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iPad salva l’editoria? Ancora no, numeri in calo

I principali magazine in vendita su iPad, dopo l'euforia iniziale, hanno visto le copie digitali vendute calare drasticamente. Errori nell'offerta, ma anche di Apple, non stanno facendo dell'iPad il salvatore dell'editoria. Nuovi progetti però rilanciano la sfida.

L’iPad non ha rivoluzionato, almeno per ora, l’editoria. Secondo WWDMedia, dopo un buon avvio i principali magazine leggibili sul tablet di Apple hanno visto calare le vendite drasticamente.
Wired, per esempio è passato da oltre 100 mila copie digitali vendute a giugno (numero di debutto) a una media di 31 mila tra luglio e settembre, fino a toccare a ottobre e novembre rispettivamente le 22 e le 23 mila copie vendute. Il dato è ampiamente al di sotto con quello dell’edizione cartacea, che ha toccato le 130 mila copie totali tra ottobre e novembre.

Stesso destino per altri giornali. Vanity Fair ha toccato le 8.700 copie a novembre, in calo dalle 10.500 di agosto, settembre e ottobre. Glamour ha venduto 1.301 edizioni digitali a settembre, ma è sceso costantemente fino alle 2.775 di novembre. E così via altre testate. “Gli editori sono fiduciosi che i numeri dicembre e gennaio cresceranno dopo che molti più utenti avranno messo le loro mani sui dispositivi digitali durante le vacanze natalizie”, scrive WWDMedia.

Tuttavia anche negli scorsi mesi il numero di iPad è cresciuto, ma i dati sono scesi. A Natale si è disposti a fare qualche acquisto in più, ma potrebbe trattarsi di numeri del tutto estemporanei. Il problema qual è? Le variabili in gioco sono molte: dal prezzo ai contenuti, fino al fatto che sempre più persone, navigando su differenti siti web, pensano che la lettura di un magazine dedicato sia superflua. I vecchi problemi della carta, insomma, non sono spariti con le edizioni digitali.

Tuttavia anche Apple potrebbe avere le proprie colpe: la mancanza degli abbonamenti, tra tutti, è il passo falso a cui sembra stia cercando di rimediare la casa di Cupertino. L’arrivo dei nuovi prodotti, dal The Daily di Murdoch all’R7 di La Repubblica fino al Project Magazine di Richard Branson riaccendono la speranza dell’editori di trovare il giusto mix che possa far finalmente spiccare il volo ai magazine digitali.