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Intel contro Qualcomm: “La concorrenza sleale ci ha spinto fuori dal mercato modem”

Negli Stati Uniti è in corso un processo Antitrust contro Qualcomm accusata di danneggiare la concorrenza a causa di pratiche anticoncorrenziali. A maggio, è arrivata la prima sentenza da parte del giudice Lucky Koh della Federal Trade Commission (FTC) asserendo che le pratiche di licenza sui brevetti messe in atto dal colosso di San Diego violerebbero le leggi antitrust americane e condannando il produttore di chip a stipulare nuovi accordi di licenza a prezzi ragionevoli. Una sentenza che i legali del produttore californiano hanno deciso di impugnare ricorrendo in Corte d’Appello e chiedendo la sospensione della decisione. Alle accuse di concorrenza sleale si è aggiunta Intel.

In un post pubblicato su MarketScreener, Steven Rodgers, dirigente esecutivo e consulente generale della società di Santa Clara, sostiene che a causa di presunte pratiche sleali di Qualcomm, Intel sarebbe stata costretta ad abbandonare il mercato dei modem per smartphone. Per capire la situazione, bisogna fare un passo indietro e far entrare in scena un terzo protagonista: Apple.

Qualcomm ha fornito i chip per gli iPhone di Apple per anni. I due colossi tecnologici poi hanno dato inizio a una serie di battaglie legali relative a questioni di licenze e brevetti. Durante questo periodo di guerra, l’azienda di Cupertino si è rivolta a Intel che però ha incontrato non pochi ostacoli soprattutto nello sviluppo di una soluzione convincente per il 5G. Nel frattempo, Apple stava accumulando ritardo nella corsa verso il nuovo standard di rete rispetto ai principali concorrenti Samsung e Huawei. Così, Apple e Qualcomm si sono nuovamente accordati per una collaborazione pluriennale. Contemporaneamente, Intel ha annunciato la sua uscita dal mercato dei modem e pochi mesi dopo la sua divisione modem è stata acquisita proprio da Apple per un accordo di 1 miliardo di dollari.

In questo quadro si inseriscono le dichiarazioni di Rodgers. “Intel ha lottato per circa un decennio per sviluppare una divisione modem remunerativa. Abbiamo investito miliardi, assunto migliaia di persone, comprato due aziende e realizzato prodotti innovativi e di prim’ordine che sono giunti nei leader di settore Apple iPhone, inclusi i più recenti iPhone 11. Ma alla fine dei conti, Intel non è stata capace di superare le artificiali e insormontabili barriere alla libera concorrenza create da Qualcomm ed è stata costretta a uscire dal settore quest’anno” si legge nel post.

Rodgers continua “Intel ha subito il peso maggiore del comportamento anticoncorrenziale di Qualcomm, le sono state negate le opportunità nel mercato dei modem, è stato impedito di effettuare vendite ai clienti ed è stato costretto a vendere a prezzi artificialmente distorti da Qualcomm. Abbiamo presentato la richiesta perché riteniamo che sia importante che la Corte d’appello ascolti la nostra prospettiva”.

Ciò che Intel contesta sarebbe la politica definita No License, No Chips. In pratica, Qualcomm obbligherebbe i propri clienti a sottostare a un accordo pluriennale di concessione in licenza dei brevetti. Per l’azienda di Santa Clara, “questi termini onerosi e unilaterali consentono a Qualcomm di abbassare artificialmente il prezzo dei suoi modem gonfiando contemporaneamente i costi dei clienti per l’utilizzo di chip modem prodotti da concorrenti, come Intel, addebitando royalties pari al prezzo dei modem stessi”.

Insomma, Intel concorda con la sentenza del giudice Koh secondo il quale questa politica – insieme ad altri comportamenti anticoncorrenziali – avrebbe danneggiato la concorrenza. Una decisione, come già detto, che Qualcomm ha portato in Corte d’Appello con il processo che dovrebbe iniziare a gennaio 2020.

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