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I padri della tecnologia temono la loro creatura: niente smartphone ai piccoli

I creatori delle tecnologie che usiamo tutti i giorni tengono i loro figli lontani da ogni tipo di schermo. Hanno inventato lo smartphone e il tablet, ci hanno messo i videogiochi, compresi quelli per bambini, e le app educative. E hanno inventato l’universo streaming, da YouTube a Netflix. Ma se si tratta dei loro figli, vade retro.

Già ma bisogna dare il buon esempio, da una parte, e vigilare dall’altra. E se siete genitori o figli, sapete che non è facile stare in casa propria senza mai guardare lo smartphone, ed è forse anche più difficile dire di no ai piccoli se siete voi i primi a peccare. I ricchi residenti della Silicon Valley risolvono la questione assumendo babysitter con l’esplicito compito di impedire ai ragazzi l’accesso a ogni forma di intrattenimento digitale. Li portano al parco, fanno attività creative, fanno giochi da tavolo; qualsiasi cosa che non preveda uno schermo.

Sono proprio le babysitter alcune delle fonti citate dal reportage del New York Times che racconta questa curiosa situazione. E poi ci sono spazi online dove i genitori si scambiano consigli, e fanno “recensioni” delle babysitter colpevoli di usare lo smartphone vicino agli angioletti del focolare. Si tratta di una condizione vincolante scritta a chiare lettere sui contratti di assunzione; se ti beccano a messaggiare mentre spingi il passeggino, sei nei guai.

Le persone più vicine alla tecnologia sono anche le più rigide a casa“, spiega il dirigente di un’agenzia specializzata che gestisce circa 500.000 persone in tutti gli Stati Uniti.  Diversi contratti, non tutti, permettono la babysitter di ricevere una chiamata al cellulare dai genitori dei ragazzi. Se rispondono, poi, magari c’è la fregatura perché ti dicono “com’è che hai il tempo di rispondere al telefono?”.

Immagine: depositphotos

L’approccio radicale continua quando i genitori sono a casa: al massimo un film a settimana, con l’eccezione dei lunghi viaggi in auto. In certi casi è meglio uno strappo alla regola che quattro ore con due piccoli disperati alle tue spalle, credetemi. Ma in generale il principio resta valido: è più semplice proibire del tutto gli schermi che regolamentarli. Se gli dici che possono farlo per un’ora, va a finire che chiedono sempre di più e c’è sempre il rischio di sgradevoli discussioni.

“Sono convinta che nei nostri smartphone ci sia il demonio e che stia puntando ai nostri bambini”, ha commentato l’ex dirigente di Facebook Athena Chavarria – che oggi lavora alla fondazione Chan Zuckerberg Initiative.

Sono questioni che conosciamo anche in Italia; non serve andare in California per osservare le differenze tra quelle famiglia che cercano di limitare l’accesso ai dispositivi da parte dei figli, quelle che fanno finta di niente e quelle che regalano uno smartphone in seconda elementare. E sappiamo tutti, anche, quanto questi oggetti possano creare dipendenza nei più piccoli.

In una scala che va da caramelle a crack, è più vicino al crack“, ha commentato Chris Anderson, già fondatore di Wired e fondatore di GeekDad.com. Tim Cook, Steve Jobs, Bill Gates e molti altri hanno opinioni più o meno simili, magari meno radicali.

Che certi atteggiamenti siano più incisivi proprio in quelle persone che la tecnologia la creano ogni giorno, tuttavia, forse significa qualcosa. Ne hanno semplicemente fin sopra i capelli? O forse hanno capito qualcosa che sfugge a tutti noi e sanno con certezza qual è la migliore scelta educativa? O forse sono fragili e insicuri come tutti i genitori del mondo, e si stanno facendo trascinare da una moda che non capiscono del tutto?

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Sicuramente le “nuove tecnologie” ormai non sono più nuovissime, ma il loro inserimento nel contesto familiare e soprattutto nella strategia educativa dei genitori è ancora un territorio poco esplorato. Aiutano le regole, e aiuta ancora di più se i genitori sanno che cosa stanno facendo: controllo dei contenuti, limite degli orari, gestione del firewall, impostazioni del router e dei sistemi operativi, e così via. Non sono tecnicismi “da nerd”, non più: queste competenze sono o dovrebbero essere parte degli strumenti del genitore moderno.