria. “Più del 75% dei nostri impiegati guadagna almeno 349 dollari al mese, la paga minima standard. Ciò significa 2,18 dollari l’ora (nel servizio si dice 1,78 dollari). Se fanno straordinari nel weekend guadagnano 4,28 dollari per ora. Per raggiungere una cifra tassabile devono fare 47 ore di straordinario. Se gli straordinari sono in giorni settimanali invece ci vogliono circa 63 ore per raggiungere un salario tassabile”.

L’affermazione in questione era quella del conduttore Bill Weir, secondo cui gli stipendi si Foxconn sono così bassi che Pechino non applica imposte.  Una tesi versa “solo se applicata ai lavoratori appena arrivati, mentre il 75% ha già passato il periodo di prova e guadagna più del salario minimo di 2200 RMB (la moneta locale)”.

Correzioni che non aggiungono granché al reportage dell’emittente statunitense, che è stato accusato di cose ben peggiori: ABC è proprietà di Disney, il cui AD è parte del consiglio direttivo di Apple, e per molti questo fatto da solo è sufficiente a rendere poco affidabili le informazioni. I reporter inoltre hanno partecipato a una visita guidata, e Foxconn si sarebbe premurata di nascondere le cose peggiori, come i lavoratori troppo giovani.

Comunque sia negli ultimi tempi la pressione mediatica ha portato Foxconn ad aumentare gli stipendi, portandosi dietro i concorrenti. Ed ecco che sta già scattando un allarme per il possibile rincaro dei prodotti elettronici.

“Se il costo del lavoro alla Foxconn salirà, aumenterà anche il prezzo dei loro prodotti. Questo è un fenomeno che riguarda l’intero settore, e noi dovremo decidere in che misura farlo pagare ai nostri clienti o assorbirlo internamente”, ha dichiarato l’AD di HP Meg Whitman. Più cauto il dirigente finanziario di Dell Brian Gladden, secondo cui è ancora da vedere quanto peserà questo aumento dei costi sul prezzo finale, visto che comunque il costo del lavoro rappresenta una parte minima del valore finale. Per un iPhone si stima ad esempio che la manodopera costi tra i 12 e i 30 dollari al pezzo; poco, rispetto ai 200 dollari di materiali e ai 293 dollari totali. Fare un calcolo preciso è comunque molto difficile.

Per il capo di HP questa faccenda farà aumentare i prezzi

Insomma, il fenomeno delle condizioni di lavoro in Cina ha investito Apple prima di tutti, ma i suoi concorrenti ne stanno già sentendo l’influenza. È ancora presto per dire se ci saranno aumenti, ma ciò che ognuno può già fare è decidere se è giusto pagare di più se in cambio un operaio dall’altra parte del mondo ha una vita migliore.

Certo l’ipotesi di un rialzo dei prezzi, seppure contenuto, in un momento di crisi generale non è una buona notizia. Forse però ce la caveremo cambiando il PC, lo smartphone o il televisore un po’ meno spesso.  O forse nascerà una nuova categoria di prodotti, dotati di un “bollino di eticità“; sarebbe un esperimento divertente, che ci permetterebbe di vedere quanti consumatori vogliono davvero un iPhone etico.