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Intel: Android gestisce male i multi-core, consumi inutili

Intel crede che i processori a più core siano inutili sugli smartphone, almeno allo stato attuale. Soprattutto perché il software, Android in particolare, non è in grado di gestire a dovere le risorse hardware. Lo aveva accennato tempo fa il numero uno di Nokia ma senza dare spiegazioni, che troviamo invece nelle dichiarazioni fatte da Mike Bell (dirigente e ingegnere Intel) in un'intervista rilasciata a The Inquirer qualche giorno fa.

L'ingegnere ha giustificato la propria affermazione con diversi dettagli, ma non si può sorvolare sul fatto che il gigante del silicio sta cominciando solo ora a muoversi nel settore degli smartphone, e lo sta facendo con un processore Atom a singolo core con HyperThreading (Intel sugli smartphone San Diego e Lenovo LePhone K800). Ci si aspetta che il prossimo Atom (Intel Merrifield e 6331 sono i chip a 22 nm per smartphone) sarà dual-core ma non ci sono certezze a riguardo, e per ora i produttori di chip ARM sono gli unici ad avere CPU dual e quad-core per smartphone.

Ottimizzazione software, perché la potenza è nulla senza controllo

Si potrebbe quindi pensare che Intel sia la volpe e i processori dual-core siano l'uva, ma prima di tirare conclusioni è forse il caso di valutare le affermazioni di Bell e il relativo contesto. Secondo lui infatti Android non è in grado di gestire adeguatamente lo scheduler, e di fatto i core aggiuntivi non fanno che aumentare i consumi e il calore prodotto.

"In un contesto dove il consumo non è determinante credo che i core multipli siano una scelta molto sensata perché si possono sfruttare al massimo, caricandoli pesantemente se il sistema operativo ha una buona gestione nella programmazione dei thread (thread scheduler)", spiega infatti Bell. Solo che al momento il software non starebbe soddisfacendo tale importante ruolo.

Anzi, i test interni di Intel avrebbero dimostrato che le piattaforme multi-core possono essere anche più lente di quelle single-core in alcuni contesti. I vantaggi di un secondo core in uno smartphone quindi sarebbero tutt'altro che evidenti, anzi in qualche caso sarebbe anche deleterio "a causa del modo in cui alcuni hanno sviluppato la gestione dei thread".

Qualcomm è uno dei concorrenti più aggueriti nel settore smartphone

L'ingegnere ha anche commentato Android nello specifico. "Per com'è fatto oggi, Android non usa i core come potrebbe e credo francamente che i venditori di SoC (system on a chip) potrebbero fare parte del lavoro, ma non se ne sono preoccupati".

Le prestazioni degli smartphone Android quindi potrebbero essere molto meglio di quanto sono oggi, e il problema è causato in parte da Google e in parte dai produttori di chip – che adattano direttamente il sistema operativo. "Al momento la mancanza di sforzi sul software da parte di chi crea l'hardware è lo svantaggio più grande", ha infatti spiegato.

Un'idea che in un certo modo fa luce sulle affermazioni di alcuni sviluppatori di giochi per smartphone che abbiamo intervistato recentemente. Per alcuni i core aggiuntivi sono importanti, ma tutto sommato non è un fattore determinante come la frequenza base o la potenza grafica.

Il messaggio è forse che i telefoni Android con chip x86 funzionano meglio di quelli ARM anche con meno core, proprio perché l'azienda di Santa Clara lavora con più attenzione al software? Potrebbe anche essere, visto che dopotutto a Intel non manca l'esperienza specifica.

E a quanto pare l'azienda si è presa il disturbo di studiare da vicino l'architettura ARM, visto che già nel 2010 è stata il principale cliente di ARM (per concessione di licenze). Ciò significa che da qualche parte Intel sta studiando e realizzando i chip della concorrenza, quindi forse la voce di Mike Bell non è proprio quella della volpe che non può raggiungere l'uva.

Di certo le risposte da parte di Google e dei produttori di SoC non tarderanno, ma intanto potete dire la vostra nei commenti.