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iPhone 6 che si piega: il fuffa flame che piace

Stanchi del #bendgate, di test di flessione degli iPhone e delle notizie Apple in genere? Sì, anche noi. Però dobbiamo farcene una ragione: l'iPhone 6 e l'iPhone 6 Plus al momento sono i protagonisti indiscussi dell'informazione hi-tech (nel bene e nel male). Criticati dagli appassionati più intransigenti, a volte osannati senza apparenti motivi dai consumatori "normali".

La verità è che i prodotti tecnologici sono diventati pop come in qualsiasi altro settore. Si compra uno smartphone come si acquisterebbe un paio di scarpe costose oppure un elettrodomestico. "Ahhh sacrilegio, spendete centinaia di euro per accedere a Facebook e fare scatti in vacanza", si sente dire spesso dagli integralisti. C'è un problema morale? "Ahh, doppio sacrilegio, vi lamentate della crisi e poi comprate smartphone costosi solo per moda". Mai vista tanta acrimonia per chi acquista altri oggetti "lussuosi" non potendo permetterselo. E dire che la lista di prodotti sarebbe ben più lunga, altro che smartphone.

Tutti piegati

La questione però dovrebbe essere affrontata senza pregiudizi. Il primo punto è che ogni notizia che riguarda Apple interessa al grande pubblico. Sui quotidiani tirano i gravi fatti di cronaca nera, le catastrofi, le magagne dei politici, eccetera. In ambito tecnologico invece tira Apple. Ecco spiegato perché spesso si pubblicano tante notizie al riguardo. La gente le vuole e le legge.

Secondo punto: i difetti. Non esiste cosa che attiri di più, che scoprire un oggetto di culto in défaillance. Associazioni, testate e organizzazioni spendono migliaia di euro per scovare i problemi dei prodotti perché soprattutto online, è la lamentela che genera hype. Vi siete mai chiesti perché la maggioranza dei commenti siano sempre negativi? Se ti trovi bene con un servizio difficilmente ti prendi la briga di sbandierare ai quattro venti le sue qualità; più facile che usi il Web come valvola di sfogo per qualcosa che non funziona.

Nel caso dello scandalo "bending", ovvero il fatto che l'iPhone 6 Plus possa essere piegato facilmente, tutti hanno ovviamente riportato la notizia. Dopodiché è scattata l'irrisione nei confronti dei nuovi prodotti. E giù di teorie se flette solo di mano o anche di deretano. Se il tester sia un palestrato o meno.

 

Poi venerdì la più importante associazione dei consumatori statunitensi Consumer Reports – in passato iper-critica con Apple – ha spiegato che si tratta di una stupidaggine. Numeri alla mano per piegare un iPhone di nuova generazione bisognerebbe applicare la stessa forza che si userebbe per spaccare tre matite. Ci avete mai provato? Si può fare, ma auguri. Altri prodotti resistono di più, ma la sostanza con cambia, secondo l'organizzazione non-profit.

Infine c'è il tema della partigianeria. Se un giorno critichi Apple sei un hater, se un altro sottolinei alcune qualità sei un fan.

Allora sveliamo subito un grande mistero: ai giornalisti che si occupano di tecnologia normalmente non interessa nulla delle battaglie ideologiche fra sistemi operativi, marchi e quant'altro. Un tempo riguardavano Microsoft e Linux, oggi Apple e Android, domani il contenzioso riguarderà altri marchi e noi saremo come oggi solo cronisti. "Siete pagati da tizio e da caio!", dicono alcuni. Tizio e caio non pagano, sennò come effetto collaterale avremmo testate hi-tech floride e con le casse piene di denari. Invece nel tempo in tutto il mondo occidentale chiudono i siti web e chiudono le riviste cartacee.

In conclusione la merce più rara oggi è il buon senso. Capire ad esempio che i lettori più attivi online sono espressione di posizioni "filosofiche" minoritarie e che il mercato tecnologico è condizionato dalla massa dei consumatori. Il che non deve essere visto per forza come un male, perché gli investimenti in innovazione ci sono solo dove c'è ritorno economico.

Insomma, prendiamo le cose per quello che sono. E se qualcuno fa di un prodotto o un sistema operativo il proprio dio, beh affari suoi. Farà il gioco dell'industria, perché anche quello è marketing. Sia che si parteggi per i (presunti) buoni che per i (presunti) cattivi.